E ora arriva l’Airbnb delle barche
Genova - Qualcuno la preferisce ben ormeggiata nella versione “casa galleggiante”, altri con la patente nautica e la voglia di sfidare il mare scelgono la modalità “senza armatore” e altri ancora si vogliono godere la vacanza in mare senza dover prendere in mano il timone o alzare le vele
Edoardo Meoli
Genova - Qualcuno la preferisce ben ormeggiata nella versione “casa galleggiante”, altri con la patente nautica e la voglia di sfidare il mare scelgono la modalità “senza armatore” e altri ancora si vogliono godere la vacanza in mare senza dover prendere in mano il timone o alzare le vele e puntano sulla modalità “con armatore” oppure “con equipaggio professionale”. Di certo l’idea di trasformare le barche cabinate (a vela o a motore) in altrettanti appartamenti da noleggiare sulla falsariga di “Airbnb” è il classico uovo di Colombo. Tanto che la prima domanda che ci si pone è «Perché nessuno ci ha pensato prima?».
Tito Alleva e Patrizia Barbieri, che con altri due soci, padovani come loro, sono ben contenti di essere stati i primi a creare una app e un portale in cui si noleggiano le imbarcazioni con le stesse modalità di locazione che si usano per gli appartamenti Airbnb (o Wimdu o booking online, per citare gli altri concorrenti). «Qualcosa di diverso dal charter, che viene svolto dalle società così come prevede la normativa italiana – spiegano – qui parliamo di privati, proprietari delle imbarcazioni, che scelgono di dare il locazione il proprio natante per un certo periodo di tempo, non superiore ai 42 giorni annui fissati dalle norme». Il portale è già on-line (www.remyapp.it) ed è in inevitabile crescita di adesioni, sia sul versante della domanda sia su quello dell’offerta. Come capita sempre alle belle idee applicate alla rete. «Qui ci guadagnano tutti veramente. Il proprietario della barca che riesce a pagarsi le spese di manutenzione della propria barca e magari guadagnare qualcosa. Ci decide di fare una vacanza a bordo, a prezzo certamente più bassi del charter. Naturalmente ci guadagniamo anche noi, che siamo imprenditori e anche lo Stato si intasca la sua parte, visto che i contratti di noleggio prevedono una cedolare secca del 20 per cento di imposta».
Presentata in grande stile al Salone Nautico, ma già operativa da prima dell’estate, la app del noleggio di barche tra privati ha iniziato a furoreggiare nell’Adriatico, ovvero a due passi dalla “casa” madre; ma adesso sta prendendo piede anche nel Tirreno e nel Mar Ligure. Anzi la Liguria con i suoi quasi 10 mila posti barca – record nazionale – sembra il posto ideale per mettere in rete armatori e potenziali clienti. Si tratta anche di una nuova conferma dell’affermazione della sharing economy, modello economico che si basa essenzialmente sulla condivisione e che in Europa, stando al rapporto di “The cost of non Europe in the sharing economy” del 2016, vale 572 miliardi di euro. Ma anche un’idea nata visti i numeri e il potenziale del settore nautico in Italia: 600mila barche, 689 porti, 7.600 chilometri di costa, 800 isole, l’Italia rappresenta un mercato che ha solide prospettive di crescita.
I servizi sono fruibili da un portale partecipativo gratuito o da una App equivalente dove gli armatori possono proporre il noleggio della propria imbarcazione agli utenti della rete, proponendo come detto diversi modi di noleggio. Confermata la prenotazione, i servizi di Remy Service sono accessibili per rendere il noleggio occasionale nel Mediterraneo un’esperienza sicura, trasparente, conveniente, facile. Sul portale si propongono servizi sin da subito in 4 lingue (italiano, tedesco, francese, inglese) «Ma nel tempo diventeranno 8 (italiano, tedesco, inglese, francese, croato, spagnolo, russo, greco). Non dimentichiamo che con questo sito promuoviamo il territorio italiano, sviluppiamo il mercato della nautica da diporto ed i servizi turistici».
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