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Toti bacchetta i “ribelli”: «Sono egocentrici»

Genova - «Se uno vuole fare una battaglia di rappresentatività all’interno dell’associazione o di egotismo, sta facendo un pessimo servizio a se stesso e al sistema». Il tono del governatore Toti non cambia, ma le accuse di immobilismo che gli sono state rivolte lo hanno irritato

Si. Gal.
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Genova - «Se uno vuole fare una battaglia di rappresentatività all’interno dell’associazione o di egotismo, sta facendo un pessimo servizio a se stesso e al sistema». Il tono del governatore Toti non cambia, ma le accuse di immobilismo che dalle pagine del Secolo XIX-the MediTelegraph gli sono state rivolte dal presidente dei “ribelli” della nautica, Lamberto Tacoli, lo hanno irritato: «Le istituzioni di questa regione hanno dato tutte le risposte di cui c’era bisogno- continua tutto d’un fiato Toti - e abbiamo fatto sistema. Gli imprenditori che spesso hanno puntato il dito contro la politica, questa volta peccano invece di grande presunzione e grande incapacità». Il Salone riparte, spiega Toti, ci sono investimenti «ingenti» che Roma avrebbe garantito e ora questa polemica che rischia «di rompere il giocattolo». Tacoli ha chiarito di non aver nessuna intenzione di entrare nella nuova società pubblica che organizzerà il Salone dall’anno prossimo: «Ma chi non ci vuole stare e pensa a tutt’altro in modo squinternato e velleitaristico, sta facendo un danno al sistema - dice Toti - Non possiamo buttare via un format che funziona come quello del Salone senza avere la più vaga idea di cosa fare dopo. È uno scontro tra egocentrici che si combatte sulla pelle dei lavoratori, del Pil italiano e dei soldi dei contribuenti. Se fai questo nella vita - sentenzia Toti riferito proprio a Tacoli - non hai grande fiducia da parte mia». Ucina difende la scelta di essere organizzatore della manifestazione: «Non è scandaloso» dice la Demaria citando gli altri esempi di associazioni che realizzano manifestazioni «anche di successo come il Salone del mobile di Milano». La numero uno di Ucina era stata definita «francese» da Nautica Italiana perchè manager del gruppo transalpino Bénéteau, mettendo in dubbio la sua propensione alla difesa del made in Italy: «La società di cui sono azionista è di diritto italiano e dà lavoro in questo Paese».

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