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Il valore dell’industria nautica: dove vanno le barche italiane

I superyacht spingono la nautica, prevale l’export. Bene gommoni, piccole unità a vela e persino le canoe: tutto cresce a doppia cifra

Alberto Quarati
Aggiornato alle 2 minuti di lettura

Barche in esposizione al recente Salone nautico di Genova

 (ansa)

Genova – Finita la stagione delle grandi fiere nautiche - dopo Cannes, Genova e Monaco l’ultima tappa sarà quella di Fort Lauderdale alla fine di questo mese, ma ormai fuori dall’Europa, dove si gioca il grosso della partita - è tempo di bilanci. In particolare, dopo i giorni concitati del Salone genovese, conviene leggere con attenzione i numeri di La Nautica in Cifre, la radiografia del settore redatta ogni anno dalla Confindustria nautica in collaborazione con la Fondazione Edison, che permette di misurarne con precisione lo stato di salute.

Il valore della nautica

Partendo dai grandi numeri, il fatturato globale dell’industria nautica in Italia oggi è di 5 miliardi di euro con una crescita nel 2023 del 15% rispetto all’anno precedente. Di questi, 4,5 miliardi sono generati dalla produzione di barche a motore (+15%) seguite dai gommoni (195 milioni, +11%) e barche a vela (172 milioni, +16,1%). Di questa produzione, il 9,2% rimane in Italia, il resto viene esportato: per il 42,9% nell’Unione europea, seguito dal 18% del Nord America, poi Medio Oriente, America Latina, Asia-Pacifico.

I mercati di riferimento

Presi singolarmente, i maggiori mercati per l’export italiano sono gli Stati Uniti (772,8 milioni, +1,1%). Seguono le Isole Cayman, che sono la bandiera preferita degli armatori di superyacht. Il fisco leggero attira qui in realtà proprietari di megabarche dagli Usa, il Medio Oriente, il Nord Europa, qualche italiano. Sempre con successo: lo scorso anno sono stati immatricolate qui barche italiane per un valore di 597,5 milioni di euro (+59,5%). Terza è la Francia (421 milioni, +6,5%). Complessivamente, l’export vale quattro miliardi di euro, con una crescita del 17,6%. Tra i Paesi europei di destinazione dell’export dopo la Francia c’è Malta con 235 milioni (altro registro che offre condizioni di vantaggio per gli armatori, +31,1%), seguita dalla Spagna (103,2 milioni, +10,7%). Dietro a Usa e Cayman, il terzo Paese (ma anche bandiera) preferito in campo internazionale è la Gran Bretagna (380 milioni, -7,6%).

La leadership nei superyacht

L’Italia come noto è il primo esportatore mondiale in termini di fatturato, con 4,3 miliardi di dollari e il 19,3% della quota mondiale, testa a testa con i Paesi Bassi (4,2 miliardi, 19%) e gli Stati Uniti (11,1%). È noto anche che molta di questa potenza di fuoco è data dal settore dei super-yacht: nel 2023 il nostro Paese ha avuto in cantiere 600 unità in costruzione (lunghezza media 37 metri) contro le 132 della Turchia (lunghezza media 44 metri) e le 80 dei Paesi Bassi (lunghezza media 62 metri).

Però c’è di più

Non ci sono però solo i solo superyacht. Per esempio, l’Italia è il secondo esportatore mondiale di gommoni (“imbarcazioni pneumatiche”) con 116 milioni di dollari e una quota di mercato del 19,1% dietro alla Cina (168 milioni, 27,8%) ed è addirittura la prima per export di gommoni con peso netto oltre 100 chili, i più grandi insomma, con 107 milioni di fatturato. Il Paese è quinto per l’export di barche a remi e canoe, comparto che da solo vale comunque 177 milioni (gli Usa, al primo posto, esportano per un miliardo). Nel settore delle barche a vela l’Italia invece è settima al mondo con 120 milioni e una quota globale del 3,8%. Questo del resto è un mondo dominato dalla Francia (1,3 miliardi con il 40,9%), seguita dai Paesi Bassi (595 milioni, 18,8%) e Germania (197 milioni, 6,2%). In compenso l’Italia è terza nelle barche sotto i 7,5 metri (5 milioni), quarta per quelle da 7,5 a 24 metri (107 milioni) e settima per quelle sopra 24 metri (9 milioni). Sulle barche con motori entrobordo, ma sotto i 24 mt, l’Italia rimane è comunque prima al mondo (1,6 miliardi) seguita da Uk (577 milioni) e Stati Uniti (378 milioni), mentre in pratica non esiste nel segmento dei motoscafi sotto i 7,5 metri, dove primo è il Messico (608 milioni) seguito da Stati Uniti e Belgio.

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