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Nautica, i “big” si riprendono Ucina

Camaiore (Lucca) - Azimut, Ferretti e Baglietto dettano le condizioni per il rilancio dell’associazione.

Dal nostro inviato Matteo Dell’Antico
2 minuti di lettura

Camaiore (Lucca) - Che qualcosa di grosso nel mondo della nautica si stesse muovendo si è capito subito. Almeno se ne è avuta l’evidente percezione fin dalle prime ore del mattino di ieri. Soprattutto quando, all’edizione 2015 di Yare, ormai diventato a tutti gli effetti uno dei più importanti eventi europei per quanto riguarda il tema dei mega-yacht, le voci hanno iniziato a farsi insistenti. A inseguirsi, una dietro l’altra, prima dell’ufficialità, arrivata solo nel tardo pomeriggio. Ebbene sì: i grandi marchi italiani, come peraltro ipotizzato dal Secolo XIX/The Meditelegraph nei giorni scorsi, hanno deciso di scendere in campo. Un patto di ferro, tra Azimut/Benetti, Ferretti e Baglietto, con l’obbiettivo di salvare la nautica italiana e allo stesso tempo quel che rimane di Ucina, l’associazione di categoria di Confindustria che rappresenta le aziende del settore e che ormai da tempo è piombata in una crisi apparentemente irreversibile. Ad accelerare i tempi verso l’annuncio di questa larga intesa sono state le recenti dimissioni da presidente dell’associazione di Massimo Perotti, patron dei cantieri Sanlorenzo, che nelle scorse settimane ha fatto un passo indietro, abbandonando, di fatto, a se stessa una realtà associativa ormai priva di credibilità e dilaniata da profonde crisi interne.

Nella nota ufficiale, fortemente voluta dalla famiglia Vitelli, insieme all’avvocato Galassi e Beniamino Gavio, si spiega che le tre aziende hanno confermato la forte determinazione di ricompattare la base di Ucina seguendo alcune linee guida a partire dall’unità dell’associazione, dalla rappresentatività di tutti i segmenti produttivi del settore e dalla promozione della nautica italiana intesa come simbolo del made in Italy nel mondo. E poi ancora attraverso un dialogo qualificato col ministero dello Sviluppo Economico per la promozione delle esportazioni e la nomina di un segretario generale professionale, neutro ed indipendente, per interagire con tutti i settori senza tralasciare un aggiornamento dello statuto Ucina. In aggiunta, l’imprenditore piemontese Beniamino Gavio, proprietario dei cantieri Cerri e Baglietto, si è detto pronto a rientrare come socio attivo all’interno della Confindustria nautica proprio dopo averla lasciata, non senza polemica nei confronti dell’attuale gestione, lo scorso maggio.

Nel nuovo “manifesto” siglato dai tre big del settore, con la grande esclusione di Sanlorenzo, viene anche fatto un timido accenno al Salone di Genova. Ma è ovvio che per quanto riguarda la manifestazione ligure la partita sia ancora tutta da giocare. Nei giorni scorsi infatti, il vice ministro Calenda, ha accusato Ucina di inefficienza minacciando di escludere il Nautico dai finanziamenti previsti per Expo 2015 per il semplice motivo che sulla manifestazione non è stato presentato nessun tipo di progetto, nonostante un piano in merito, da parte del governo, sia stato chiesto da tempo. Proprio ieri poi, a margine dello Yare, l’amministratore delegato di Benetti ha spiegato al Secolo XIX/The Meditelegraph che «il gruppo non parteciperà al prossimo Salone di Genova dal momento che ormai, per un grande azienda, non è più conveniente». Poerio ha aggiunto che le cose potrebbero cambiare se la kermesse «fosse anticipata a maggio, e comunque molto dipenderà dalle scelte che verranno prese dalla persona che sarà eletta alla guida di Ucina». Un presidente che, secondo le indiscrezioni che circolano con insistenza nel settore, sarà con ogni probabilità espressione dei grandi gruppi italiani della nautica nonostante per il momento, in attesa di nuove elezioni, la conduzione dell’associazione sia stata affidata a Lamberto Tacoli di Crn, marchio del gruppo Ferretti. Ma arrivati a questo punto, a tremare, è anche la figura di Anton Francesco Albertoni, ex presidente Ucina e alla guida da neppure un anno della nuova società che organizza il Salone di Genova. I ben informati parlano infatti della volontà, da parte dei big, di attuare una totale riorganizzazione all’interno di Ucina. Una sorta di rivoluzione che, visti i recenti e numerosi insuccessi collezionati, toccherà con ogni probabilità le principali cariche di comando, nessuno escluso.

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