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“Yacht e lusso, così racconto anima e segreti dei protagonisti del settore”

“La nautica è sempre stata un mondo un po’ chiuso, spesso autoreferenziale. Ma le cose stanno cambiando. I cantieri hanno capito che serve qualcuno che sappia raccontare le barche, sì, ma anche ciò che c’è dietro: la visione, il lavoro, le persone”

di FRANCESCO FERRARI
3 minuti di lettura

Benedetta Iovane

 

Benedetta Iovane è la prima influencer italiana del settore yacht. Laureata in ingegneria, velista pluripremiata e da sempre appassionata di nautica, Benedetta ha portato nel nostro Paese un modo di fare comunicazione nato negli Stati Uniti. «Quando ho iniziato, avevo solo un profilo Instagram e LinkedIn. Oggi sono presente anche su TikTok, YouTube e da poco su Facebook: ogni piattaforma ha il suo linguaggio e il suo pubblico. Il mio blog resta lo spazio dove racconto tutto con maggiore profondità, in modo personale e tecnico insieme. L’ultima volta che ci siamo visti – ci racconta - avevo 16.500 follower su Instagram. Oggi ne ho 49.000. Ma più che i numeri, mi interessa la qualità di chi mi segue: armatori, progettisti, tecnici, appassionati veri».

Come sta cambiando la comunicazione in un settore difficile come la nautica?
«La nautica è sempre stata un mondo un po’ chiuso, spesso autoreferenziale. Ma le cose stanno cambiando. I cantieri hanno capito che serve qualcuno che sappia raccontare le barche, sì, ma anche ciò che c’è dietro: la visione, il lavoro, le persone. Oggi la comunicazione non si limita ai saloni: continua online, ogni giorno, e raggiunge pubblici che fino a qualche anno fa erano fuori dal radar. Per questo servono linguaggi nuovi, capaci di tenere insieme competenza e autenticità».

Quali sono, secondo la tua esperienza, le prerogative di un buon comunicatore e quali sono gli errori da non commettere?
«Serve competenza, sempre. Ma oggi non basta più. La comunicazione nella nautica — soprattutto verso le nuove generazioni — ha bisogno di un approccio diverso: meno istituzionale, meno rigido, più autentico. Io ho scelto di raccontare questo mondo con uno sguardo indipendente, senza sovrastrutture, senza cercare di compiacere. Non seguo strategie commerciali tradizionali: preferisco ascoltare, capire chi ho davanti, e costruire un dialogo reale. Anche perché il mare non si racconta da fuori. Si capisce solo vivendolo. E io lo vivo ogni giorno: da professionista, da madre che porta i figli in barca, da velista appassionata. È questa visione trasversale che mi permette di riconoscere il valore di un progetto e, quando serve, anche di dirlo con chiarezza».

Quale è stato, fino ad oggi, il motivo di maggiore soddisfazione nel tuo lavoro?
«Essere riconosciuta. Essere invitata a raccontare progetti importanti, avere una voce nel settore, sapere che la mia opinione viene ascoltata — e spesso richiesta — da cantieri, armatori, designer. È una soddisfazione che non arriva per caso: me la sono costruita nel tempo, con impegno, studio e tanta dedizione. Certo, tornare a bordo dell’Amerigo Vespucci nei giorni scorsi a Genova — dopo esserci stata a 18 anni come cadetto — è stato emozionante. Un ritorno simbolico, che chiude un cerchio e ne apre un altro. Ma ciò che conta davvero è sapere di avere credibilità. E che chi lavora con me lo fa perché sa che dico ciò che penso, sempre — anche col rischio di perdere il cliente, se ritengo necessario intraprendere una strategia diversa da quella adottata fino a quel momento. A volte, oltre alla comunicazione, vengo coinvolta anche nel supporto di consulenza strategica per eventi e prodotti. Ed è proprio questa fiducia trasversale il riconoscimento più bello».

Hai mai pensato di allargare questa tua attività ad altri settori?
«Sì, e in parte lo sto già facendo. Penso alla consulenza artistica a bordo, come quella realizzata con FP Art Online, o al progetto della waterbike modello Portofino, che ha unito nautica e lifestyle. Credo molto nelle contaminazioni intelligenti. Quando il linguaggio è coerente, i settori possono dialogare tra loro, e la nautica ha bisogno proprio di questo: apertura, visione, nuove connessioni”.

Quali sono i progetti che stai portando avanti?
«Porto avanti l’attività di yacht management insieme a Sirius, seguendo in particolare la parte tecnica. Sto collaborando con due cantieri: uno specializzato in imbarcazioni militari che sta facendo il suo ingresso nel mondo dei luxury tender e chase boat, e un altro focalizzato su yacht semi-custom sopra i 24 metri. Pochi giorni fa ero a Monaco per definire il piano commerciale di una nuova linea. I cantieri iniziano a riconoscere anche il valore della comunicazione: non è un segreto che, ad esempio, sono stata invitata da Wally a Valencia per provare in anteprima il nuovo Wallyrocket — una barca adrenalinica, pensata per chi ama regatare davvero. E tra poche settimane sarò in Finlandia, ospite di Swan, recentemente acquisita da Sanlorenzo. Intanto, cresce anche la parte che ci terrei a sviluppare sempre di più: la consulenza alla compravendita. Lavoro con armatori, cantieri, broker e family office offrendo un supporto tecnico, strategico e soprattutto indipendente».

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