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Gentile: "Logistica del freddo, costi e burocrazia in aumento"

"Se da una parte le merci viaggiano più sicure e sotto controllo, dall’altra per gli operatori logistici sono aumentati costi e burocrazia. Va poi detto che le normali operazioni logistiche – ovvero stoccaggio, rottura del carico e immagazzinaggio – per i prodotti ortofrutticoli per loro natura deperibili si complicano a causa dal fattore tempo"

I costi della logistica rappresentano una variabile non sempre prevedibile

Genova - Come giudica lo stato di salute della “logistica del freddo” nel mercato italiano dell’ortofrutta? «Il mercato dell’ortofrutta - dice Andrea Gentile, presidente di Assologistica - è cambiato con la progressiva perdita di peso dei mercati rionali, il rafforzarsi della grande distribuzione organizzata e l’imporsi dei mutevoli atteggiamenti di propensione agli acquisti da parte dei consumatori. Con quindi maggiore enfasi sulla componente logistica e distributiva, alla quale vengono richiesti standard di qualità e procedure sempre più elevati e sofisticati. Se da una parte le merci viaggiano più sicure e sotto controllo, dall’altra per gli operatori logistici sono aumentati costi e burocrazia. Va poi detto che le normali operazioni logistiche – ovvero stoccaggio, rottura del carico e immagazzinaggio – per i prodotti ortofrutticoli per loro natura deperibili si complicano a causa dal fattore tempo. Pertanto, la sfida da affrontare è e resta l’ottimizzazione dei flussi delle merci. Dal punto di vista degli operatori logistici possiamo dire che sono attive sul mercato importanti realtà imprenditoriali dotate sia di strutture logistiche che di mezzi idonei alle mutate esigenze di mercato. Sono aziende capaci di proporre servizi quali co-packing, cross-docking e flow management. La maggior parte di esse ha sviluppato soluzioni tecnologiche avanzate con cui gestire ordini, preparare spedizioni ed effettuare tracciamento dei flussi. Spesso però la gestione della logistica del freddo passa anche per le imprese di trasporto che intervengono per l’affidamento di carichi spot. Dal momento che il trasporto su ferro è ancora piuttosto assente, quello su gomma continua a fare la parte del leone, specie nel trasferimento delle merci sulle tratte regionali. I mezzi adibiti al trasporto di frutta e verdura dovrebbero possedere strumentazioni tecnologiche per monitorare la temperatura e le varie fasi del trasporto, ma tutti sappiamo le sfide che il mondo dell’autotrasporto nazionale è chiamato ad affrontare. Per il trasporto via mare i nostri porti si stanno sì ammodernando, ma la strada per vincere la competizione internazionale è ancora in salita».

Quali sono i porti italiani da dove passa, sia in import che in export, la maggior parte di prodotti ortofrutticoli e alimentari?
«Tra i porti di riferimento in Italia per volumi di frutta e prodotti alimentari figurano Ravenna, Livorno, Venezia, Gioia Tauro. Per quanto riguarda specificamente l’import-export di frutta un ruolo importante è svolto anche dagli scali di Vado Ligure, Livorno, Civitavecchia, Trieste e Salerno, dove sono attivi terminal refrigerati attrezzati per stoccaggio e distribuzione di merce alla rinfusa».

Quali sono i limiti, dal punto di vista infrastrutturale, del sistema nazionale?
«Sono limiti sotto gli occhi di tutti e riguardano la necessità di disporre non solo di nuove infrastrutture, ma anche di manutenere quelle già esistenti. E poi manca un disegno strategico per dar vita a un reale sistema di rete».

Come si sta muovendo Assologistica per agevolare le aziende italiane che operano in questo tipo di mercato?
«Attivando azioni che rientrano nell’impegno istituzionale della nostra associazione e che si esplicitano con l’obiettivo di tutelare gli interessi dei suoi associati e che poi sono anche gli interessi dell’Italia, un Paese che non può fare a meno della logistica per la sua stessa natura economico-produttiva e geografica».

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