Autostrade, 100 anni di storia e colpi di scena / FOCUS

Roma - Cento anni fa in Italia circolavano appena 57 mila automobili: un numero che oggi fa sorridere, ma all’epoca sufficiente a rompere gli indugi e a dare avvio ai primi cantieri per la rete infrastrutturale viaria. Spettò dapprima alla neo Società Anonima Autostrade, una concessionaria a partecipazione statale, fortemente voluta dal ministro dei Lavori Pubblici dell’epoca, Gabriello Carnazza

Roma - Cento anni fa in Italia circolavano appena 57 mila automobili: un numero che oggi fa sorridere, ma all’epoca sufficiente a rompere gli indugi e a dare avvio ai primi cantieri per la rete infrastrutturale viaria. Spettò dapprima alla neo Società Anonima Autostrade, una concessionaria a partecipazione statale, fortemente voluta dal ministro dei Lavori Pubblici dell’epoca, Gabriello Carnazza, e dotata di 50 milioni di capitale iniziale, a dare il via a un processo che vide il Paese segnare un primato mondiale. Dopo pochi anni, nel 1924, venne inaugurato il primo tratto, da Milano a Varese, di quella che diverrà l’Autostrada dei Laghi e che sarà la prima autostrada a pedaggio realizzata nel mondo, a opera di Piero Puricelli. La prima, sì: la novità fu talmente rivoluzionaria che da allora non solo si recarono tecnici da tutto il mondo a Lainate a fare sopralluoghi per capire come funzionasse una strada veloce a pagamento, ma addirittura dette luogo a neologismi: in molti idiomi europei, per indicare le autostrade, si fece ricorso a termini che altro non erano che la trasposizione esatta della parola italiana: dalla Autobahn tedesca alla autoroute francese, fino alla autopista spagnola, sono tutte traduzioni letterali dell’italiano autostrada.

Negli anni successivi, si sono susseguite le inaugurazioni di nuove tratte autostradali, e nel 1928 l’Aass (l’attuale Anas) si prese carico, per legge, della vigilanza sulle concessioni autostradali. L’avventura, insomma, ebbe inizio. Mentre negli anni Trenta proseguiva alacremente il lavoro dei cantieri, all’inizio degli anni Quaranta tutte le autostrade erano gestite dall’Aass tranne la Napoli-Pompei, la Torino-Milano e la Padova-Venezia. Fu nel 1950, in piena ricostruzione post-bellica, che all’epoca l’Istituto di ricostruzione industriale fondò la Società Autostrade concessioni e costruzioni, con l’obiettivo di partecipare, insieme ad altri grandi gruppi industriali, alla rinascita del Paese. Sei anni dopo, nel 1956, venne firmata la prima convenzione tra Anas e la Società Autostrade: un importante tassello nella storia delle infrastrutture italiane, visto che questa convenzione prevedeva che Autostrade co-finanziasse assieme ad Anas la costruzione e la gestione dell’Autostrada del Sole Milano-Napoli, che venne inaugurata nel 1964.

Decenni dopo, nel 1982, in seguito all’aggregazione di più società concessionarie autostradali, venne costituito il gruppo Autostrade. A seguire, nel 1987, Autostrade debuttò in Borsa e pochi anni dopo introdusse il Telepass, il primo sistema al mondo su larga scala per il pagamento dinamico del pedaggio. Il gruppo insomma cresceva: negli anni Novanta partecipò al primo progetto di autostrada a pedaggio nel Regno Unito, la M6 Toll di Birmingham, che entrerà in esercizio nel 2003, quindi nel 1995 realizzò la prima autostrada a pedaggio finanziata con risorse private negli Stati Uniti, la Dulles Greenway, in Virginia.

Nel 1997, arrivò quindi la firma della nuova Convenzione tra Anas e Autostrade, che prevedeva l’estensione della concessione dal 2018 al 2038. Due anni dopo, nel 1999, fu un momento decisivo per la società: in piena stagione di privatizzazioni, il governo decise di mettere anche Autostrade sul mercato. Vinse la cordata guidata da Schemaventotto (Edizione Partecipations di Gilberto Benetton al 60%, Fondazione Crt con il 13,3%, Acesa Italia con il 12,8%, Assicurazioni Generali e Unicredito Italiano entrambe al 6,6% e Brisa International Sgps con lo 0,5%) mentre un secondo raggruppamento trainato dalla banca d’affari australiana Macquarie si ritirò all’ultimo.

Al gruppo Iri, che era l’azionista di riferimento (86% del capitale sociale, con il restante 14% quotato in borsa) subentrò quindi Schemaventotto, da cui era pervenuta l’unica offerta vincolante di acquisto per il pacchetto azionario, versando all'iri cinque miliardi di lire; il restante 56% del pacchetto azionario allora posseduto dall’Iri venne destinato al mercato borsistico attraverso un’offerta pubblica di vendita che permise di ricavare 8,7 miliardi, per un incasso complessivo all'Iri di 13,8 miliardi di lire. Da parte loro i Benetton, con 2,5 miliardi di lire, acquisirono così il 30% del capitale. Passa qualche anno, e nel gennaio 2003, partì l’offerta pubblica di acquisto del resto del gruppo Autostrade da parte dei Benetton. La famiglia di imprenditori veneti acquisì quindi il controllo della maggioranza delle azioni e nacque Autostrade per l’Italia controllata al 100% da Autostrade SpA, oggi Atlantia.

Nel 2007, venne sottoscritta la nuova convenzione con Anas: ad Autostrade venne confermato lo sfruttamento di parte della rete autostradale fino al 2038. L’accordo fu firmato con il governo Prodi in carica, ma diventò operativo sotto il governo Berlusconi che in seguito apportò delle modifiche. Prima del 1 ottobre 2012, l’ente concedente i tratti della rete autostradale era l’Anas, poi la parola passò al ministero dei Trasporti. Tuttora, la stragrande maggioranza delle autostrade italiane è soggetta al pagamento di un pedaggio, le cui tariffe vengono decise dallo Stato.

I proventi - un flusso di cassa sostanzioso - dovrebbe servire alle società concessionarie per finanziare la manutenzione ordinaria e straordinaria. Due anni fa, sotto il governo Gentiloni, la scadenza della concessione venne posticipata al 2042. In cambio, la società accettò una riduzione dell’aumento dei pedaggi e la costruzione della cosiddetta Gronda di Genova. Ma poi il 14 agosto del 2018 crollò il ponte Morandi, 43 persone persero la vita. E da lì nacque un altro, doloroso, capitolo. Alla fine di un lungo braccio di ferro, che registrò toni accesi sul versante politico e che comportò risvolti anche giudiziari, Autostrade non si è vista revocare le concessioni, ma i Benetton usciranno gradualmente dalla società - entro un anno - e Cassa depositi e prestiti entrerà nel capitale. Nasce così una nuova public company.

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