In evidenza
Blue Economy
Shipping
Transport
Blog
industria nautica

Yacht, l’allarme di Amico: “Una regola assurda sta danneggiando pesantemente il settore”

“L’interpretazione che dà il ministero degli Interni a una sentenza europea limita la permanenza in Italia degli equipaggi extra Ue, negando loro il diritto di lavorare a bordo degli yacht e trattandoli come clandestini dopo 90 giorni”

Matteo Dell'Antico
Aggiornato alle 2 minuti di lettura

Alberto Amico con gli ufficiali della Guardia Costiera

 

«Il comparto delle riparazioni, nel settore navi mercantili, è oggi molto dinamico e ha trovato un suo posizionamento nel mercato, ma è limitato sia dalla dimensione delle infrastrutture, sia dalla ristrutturazione dei bacini di carenaggio, che ha ridotto la disponibilità degli stessi già dal 2023 e sicuramente fino al 2025 – spiega Alberto Amico, presidente di Amico & Co. - Il comparto dedicato ai grandi-yacht e alla nautica è cresciuto costantemente negli ultimi trenta anni, triplicando la propria potenzialità nel corso degli ultimi cinque anni, e posizionandosi ai vertici mondiali del settore. Oltre 60 aziende e 1.000 addetti operano nel comparto, con un moltiplicatore economico di 2,6 volte sulla città. Come Amico siamo presenti nei principali comparti delle riparazioni, mercantile e diporto: con la Luigi Amico e la Sarimi, specializzate in carpenteria metallica, meccanica generale, anticorrosione e carenaggi, operiamo nel comparto delle riparazioni navali tradizionali, mentre come Amico & Co. siamo leader e tra le prime tre realtà a livello globale per riparazione e refit di grandi-yacht».

Come operatori delle riparazioni navali, da tempo, chiedete maggiori spazi in città.
«Chiediamo nuovi spazi e una razionalizzazione degli esistenti, per una maggiore efficienza. Occorre valutare la potenzialità dei diversi comparti e la loro capacità di competere sui mercati. Chiediamo precise scelte strategiche sulle infrastrutture ritenute necessarie e sulla loro realizzazione. In quest’ottica uno degli aspetti più rilevanti credo sia la separazione tra le attività di riparazione dedicate al diporto e quelle dedicate alle navi mercantili. Se come professionalità e specializzazioni necessarie c’è moltissimo in comune, come posizionamento fisico delle navi agli accosti è importante una distanza minima che eviti potenziali danneggiamenti agli yacht. Rilevante è la diminuzione dell’impatto ambientale delle lavorazioni di riparazione e su questo chiediamo all’Authority il completamento dell’elettrificazione delle banchine».

Qualora non dovessero arrivare, quali sarebbero i danni per la vostra attività?
«Con un mercato in crescita, la mancata crescita infrastrutturale porta a perdite di opportunità per l’intero comparto e per Genova».

Come sta andando il mercato del refit per le imbarcazioni da diporto?
«Il mercato cresce nel mondo, ma sempre più cantieri navali e territori puntano a entrare, sostenuti da scelte precise delle amministrazioni locali che li supportano. Oggi due fatti negativi penalizzano il nostro comparto. Il primo è la cancellazione del mercato russo che valeva il 30% delle presenze; il secondo ha colpito l’Italia e la Liguria in particolare, a causa di una interpretazione normativa assurda (di una sentenza Ue) del ministero degli Interni che limita la permanenza in Italia degli equipaggi extra Ue, negando loro il diritto di lavorare a bordo degli yacht e trattandoli come clandestini dopo 90 giorni. Il danno cresce progressivamente. Sono in corso diverse iniziative e interlocuzioni per cercare di fermarlo. In circa venti mesi stimiamo una perdita di mercato tra il 20 e il 35% a vantaggio di altri Paesi europei concorrenti che non hanno posto queste limitazioni».

E quali sono le previsioni che riguardano il vostro comparto nel medio-lungo termine?
«Abbiamo le professionalità per operare con successo e un territorio per crescere. Possiamo intercettare la crescente domanda del mercato. Si devono risolvere, a breve, i problemi di collegamento viabilistico e aeroportuale della città. Il Waterfront potrà dare il suo contributo come servizi accessori e vivibilità. È fondamentale che le amministrazioni portuali, cittadine e regionali continuino a supportarci, inserendo nel piano regolatore portuale le iniziative per potenziare le infrastrutture e rendere possibile e compatibile la presenza degli yacht nel porto».

I commenti dei lettori