"Yachting, all'Europa serve un'unica tassazione" / INTERVISTA

Napoli - Erano ormai una presenza costante e sempre in crescita nei mari italiani. I giga e super yacht arrivavano al primo sole per godere delle coste e del mare italiano, ma il coronavirus li ha bloccati e il settore che conta in particolar modo sulla presenza dei magnati russi, americani ed arabi con le loro stratosferiche imbarcazioni, è ancora fermo

di Bianca d'Antonio

Napoli - Erano ormai una presenza costante e sempre in crescita nei mari italiani. I giga e super yacht arrivavano al primo sole per godere delle coste e del mare italiano, ma il coronavirus li ha bloccati e il settore che conta in particolar modo sulla presenza dei magnati russi, americani ed arabi con le loro stratosferiche imbarcazioni, è ancora fermo.

La nautica del lusso stenta a ripartire con grave danno non solo per il settore ma anche per il turismo e l'indotto che esso genera. Qualche timida apparizione forse si sta vedendo per cui ci sembra naturale rivolgere alcune domande sulle prospettive di questo importante comparto a Francesco Luise, manager del Luise Group e referente yachting di Assoagenti Campania.

Il suo gruppo gestisce molti porti turistici ed approdi disseminati in tutta Italia per cui avrà certamente un quadro esatto della nautica da diporto dopo le chiusure forzate in tutta Italia. Ce lo illustra?
“Gestiamo diverse strutture, sia posti barca che approdi, sulle coste italiane. Purtroppo la grave situazione di emergenza causata dall’epidemia associata all’incertezza della riapertura dei confini sia regionali italiani sia con l’estero ha causato una spaventosa caduta a picco della richiesta di ormeggio sia stanziali che di transito”. §

Secondo una ricerca sui porti turistici, approdi e punti di ormeggio effettuata da Risposte Turismo il 32,9 per cento delle strutture oggetto del campione, prevede per l’estate del 2020 una crescita rispetto al 2019, il 28,9% non si aspetta variazioni mentre il 27,6% prevede un crollo della domanda. Lei che ne pensa?
“Ho visto gli esiti di questo sondaggio, francamente sono molto sorpreso perché ad oggi non vi è alcun segnale di ripresa, neanche minimo del traffico diportistico. Probabilmente queste percentuali rispecchiano le speranze e le attese del settore, ma non certamente la realtà attuale. Ricordo infatti che, a differenza di altri settori del turismo, il traffico si svolge durante i mesi di alta stagione. Ciò detto quanto è stato perso in termini di fatturato alla data del 1° luglio non sarà assolutamente possibile sperare di poterlo recuperare durante l'inverno, come accade per altre realtà produttive”.

Quali sono i danni apportati al settore e si possono grosso modo quantificare?
“La nautica italiana, secondo studi recenti effettuati da Confindustria Nautica, Assomarinas e Assonat, muove diverse centinaia di milioni ogni anno. I danni evidentemente sono quelli legati al reddito prodotto dalle attività legate alla fruizione dell'unità da diporto piuttosto che dalla cantieristica in senso generale. Sappiamo, infatti, che ogni qualvolta uno yacht di medie dimensioni inizia le proprie operazioni di crociera si crea un circolo virtuoso per cui ogni unità impegna come indotto, tra diretto e indiretto, altre sei unità lavorative, aziende che concorrono all'assistenza, manutenzione, forniture di beni e servizi vari all'equipaggio e ai passeggeri a bordo di queste favolose imbarcazioni. Purtroppo quantificare il danno allo stato non è ancora possibile, il dato lo potremo estrapolare a fine anno quando il quadro sarà più chiaro”.

Lo Stato ha varato delle provvidenze a favore del vostro settore?
“Operazioni mirate di sostentamento dirette non sono state ancora adottate, speriamo che, almeno su alcuni aspetti non ultimo quello fiscale, si possa avere un ritorno in futuro”.

Secondo lei che cosa ci vorrebbe per ripartire?
“Per ripartire? Innanzitutto si ha bisogno di una sburocratizzazione del settore nautico - marittimo, in particolare di quello internazionale che allo Stato garantisce molti flussi monetari verso il nostro Paese. Un'omogeneizzazione, ad esempio, delle procedure che riguardano le operazioni doganali e l'iva sui charter che in questi anni sono state applicate in modo diverso dagli stati membri della Comunità Europea. Una fiscalità più equa e uguale per tutti in Europa potrebbe sicuramente favorire lo sviluppo delle attività, specie quelle legate al charter e al noleggio delle imbarcazioni di lusso”.

Al momento state avendo prenotazioni da parte dei vostri clienti specie quelli stranieri?
“Purtroppo sono quasi nulle a causa della chiusura delle frontiere tra gli Stati Europei durata fino a qualche giorno fa e alla totale attuale chiusura dei confini con tutti i Paesi che non fanno parte dell'area Shengen. Si pensi che la stragrande maggioranza dei proprietari, dei charteristi che navigano nelle nostre acque, provengono, per la stragrande maggioranza, dagli Stati Uniti, dalla Russia e dall'area medio - orientale. A questi soggetti è ancora inibita la possibilità di visitare il nostro Paese”.

In questa estate 2020 rivedremo i giga yachts nei nostri porti?
“Mi auguro proprio di sì. Sono ottimista. E questo potrà accadere quando l'Italia e l'Europa riapriranno a tutti gli altri Paesi del mondo”.

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