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Salone Nautico, arrivano i soldi del governo

Genova - Il Salone Nautico di Genova avrà i finanziamenti del ministero dello Sviluppo economico, gli stessi che all’inizio di quest’anno il vice ministro Carlo Calenda aveva valutato di sottrarre a Ucina (la Confindustria nautica che ieri ha tenuto a Milano la sua assemblea generale) dopo il divorzio con i big del settore

Alberto Quarati
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Milano - Il Salone Nautico di Genova avrà i finanziamenti del ministero dello Sviluppo economico, gli stessi che all’inizio di quest’anno il vice ministro Carlo Calenda aveva valutato di sottrarre a Ucina (la Confindustria nautica che ieri ha tenuto a Milano la sua assemblea generale) dopo il divorzio con i big del settore (Azimut, Ferretti, Perini ecc...) vicini al presentare una loro realtà associativa autonoma. Dopo numerosi incontri a Roma, il presidente di Ucina, Carla Demaria, ha ottenuto un finanziamento da 1,5 milioni di euro, «di cui 950 mila già deliberati. Ora dobbiamo ottenere l’altra parte, a seguito di una serie di progetti da presentare al ministero». Quali? «Preferisco illustrarli a fine pratica» risponde Demaria, confortata anche dal buon numero di iscrizioni che la kermesse genovese sta registrando - del resto gli stessi big disertori stanno valutando la presenza a Genova, a seconda della piega che prenderà il mercato nei prossimi mesi: «Le iscrizioni al Salone sono in questo momento superiori dell’11% rispetto allo scorso anno. È vero che abbiamo cominciato prima, ma questo è sicuramente un buon risultato».

All’assemblea è stato presentato il nuovo statuto, già anticipato dal Secolo XIX, con una governance più rappresentativa per le piccole aziende e una maggiore attenzione per i settori merceologici. Sono stati ripresi alcuni numeri del rapporto “La Nautica in cifre” pubblicato da Ucina: 2014 in crescita con un aumento di fatturato (1,3 miliardi di euro) dell’1,9% trainato dall’export che rappresenta il 92% della produzione - un contributo al prodotto interno lordo italiano in crescita di due punti. L’andamento dei leasing nel primo trimestre spinge Demaria a essere ottimista anche in proiezione del 2015, stavolta Italia compresa: infatti ancora lo scorso anno, il mercato interno ha perso il 4,6%. «Le istituzioni - commenta Demaria - si stanno rivolgendo alla nautica non come un “club di evasori fiscali” ma come un supporto al Pil nazionale».

Una ricerca condotta da Fondazione Edison e presentata da Marco Fortis (Università Cattolica di Milano) ha dimostrato che circa un quinto dell’export globale di prodotti nautici è Made in Italy e il Paese risultata primo anche per surplus commerciale, che vale 2,3 miliardi di dollari, cifra quasi pari alla somma del surplus di Germania, Francia e Stati Uniti messi insieme. Tra gli altri elementi di interesse della ricerca della Fondazione Edison: l’Italia è uno dei soli cinque Paesi al mondo che vanta un surplus manifatturiero sopra i 100 miliardi di dollari (dietro a Cina, Germania, Giappone e Corea del Sud), e inoltre dal 1996 al 2013 - salvo il 2009 - il Bel Paese ha accumulato il più alto avanzo primario statale della storia moderna: 591 miliardi di euro, più virtuoso di qualunque altro Paese europeo (solo la Germania è in positivo con 371 miliardi). «Dati - ha detto Fortis agli imprenditori - che si conoscono poco, e che dovete imparare a dire ai vostri clienti, specie stranieri».

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