Moretto: "Sfruttiamo il momento per accrescere la nostra competitività tecnologica"

"La logistica è stata riconosciuta giustamente tra le filiere essenziali, e tra quelle più colpite dalla crisi. Siamo soddisfatti del canale di comunicazione e aggiornamento con il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, che si è mostrato attento e recettivo rispetto alle nostre esigenze"

«Questa crisi - dice la presidente di Fedespedi, Silvia Moretto - ci ha posto davanti a tante difficoltà ma ha messo in evidenza che la logistica è essenziale, questo è il dato positivo. Ora è il momento della ripartenza, è quindi l’occasione per fare quegli investimenti che chiediamo da anni per la logistica e che riguardano l’Italia come sistema-Paese. Penso in particolare alla connettività materiale e immateriale. Questo momento va sfruttato per accrescere la nostra competitività in termini di sviluppo tecnologico e ripartire con un sistema più efficiente, pronto ad affrontare anche eventuali stravolgimenti delle catene di approvvigionamento a livello globale. La logistica del futuro è digitale».

Cosa ne pensa della Fase 2? E quali sono le vostre aspettative per le prossime settimane di lavoro?
«Con maggio ci aspettiamo una prima ripresa grazie alla ripartenza della produzione industriale. Ma il successo di questa Fase 2 dipende anche da altri fattori. Mi riferisco innanzitutto ai tempi di attuazione delle ultime misure prese dal governo a sostegno dell’impresa, che dovranno essere celeri per essere realmente impattanti. Non va sottovalutato inoltre l’andamento del mercato interno. Il comportamento di imprese e consumatori sarà decisivo: questi mesi di crisi possono aver influenzato la propensione al risparmio. Non è automatico che nella Fase 2 consumatori e imprese riprendano a spendere e investire».

Il governo italiano, secondo voi, sta mettendo in campo tutte le azioni necessarie per sostenere il settore in questa fase critica?
«La logistica è stata riconosciuta giustamente tra le filiere essenziali, e tra quelle più colpite dalla crisi. Siamo soddisfatti del canale di comunicazione e aggiornamento con il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, che si è mostrato attento e recettivo rispetto alle nostre esigenze. La riposta del governo è un primo passo concreto, che ha recepito l’esigenza di risorse da destinare alle aziende, seppur nei limiti imposti dall’Unione europea. È importante però che le risorse raggiungano la destinazione e che la burocrazia non si inserisca rallentando il flusso. Il problema infatti sono le tempistiche. Il testo del decreto Rilancio si è fatto molto attendere, non possiamo aspettare altrettanto per poter fruire effettivamente delle misure previste».

Quali sono le maggiori difficoltà che stanno avendo con questa crisi gli spedizionieri italiani?
«Abbiamo superato la fase delle difficoltà operative: questo grazie al nostro dialogo permanente con le istituzioni al fianco di Confetra, la confederazione generale italiana dei trasporti. Adesso le imprese di spedizione hanno bisogno di supporto in termini di sgravi contributivi e sostegno alla liquidità, dopo aver lavorato per due mesi a costi invariati con gravi cali di fatturato».

I porti italiani stanno registrando non poche difficoltà dovute a un calo dei traffici. Quale prezzo rischia di pagare il lavoro in banchina vista l’emergenza sanitaria tutt’ora in corso e non ancora superata non solo in Italia ma anche nel resto del mondo?
«È evidente che i traffici marittimi, soprattutto nel mese di aprile, hanno risentito della contrazione degli scambi commerciali a livello globale. Il fenomeno dei blank sailing significa meno lavoro nei porti. Tutta la filiera del trasporto container, terminalisti, portuali, autotrasportatori sono stati penalizzati. Siamo però fiduciosi perché ora abbiamo affrontato la crisi e siamo arrivati alla Fase 2: l’apertura di maggio dovrebbe segnare comunque l’inizio della ripresa».

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