«Vi racconto la vita di noi comandanti di yacht»

Camaiore - Dario Savino, membro dell’associazione “ItalianYachtMasters”, è uno dei capitani italiani più richiesti sul mercato mondiale.

di Matteo dell’Antico (inviato)

Camaiore - Ci sono comandanti e comandanti. Di navi da crociera e portacontainer. Ma anche di mega-yatch da milioni di euro, come quelli che in questi giorni si sono dati appuntamento a Yare, l’evento internazionale sul mondo della nautica e delle grandi unità da diporto.

Dario Savino, membro dell’associazione “ItalianYachtMasters”, è uno dei capitani italiani più richiesti sul mercato mondiale tanto che lo stilista Stefano Gabbana (Dolce & Gabbana) lo ha scelto per condurre il suo “Regina d’Italia”, un 51 metri realizzato nei cantieri Codecasa di Viareggio.

Comandante, che differenza c’è nel governare mega- yacht e navi mercantili?

«A livello di preparazione nessuna. Semplicemente chi lavora con le grandi unità da diporto fa una scelta professionale diversa. Si tratta di uno stile di vita, comunque molto impegnativo».

In che senso?

«Beh, diciamo che non è semplice. Il comandante di un grande yacht si trova a navigare per undici mesi all’anno mentre chi lavora su altre tipologie di unità, tra un viaggio e l’altro, spesso si ferma a terra per un periodo piuttosto lungo. E poi noi abbiamo a che fare con un tipo di clientela esigente, armatori che hanno una grande disponibilità di denaro ma allo stesso tempo pretendono molto».

Immagino ne valga comunque la pena. A livello economico intendo...

«Certamente sì, ma chi svolge questo tipo di mestiere non può improvvisarsi. Abbiamo sempre una grande responsabilità, sia nei confronti dei passeggeri presenti a bordo che verso l’intero equipaggio».

Come sono considerati i comandanti italiani a livello internazionale?

«Siamo tra i più richiesti, appena dietro agli inglesi, vista anche la conoscenza che abbiamo del Mar Mediterraneo. Proprio per ribadire la nostra professionalità a livello mondiale, nel 2013, è nata l’associazione “ItalianYachtMasters”, che ha sede presso lo Yacht Club Marina di Loano e riunisce i capitani italiani delle più importanti navi da diporto in circolazione».

A proposito: quali sono le rotte più praticate?

«Dipende molto dai gusti dell’armatore. Sicuramente l’intero bacino del Mediterraneo ma anche Caraibi e diverse zone asiatiche. Ci troviamo a navigare quasi ovunque».

Certe imbarcazioni, per dimensioni, più che yacht si presentano come vere e proprie navi. Anche i pericoli possono essere gli stessi? La pirateria marittima?

«Quello dei pirati, in certi mari del mondo, è sicuramente un problema al quale dobbiamo prestare molta attenzione. Ma parliamo di un allarme circoscritto ad alcune aree, le stesse che sono note per gli attacchi che si verificano nei confronti di navi mercantili».

Come vi difendete da questa minaccia?

«Se affrontiamo una rotta considerata a rischio possiamo ospitare a bordo una guardia armata. E comunque prendiamo tutte le precauzioni necessarie perché la navigazione sia la più sicura possibile. La tecnologia ci aiuta molto e diversi mega-yacht hanno un’apposita stanza blindata all’interno della quale l’armatore può rifugiarsi in caso di attacchi».

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