Mega-yacht, non c’è crisi per il lusso
Cannes - Sulle banchine del porto sono ormeggiati in fila, uno dopo l’altro, yacht grandi quasi come navi da crociera. Il settore non conosce crisi e basta contare le unità in acqua al Cannes Yachting Festival (che terminerà domenica 11) di quest’anno per averne prova
Dal nostro inviato Matteo Dell’Antico
Cannes - Sulle banchine del porto sono ormeggiati in fila, uno dopo l’altro, yacht grandi quasi come navi da crociera. Il settore non conosce crisi e basta contare le unità in acqua al Cannes Yachting Festival (che terminerà domenica 11) di quest’anno per averne prova. Nel 2015 la raccolta di nuove commesse è cresciuta del 6,6% rispetto al 2014, mentre la stima del portafoglio ordini mondiale 2016 per le grandi imbarcazioni da diporto - quelle oltre i 30 metri di lunghezza - è di 295 unità, per un valore complessivo di 8,7 miliardi di euro (il 44% dell’order book dell’intero settore nautico).
I dati di crescita del comparto sono stati presentati in Francia ieri da Deloitte in collaborazione con Nautica Italiana, associazione affiliata alla Fondazione Altagamma che al suo interno riunisce marchi come Azimut/Benetti e Ferretti. Lo scorso anno l’Italia ha avuto una quota di mercato pari al 42% nelle consegne di mega-yacht, 62 unità su 147, in termini di valore il 35% delle grandi imbarcazioni affidate agli armatori. Ma è nel complesso l’intero settore della nautica, a livello internazionale, a registrare numeri incoraggianti. Secondo la stima di Deloitte e Nautica Italiana per il 2015, il mercato mondiale di nuove imbarcazioni vale 19 miliardi di euro, con un +12% rispetto al 2014 (17 miliardi di euro). Sono invece 800 mila le nuove unità vendute, rispetto alle 700 mila dell’anno precedente, con una crescita del 14%: il Nord America è il principale mercato di sbocco con una quota pari al 48% mentre l’Europa rappresenta il 20%. L’Italia conferma la sua leadership nel settore delle nuove costruzioni come prima produttrice globale di imbarcazioni a livello europeo, con un valore della produzione 2014 di 1,7 miliardi, pari al 10% del valore globale, superando Regno Unito (6,9%), Olanda (6,5%), Germania (6,4%) e Francia (5,7%). Su scala mondiale il nostro Paese è secondo solo agli Usa (43%). Arriva invece a 14 miliardi di euro l’anno la stima del mercato dell’usato e un miliardo è il valore globale delle riparazioni e del charter.
«Questo è il numero zero di uno studio che vorremmo arricchire annualmente - ha spiegato Luca Petroni, presidente della divisione finanza di Deloitte Italia - perché l’industria nautica è un grande motore non solo di piaceri individuali ma di benessere collettivo». «L’opportunità da cogliere - ha aggiunto Armando Branchini, vice presidente di Fondazione Altagamma - è conquistare la clientela più sofisticata e abbiente, che continua a crescere del 7,5% l’anno nel mondo intero. Come sta facendo, del resto, l’industria del lusso nel suo complesso». Per Lamberto Tacoli, presidente di Nautica Italiana, non è da dimenticare l’eccellenza della «produzione italiana come ambasciatrice del made in Italy nel mondo». Nel 2015 è stata stimata in 15,4 milioni di persone le fascia più ricca della popolazione mondiale (High Net Worth Individuals): 5,1 milioni si trovano in Asia-Pacifico, 4,8 milioni in Nord America, 4,2 milioni in Europa, 0,6 milioni nel Medio Oriente e 0,5 milioni in Sud America. Ma la penetrazione del mercato attuale dei super-yacht tocca appena il 2,5% dei soggetti con disponibilità liquida di almeno 5 milioni di dollari: la grande nautica può ancora crescere.
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