Locatelli: “La variante Delta non deve farci paura”

Il presidente del Consiglio superiore di sanità, coordinatore del Comitato tecnico scientifico (Cts) e direttore di Medicina sperimentale di precisione del Bambino Gesù di Roma, ragiona di Coronavirus e della necessità di non abbassare la guardia

Roma - C'è il rischio di una quarta ondata Covid a settembre? "Alla luce della diffusione delle vaccinazioni (quasi il 55% della popolazione ha ricevuto almeno una dose; il 30% ha concluso il ciclo) assolutamente no. C'è il rischio di una ripresa dei contagi. Come evitarla? Con attenzione, prudenza e responsabilità nei comportamenti. Non facendo pressioni per riaprire tutto subito, ma procedendo con gradualità".

In un'intervista che Famiglia Cristiana pubblica nel numero da domani in edicola, Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità, coordinatore del Comitato tecnico scientifico (Cts) e direttore di Medicina sperimentale di precisione del Bambino Gesù di Roma, ragiona di Coronavirus e della necessità di non abbassare la guardia senza però lasciarsi paralizzare da paure e pessimismo. "Il virus è sempre lo stesso", spiega, "semmai le due varianti che hanno ora maggior diffusione nel Paese - Alfa e Delta, anche conosciute come inglese e indiana - rispetto al ceppo proveniente da Wuhan hanno maggior contagiosità. Non facciamo l'errore di pensare a un virus che, per quanto abbia mutato caratteristiche, sia connotato da minor potere di provocare malattia grave. Ciò che è cambiato è lo stato di immunizzazione del Paese, con 51 milioni di dosi somministrate. Questo rende ragione di una maggior protezione dall'infezione". 

Che caratteristiche ha la variante Delta? "Oltre alla maggior contagiosità, sembra aver attenuato o smarrito del tutto alcuni connotati: per esempio la perdita del gusto e dell'olfatto. I sintomi più frequenti sono febbre, naso che cola, mal di testa e mal di gola. Ma questo non le impedisce di causare patologie altrettanto gravi". Come comportarsi? "Al chiuso vanno mantenute le mascherine perché sono gli interventi non farmacologici più efficaci insieme al distanziamento interpersonale. Ma anche all'aperto è opportuno indossarle ove non sia possibile evitare assembramenti o affollamenti (in fila, in coda, nei mercati o a una fiera). Così come è opportuno tenerle quando si è a contatto con un soggetto immunodepresso".

I vaccini, infine. "Partiamo dai tassi di letalità del virus" conclude il professor Locatelli: "Sopra agli 80 anni è al 20%; tra i 70-79 anni è poco sotto al 10%; tra i 60 e i 69 è al 2,8%: ovvero, una persona su 30 se si infetta muore. Il messaggio che ne deriva è chiaro: vaccinarsi tutti anche perché i vaccini hanno un profilo di sicurezza ottimo. Per gli over 60 è addirittura una sorta di comandamento”.

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