Fiera-Porto Antico, retromarcia sulla fusione

Genova - Salta l’intesa già scritta. Proposto solo l’affitto di ramo d’azienda per la spa di piazzale Kennedy, lavoratori senza garanzie.

di Matteo dell’Antico

Genova - Doveva essere una pura formalità. Un semplice passaggio, nulla di più. La fusione tra le società pubbliche Fiera di Genova e Porto Antico, invece, per ora non si farà. Restano senza risposte e garanzie 18 dipendenti della società di piazzale Kennedy, messa in liquidazione in bonis ormai dal 31 marzo 2016. Resta poi un grande punto interrogativo sulle aree espositive della Foce, su come saranno gestite e quale sarà il loro futuro. Più in generale resta incerta tutta la futura attività fieristica che questa città ambisce ad organizzare da qui ai prossimi anni visto che la fusione tra le due società avrebbe dovuto portare sotto un’unica gestione le due più importanti aree espositive presenti a Genova. A fare chiarezza dopo questo improvviso stop, prima di altri, dovranno essere istituzioni ed enti locali visto che la società Fiera è partecipata da Comune con il 35,17%, seguito da Regione con il 26,02%, Città Metropolitana con il 19,95%, Camera di Commercio con il 16,38% e Autorità di sistema portuale con il 2,47%. Porto Antico è invece partecipata al 51% dal Comune, al 43,44% dalla Camera di Commercio e al 5,56% dall’Autorità di sistema portuale. Lo stop alla fusione è arrivato dal cda di Porto Antico che lo scorso 27 settembre ha deciso, nei confronti di Fiera, per un affitto di ramo d’azienda del periodo di un anno senza alcuna garanzia per i dipendenti rimasti in piazzale Kennedy. Una presa di posizione ben differente da quella annunciata ormai da mesi da parte di tutti gli enti coinvolti. C’è di più: il 13 luglio, in un documento firmato dalle due società e dai sindacati, si parla chiaramente di trasferimento con il passaggio dei lavoratori di Fiera alla Porto Antico e non di affitto. Lo stop all’operazione è stato comunicato ieri ai rappresentanti dei lavoratori. «Sono state fatte proposte irricevibili, in quanto sono stati chiesti gravi atti formali di rinuncia che mettono a rischio i diritti dei lavoratori», tuonano in una nota congiunta Filcams, Fisascat e Uiltucs. Le parti si ritroveranno nuovamente il 18 ottobre. Intanto, i rappresentanti dei lavoratori chiedono l’immediata convocazione di un tavolo con i soci delle due società. Futuro più che mai incerto anche per l’utilizzo delle aree della Foce. In ballo non c’è solo il padiglione “Blu” ma anche la Marina della Fiera.

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