"Nautica, in Campania bilancio disastroso" / INTERVISTA

Napoli - E' in corso la 60ma edizione del Salone Nautico di Genova: un segnale forte di determinazione, volontà e speranza per il futuro: "Direi una vera e propria sfida, soprattutto dopo la cancellazione dei saloni di Monaco prima e di Cannes più recentemente" dice Francesco Luise, manager della Luise Group e referente yachting di Assoagenti Campania

di Bianca d'Antonio

Napoli - E' in corso la 60ma edizione del Salone Nautico di Genova: un segnale forte di determinazione, volontà e speranza per il futuro: «Direi una vera e propria sfida, soprattutto dopo la cancellazione dei saloni di Monaco prima e di Cannes più recentemente - dice Francesco Luise, manager della Luise Group e referente yachting di Assoagenti Campania - oltre a una stagione pesante per la nautica del lusso sui nostri porti e lungo le nostre splendide coste».

Quale significato attribuisce a questa ripartenza?
«È davvero molto importante per tutto il comparto della nautica italiana lo svolgimento di questo evento internazionale. Il segnale deve essere chiaro e diretto, una azione volta alla risoluzione di nuovi e vecchi problemi che affliggono il settore e la discussione su importanti temi che riguardano questa particolare area dell’industria del mare, che offre lavoro e reddito a migliaia di famiglie».

Possiamo fare anche un bilancio di questa estate 2020 trascorsa all’insegna del coronavirus?
«Purtroppo il bilancio è disastroso, sia per le strutture di accoglienza dei panfili che per le aziende coinvolte in maniera diretta e indiretta nella gestione anche solo turistica delle crociere. Per molti il mancato fatturato si aggira tra il 65% e il 70% con punte addirittura che toccano l’80%. Non è tutto. La nautica italiana muove diverse centinaia di milioni ogni anno, per cui i danni sono soprattutto legati al reddito prodotto dalla fruizione dell’unità di diporto, piuttosto che dalla cantieristica in senso generale. È noto, infatti, che ogni qualvolta uno yacht di medie dimensioni inizia le proprie attività di crociera, si crea un circolo virtuoso per cui ogni unità impegna come indotto, tra diretto e indiretto, altre sei unità lavorative: aziende che concorrono all’assistenza, manutenzione, forniture di beni e servizi vari all’equipaggio e ai passeggeri a bordo di queste imbarcazioni. Appare pertanto evidente l’enorme perdita per il settore».

Secondo lei che cosa ci vorrebbe per invertire la rotta?
«Per prima cosa bisogna puntare alla sburocratizzazione del settore nautico-marittimo, in particolare di quello internazionale che procura molti flussi monetari verso il nostro Paese. C’è da intervenire per esempio sull’armonizzazione delle procedure che riguardano le operazioni doganali e l’imposta sul valore aggiunto sui noleggi che in questi anni sono state applicate in modo diverso dagli stati membri della Comunità europea. Insomma, una fiscalità più giusta e uguale per tutti in Europa potrebbe sicuramente favorire lo sviluppo delle attività, specie quelle legate al charter delle imbarcazioni di lusso».

Quali le maggiori difficoltà che vi siete trovati ad affrontare?
«Chiaramente la scarsa possibilità di mobilità, le rigide regole per lo svolgimento dei viaggi in mare, il completo blocco del turismo internazionale, ovvero il più facoltoso, proveniente da Stati Uniti, Russia e Paesi medio-orientali».

Cosa avete imparato, se c’era qualcosa da imparare, dal coronavirus?
«Una capacità di adattamento a nuove regole e costumi molto diversi dal solito e una maggiore attenzione, dove mai possibile, nell’accoglienza di quei pochi turisti che hanno visitato il nostro Paese. La vera sfida ad adeguare le strutture ricettive alle disposizioni, perfino di quelle regionali, è stata vinta con successo. Sicuramente oggi gli imprenditori hanno ben chiaro cosa possa davvero significare la parola “emergenza”».

Quali i danni economici accumulati in questa stagione?
«I danni economici sono immensi. Forse piccole società non sopravvivranno all’inverno, la stagionalità per molti del settore ha fatto da elemento discriminante aggravando le già gravi condizioni di molte aziende».

Lei è un uomo di grande esperienza. Il suo gruppo gestisce molti porti turistici e approdi sparsi in tutta Italia, per cui si è fatto un’idea di come affrontare il futuro sia sotto il profilo organizzativo che economico?
«Sicuramente alcune previsioni vanno riviste. È necessario riprogrammare il futuro in funzione di nuove variabili, mantenendo alti i parametri di tutti i servizi, e la produzione di beni in maniera competitiva è la vera sfida che dovremo affrontare nei prossimi tre anni. Prima di questo tempo sarà difficile dire se avremo ancora una volta vinto la scommessa».

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