"Cargo aereo, serve un piano nazionale" / L'ANALISI

Milano - Il 30% del prodotto interno lordo italiano è generato dalle esportazioni. Questo dato assume maggiore rilevanza se si considera che dal 2009 a oggi il peso dell’export sul Pil è aumentato di oltre sette punti percentuali. Con i consumi interni e la spesa pubblica stagnanti o in regressione dal 2009 a oggi, è evidente che solo l’export garantisce al nostro Paese margini di crescita automatici e rilevanti

di Alessandro Albertini*

Milano - Il 30% del prodotto interno lordo italiano è generato dalle esportazioni. Questo dato assume maggiore rilevanza se si considera che dal 2009 a oggi il peso dell’export sul Pil è aumentato di oltre sette punti percentuali. Con i consumi interni e la spesa pubblica stagnanti o in regressione dal 2009 a oggi, è evidente che solo l’export garantisce al nostro Paese margini di crescita automatici e rilevanti. Occorre quindi investire sulle nostre esportazioni e bene ha fatto il ministero degli Affari esteri a lanciare il Patto per l’Export, che ha l'obiettivo di accelerare la crescita e aprire ancora di più i mercati per le nostre imprese. Spesso però in questi contesti viene messo poco in risalto il ruolo dei trasporti, delle spedizioni e della logistica.

Chi accompagna materialmente le nostre merci sui mercati di destinazione finale sono le imprese del settore logistica e trasporti che rivestono quindi un ruolo essenziale per il nostro Paese. Come ha recentemente avuto modo di dichiarare anche il presidente della Camera di Commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi, Carlo Sangalli: “La logistica non è solo un pezzo dell’economia dei nostri territori, ma una rete di servizi essenziale pe il sistema economico e produttivo, che ha avuto ruolo fondamentale durante emergenza sanitaria permettendo di mantenere attive quelle filiere indispensabili alla sopravvivenza economica del Paese”. Il settore della logistica, delle spedizioni e dei trasporti da solo vale il 9% del Pil, dà lavoro a 1,5 milioni di addetti e un fatturato, nel 2019, di 85 miliardi di euro. Ma è un settore che vale molto di più di questo perché, come si diceva, è strategico per accompagnare le nostre imprese all’estero e per far giungere le merci nei mercati di destinazione.

Per questa ragione riteniamo che il Patto per l’Export del ministero degli Esteri debba dialogare con il piano Italia Veloce del ministero dei Trasporti, nelle interconnessioni evidenti che esistono tra export e sistema logistico di un Paese. Copiare da chi è maestro in questo non è un peccato, lo sarebbe non farlo. Guardiamo quindi a Germania e Cina, dove il sistema infrastrutturale e logistico riveste da sempre un ruolo primario nella definizione delle strategie politiche ed economiche di quei Paesi. In questo contesto, il trasporto aereo delle merci riveste un ruolo fondamentale capace come è di movimentare, in valore, circa il 26% delle esportazioni italiane extra Unione europea.

Quindi circa un quarto dell’export extra Ue si muove utilizzando l’aereo: durante l’emergenza Covid 19 il trasporto aereo delle merci è risultato essenziale per far arrivare rapidamente le mascherine e gli altri dispositivi medici indispensabili che in Italia mancavano. Nei mesi di marzo e aprile era difficilissimo trovare capacità aerea libera anche per le restrizioni ai voli passeggeri. Per questo siamo convinti che l’Italia debba avere una strategia di medio lungo termine anche nel settore del trasporto merci che valorizzi la modalità aerea.

Senza connessioni stabili, capacità di stiva adeguata, semplificazioni nei controlli doganali (attendiamo sempre la realizzazione del Sudoco) e programmazione pluriennale si rischia di rimanere inerme nella competizione globale oltreché andare in grossa difficoltà nel caso scoppino emergenze. Insieme a Confetra, la nostra confederazione, la Confetra, guidata dal presidente Guido Nicolini, abbiamo quindi richiesto un incontro al ministro dei Trasporti, Paola De Micheli, per discutere di questi argomenti, partendo dal ruolo della nuova Alitalia, che deve puntare anche sul trasporto aereo merci.

Lo richiede il mercato e lo richiede l’interesse nazionale: tutti i Paesi avanzati hanno una compagnia di bandiera che opera anche a difesa dei propri interessi: la Germania con Lufthansa, la Francia con Air France, l'Olanda con Klm, la Spagna con Iberia, La Gran Bretagna con British, la Svizzera con Swiss. Qualcuno di questi Paesi ha ceduto il controllo della compagnia all’estero ma lo ha sempre fatto avendo una costante interlocuzione con i nuovi proprietari proprio per la strategicità rappresentata dal trasporto aereo. Vorremmo parlare di questo con De Micheli, condividendo la necessità di un Piano nazionale aeroporti che metta in evidenza la vocazione cargo di pochi scali.

Non servono infatti decine di scali dedicati. Anzi, sarebbero controproducenti. Per il general cargo (il traffico courier ha altre dinamiche) ne bastano pochi localizzati dove vi sono le esigenze e dove il mercato ha già scelto: Milano Malpensa, Roma Fiumicino, Venezia, Bologna e Napoli con una riserva di capacità a Brescia. Puntare sui flussi e le connessioni vuol dire anche generare massa critica, che consenta ai vettori aerei di mettere voli. Scegliendo pochi e giusti scali andremo in questa direzione. In questo modo risponderemmo anche alla domanda, retorica, che dà titolo alla prossima Agorà di Confetra e cioè: “connessi o disconnessi? Industria, logistica, lavoro e le sfide del mondo post Covid”. Noi immaginiamo una Italia più connessa di quanto non lo fosse prima del virus, e credo che questo messaggio potrà uscire in occasione dell’assemblea Confetra Agorà 2020 del 23 settembre.

*Presidente di Anama (Associazione nazionale agenti merci aeree)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Argomenti: