Tav, Bruxelles: «Mantenere gli impegni»
Bruxelles - «La Lione-Torino è un progetto importante non solo per la Francia e per l’Italia ma per tutta l’Europa, ed è importante che tutte le parti mantengano gli impegni per completarla in tempo»: così un portavoce della Commissione europea rispondendo a una domanda sulla Tav
Bruxelles - «La Lione-Torino è un progetto importante non solo per la Francia e per l’Italia ma per tutta l’Europa, ed è importante che tutte le parti mantengano gli impegni per completarla in tempo»: così un portavoce della Commissione europea rispondendo a una domanda sulla Tav. Il co-finanziamento dell’Unione europea per questi lavori è il 41%, ha ricordato, «ovviamente i fondi vanno a lavori che devono essere fatti, non in qualcosa che non viene fatto, questo è logico». Enrico Brivio, portavoce del commissario Ue ai Trasporti, ha ricordato che «il costo totale dei lavori è di 8,6 miliardi di euro, con i la maggior parte di investimenti che ricadranno nel prossimo quadro finanziario». Mentre «il costo totale coperto dall’accordo attuale è 1,9 miliardi, con un co-finanziamento Ue di 814 milioni, che è il 41% del totale. Ovviamente questi fondi ci saranno solo se il lavoro viene terminato».
TOTI: «IL MOVIMENTO 5 STELLE SIA RESPONSABILE»
«Noi abbiamo il Terzo valico che non è in discussione, ma la Tav è importante per la strategia generale della logistica di quest’area, la cui ricchezza nasce proprio dall’ incrocio dei due corridoi». Anche il presidente della Liguria, Giovanni Toti, intervistato da La Stampa, è preoccupato per il rischio che la Tav finisca su un binario morto, «perché si parla di intervenire sul sistema logistico più importante dell’intero Paese, non solo del Nord-Ovest. I nostri costi già sono tra i più alti d’Europa, senza le grandi opere perderemo ancora competitività». Toti osserva che i porti liguri «in termini strategici» pagherebbero un prezzo «potenzialmente alto, soprattutto nell’ organizzazione dei retroporti. Dalle nostre banchine passa il 60% delle merci in import ed export del Paese. Cresciamo a doppia cifra: se danneggiamo questo sistema e gli impediamo di crescere, cade un pezzo dell’economia italiana». I 5 Stelle «in fondo li capisco: devono tenere buona la base dell’elettorato - dice Toti -. Solo che ora serve responsabilità, sono un partito di governo e devono rendersi conto che l’Italia ha bisogno di più infrastrutture. Si occupassero piuttosto di togliere i vincoli ai finanziamenti alle opere e di semplificare il codice degli appalti che sta bloccando molti cantieri».
CHIAMPARINO: «PRONTO A UN REFERENDUM POPOLARE»
«Se il governo bloccherà la Torino-Lione io sono pronto ad andare fino in fondo e convocare un referendum popolare». Lo dice il presidente del Piemonte, Sergio Chiamparino, in un’intervista a Repubblica. «Sono pronto a farlo, anche se mi auguro che il governo non prenda una decisione così folle come quella di bloccare una ferrovia che è strategica sotto tutti i punti di vista: economico, ambientale e culturale. Bloccarla significa isolare il nord-ovest», osserva: «Io mi aspetto che Toti e Fontana battano un colpo. Se si dovesse mai davvero bloccare la Torino-Lyon, anche le altre grandi opere, a partire dal Terzo Valico e dalla Pedemontana, sarebbero da rivedere, perché perderebbe forza il progetto di piattaforma logistica del nord-ovest». Chiamparino chiama quindi in causa la Lega: «I leghisti, che ormai sono tutto il centrodestra, hanno preso voti anche promettendo le grandi opere, e penso che debbano far sentire la loro voce. Invece mi pare che su questo siano alla mercè dei grillini che usano la Tav per mandare messaggi al proprio elettorato».
SIRI: «SE CI FERMIAMO, COSTI MAGGIORI DEI BENEFICI»
«Un conto è ridiscutere. Un altro conto, molto diverso, è fermare tutto», dice Armando Siri, sottosegretario leghista alle Infrastrutture e ai Trasporti parlando della Tav. Intervistato dal Corriere della Sera, precisa che allo stato ci sono solo «indiscrezioni»: «La questione Tav è sul tavolo, l’ abbiamo affrontata a grandi linee ma nessuno ha mai parlato di una legge per bloccarla». Afferma però che «per quanto mi riguarda i costi dello stop sono assai superiori ai benefici. Soprattutto in prospettiva». «Mentre noi - afferma - sulle grandi opere diamo segnali di confusione, gli spagnoli hanno concluso il corridoio di alta portabilità tra Gibilterra e Duisburg che intercetta buona parte del traffico merci proveniente da Suez. Mentre il porto del Pireo in due anni è passato dalle 700 mila tonnellate teu a 4,5 milioni». Siri si rivolge ai 5 Stelle: «Si evolve. Soprattutto, si possono modificare i punti di vista, perché la cosa migliore che può accaderci è quella di poter cambiare idea. Se ci sono argomenti validi, io sono prontissimo a cambiare idea, per me non è una questione ideologica».
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