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Il rapporto Fermerci

Rete ferroviaria, slalom tra cantieri. Scende ancora il traffico delle merci

Saranno ancora 20 mesi difficili per il traffico ferroviario in Italia, specialmente per l’alto numero delle interruzioni sulla rete previste per l’anno in corso e per il prossimo dovute principalmente ai lavori di ammodernamento e legati al Pnrr

di Alberto Quarati
2 minuti di lettura

Lavori sulla rete ferroviaria

 

Genova – Saranno ancora 20 mesi difficili per il traffico ferroviario in Italia, specialmente per l’alto numero delle interruzioni sulla rete previste per l’anno in corso e per il prossimo dovute principalmente ai lavori di ammodernamento e legati al Pnrr. In totale le interruzioni saranno 479 a fine 2025 e 484 a fine 2026, con 187 di queste che interesseranno oltre la metà del traffico merci quest’anno e 232 l’anno prossimo.

Un momento della presentazione. Al centro, da sinistra, Clemente Carta, presidente della Fermerci, e il ministro dei Trasporti, Matteo Salvini

 

Lo evidenzia il Rapporto annuale sul trasporto ferroviario Fermerci, presentato ieri dall’associazione del settore ferroviario ieri alla Camera. Un miglioramento è atteso dal 2027, con 178 interruzioni totali di cui 117 coinvolgenti oltre il 50% del traffico merci in Italia. «A tale scenario di criticità» evidenzia il rapporto «vanno aggiunti gli interventi straordinari non pianificabili, che potrebbero aggravare ulteriormente la situazione». Per quanto riguarda le linee relative alla Liguria, la chiusura quest’estate per gli interventi sul Ponte del Po a Pavia dovrebbe generare circa 90 cancellazioni e deviazioni di treni merci sulla Milano-Genova, 77 quelle per l’ultimazione degli interventi di quadruplicamento ferroviario tra Voltri e Sampierdarena sulla Genova-Ventimiglia. «Il 2025 - è l’analisi della Fermerci - si prospetta dunque come un anno di transizione particolarmente complesso, segnato da un ulteriore calo dei volumi, interruzioni significative e una persistente fragilità strutturale del comparto, aggravata dalla crisi della produzione industriale in Italia e in Europa». Del resto, quelli sulla rete sono interventi del tutto necessari: buona parte della rete ferroviaria oggi è già stata dichiarata preventivamente satura (dati Rfi): è caso del il nodo genovese e l’attuale linea dei Giovi, ma anche di tutto l’asse Milano-Bologna, quello Brescia-Trieste, così come buona parte della Firenze-Roma-Napoli e della ferrovia adriatica tra Abruzzo e Puglia. Inoltre, benché l’Italia disponga della quarta infrastruttura europea, il 70% dei treni merci si muovono nell’Italia Settentrionale. Morale, il 2024 si è chiuso con un ulteriore calo, registrando circa mezzo milione di treni/chilometro in meno rispetto all’anno precedente.

Anche i valichi alpini hanno subito una contrazione dei flussi, con -38,5 % (circa 551 milioni di ton/km) da e verso la Francia, terza discesa consecutiva rispetto agli anni precedenti. In ordine alla quota modale, i cui ultimi dati completi risalgono al 2022, l’Italia è ulteriormente scesa, a 12,4%, contro il 17,1% europeo. Paolo Guglielminetti, Partner Global Railways & Roads Leader di Pwc, mette anche in evidenza come l’altalenante sistema di incentivazione adottato da governo e Regioni abbia avuto negli ultimi anni «un ruolo determinante. Tuttavia gli incentivi, pur contribuendo a un incremento della quota ferroviaria, non hanno ancora ad oggi consentito il recupero di quota modale dell’Italia rispetto ai Paesi dell’eurozona».

Il presidente di Fermerci, Clemente Carta, sottolinea la necessità di certezze per il settore: «È fondamentale garantire un quadro regolatorio stabile e prevedibile, perché le imprese possano programmare gli investimenti e operare in modo efficiente. Accogliamo positivamente i lavori in corso sull’infrastruttura ferroviaria, che renderanno la rete più sicura e armonizzata con gli standard europei. Tuttavia fino al completamento di questi interventi è indispensabile prevedere adeguati ristori economici per gli operatori colpiti dalle interruzioni della rete. In assenza di queste misure, il rischio concreto è quello di compromettere ulteriormente la tenuta del settore».

«È un momento estremamente complesso - spiega il ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, che ha ricordato come il governo abbia messo in sicurezza il ferrobonus - sui tempi dei lavori stiamo facendo il massimo ma sono ottimista e dopo questo periodo i dati in prospettiva sono pesantemente in crescita».

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