In evidenza
Blue Economy
Shipping
Transport
Blog
l’intervista

Armella: “Oggi è il protezionismo il vero protagonista del commercio”

“Le misure protezionistiche in vigore nel mondo hanno raggiunto la cifra record di 3.000, tra dazi, sanzioni e quote di esportazione: un dato significativo, che evidenzia una marcata discontinuità con il periodo della globalizzazione”

2 minuti di lettura

Sara Armella

 

Mai come in questo momento gli scenari geopolitici erano stati impattanti sui traffici marittimi e sul commercio globale. «Stiamo assistendo – spiega l’avvocato fiscalista Sara Armella, docente alla Bocconi - a cambiamenti epocali dal punto di vista della politica internazionale, con un grande impatto per l’economia e le imprese. Nell’ultimo World economic outlook dell’ottobre 2023, il Fondo monetario internazionale (Fmi) ha definito con una parola, “frammentazione”, questa nuova fase in cui i governi perseguono obiettivi strategici di sicurezza nazionale e autonomia, adottando nuove misure commerciali, fiscali e finanziarie, tariffe, sanzioni, sussidi e restrizioni nei pagamenti. Le misure protezionistiche in vigore nel mondo hanno raggiunto la cifra record di 3.000, tra dazi, sanzioni e quote di esportazione: un dato significativo, che evidenzia una marcata discontinuità con il periodo della globalizzazione. Da segnalare anche un forte indebolimento del sistema multilaterale, fondato sull’ordine costituito all’indomani della Seconda guerra mondiale con il Gatt e consolidatosi negli anni novanta con il Wto, per lasciare il passo a un mondo multipolare».

Quali sono, per i traffici marittimi, le previsioni per il 2024?

«I dati relativi al commercio marittimo sono positivi: secondo il rapporto annuale dell’Italian Maritime Economy del Centro studi e ricerche, nel 2024 i traffici via mare aumenteranno del 3,1%. Secondo Bimco la domanda dei container crescerà del 3-4% nel 2024. Un aumento significativo, considerato che i volumi della richiesta, nel 2023, si aggirano intorno al -0,5% e 0,5%. In aumento anche i contratti per la realizzazione di nuove navi, che proseguono a un ritmo più veloce del normale, facendo crescere ulteriormente il numero di ordini. Secondo le stime, il numero di navi portacontainer aumenterà del 7,8% nel 2024, di conseguenza la capacità di consegna raggiungerà nuovi record. Proprio come il commercio internazionale, anche il trasporto marittimo, a seguito della pandemia e dei cambiamenti geopolitici, ha subito un drastico cambiamento. Anche in questo settore, si sta affermando un nuovo processo di regionalizzazione. Il Covid ha avuto pesanti ripercussioni anche sul commercio globale.

Ora che la fase più acuta della pandemia è terminata, la situazione è tornata alla normalità o restano ancora aspetti determinati dal virus?

«Nel 2022 - spiega Armella - vi è stato un incremento delle misure restrittive del commercio internazionale nel suo complesso, che sono state di 3,5 volte maggiori rispetto al periodo pre-pandemico. La paralisi degli scambi internazionali dovuta all’emergenza Covid ha spinto governi e imprese a valutare un diverso modello produttivo, dove la Cina non si ponesse più al centro, come “fabbrica del mondo”, specie in settori strategici per la sicurezza nazionale o per la salute della collettività. Gli Usa hanno adottato nuove misure con politiche di sussidio economico alla produzione “made in Usa”».

Nessun Paese dell’Unione Europea è meglio collegato all’Africa dell’Italia. Il continente africano rappresenta davvero, dal punto di vista economico, il futuro anche per il comparto marittimo e gli scambi del nostro Paese?

«Una combinazione di rischi economici e politici sta spingendo le imprese manifatturiere a considerare Paesi alternativi alla Cina per la realizzazione dei prodotti, come Vietnam e India o i Paesi africani. Recenti studi hanno evidenziato che un Paese, per porsi come alternativo alla Cina, deve soddisfare una serie di criteri, riconducibili a nove categorie: politica, sostenibilità, forza lavoro, tecnologia, rischi della supply chain, base di fornitori, energia, economia e finanza e logistica. Non tutti i Paesi africani possono rappresentare, oggi, delle valide alternative ai Paesi Far East, ma certamente hanno un grande potenziale, come da tempo hanno compreso Cina e Russia». —

I commenti dei lettori