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I nodi della logistica

L’agosto bollente delle ferrovie: i cantieri frenano i treni merci

Sospesi tre settimane i servizi sul porto di Genova, problemi da Nord a Sud Gli operatori: «E’ vero, sono sacrifici. Ma così la rete tornerà competitiva»

di Alberto Quarati
2 minuti di lettura

I lavori di sostituzione dei deviatoi sulla linea tra Milano e Bologna

 

Genova - Sul fronte ferroviario, questa e la prossima saranno estati molto calde, complice la necessità di terminare i cantieri sulla rete entro la tagliola temporale del 2026. La modernizzazione, del tutto necessaria per mantenere competitiva l’Italia con i suoi 17 mila chilometri di strade ferrate, ora è una corsa contro i mesi che scorrono, e sicuramente un disagio per l’utenza.

A patire tuttavia non saranno solamente i passeggeri, ma anche il traffico merci, una modalità che ha un ruolo centrale nella decarbonizzazione dei trasporti e nella loro sostenibilità ambientale.

Per loro, lo scotto più alto da pagare arriverà in agosto, dove a fasi alterne saranno chiuse all’esercizio dei treni merci contemporaneamente la linea Milano-Genova, la Bari-Taranto, il nodo di Genova, la Genova-Ovada, la Verona-Vicenza, il collegamento tra Milano e il fascio ferroviario di Segrate (nel periodo a cavallo di Ferragosto), la Milano-Bologna (quest’ultima per la verità solo un periodo breve a metà circa del mese).


La situazione più complessa è forse quella di Genova, dove la Rete ferroviaria italiana (la società del gruppo Fs Italiane che appunto gestisce la rete) sta mettendo a punto gli ultimi ritocchi al nuovo Nodo ferroviario da Voltri a Genova Brignole, con il Quadruplicamento Voltri-Sampierdarena che sarà completato entro settembre, consentendo la separazione del traffico a merci e a lunga percorrenza da quello locale.

Questo, insieme alla chiusura della Milano-Genova per i lavori di manutenzione straordinaria e velocizzazione del ponte su Po vicino a Pavia ha comportato una riduzione delle attività per gli operatori merci nel periodo dal 4 al 20 agosto.

Tre settimane di chiusura che per Paolo Pessina, presidente di Federagenti, rischiano di essere «insopportabili e foriere di disagi permanenti. Pur comprendendo che è legata alla necessità di completare infrastrutture fondamentali per la portualità genovese, questa decisione comporterà un trasferimento massiccio di merci e container sulla strada, in un momento in cui la convivenza fra mezzi pesanti e traffico turistico è già precaria. Auspico l’apertura di un tavolo di confronto fra autorità, operatori e ferrovie per cercare punto per punto soluzioni che consentano di minimizzare gli impatti negativi».

Milano sconterà inoltre la chiusura del fascio di Segrate nel periodo ferragostano e questo produrrà una maggiore pressione su Melzo, col rischio di congestionamenti. «Agosto - spiega Manuel Scortegagna, vicepresidente Fedespedi con delega ai trasporti terrestri - è un mese più scarico per le spedizioni, ma i cantieri comunque genereranno tempi più lunghi di consegna col rischio di congestionamenti anche presso i nodi logistici di partenza e arrivo dei treni merci come porti e interporti. Inoltre, sul settore del trasporto intermodale e terrestre, impattano da anni anche le restrizioni ai valichi alpini imposti da altri Stati europei. L’auspicio è che i lavori in questione migliorino di molto la qualità delle linee e i flussi delle merci».

Soffriranno anche i nodi ferroviari di Livorno e La Spezia, mentre l’interruzione sulla Bari-Taranto aumenterà di 90 chilometri la percorrenza da e per il porto di Gioia Tauro, con deviazione del traffico sulla linea tirrenica. «Per le aziende - dice Federico Pittaluga, vicepresidente Fermerci e ad Medlog Italia - il punto è l’allungamento della tempistica di viaggio, che rischia di avere ripercussioni sul personale. Le turnazioni saranno pianificate diversamente, sempre però tenendo a mente il tema della sicurezza. Per questo il timore è soprattutto legato a stress organizzativi: potrebbe capitare che il lavoratore finisca il turno quando ancora non è arrivato a destinazione, magari a ore di distanza da casa».

«Al gestore della rete - conclude Giuseppe Rizzi, direttore generale di Fermerci - va dato atto che sta facendo il massimo, e tra l’altro non si può dire lo stesso se guardiamo a Francia o Germania. Abbiamo apprezzato, oltre alla possibilità di avere ogni mese incontri di aggiornamento sulla situazione, la rimodulazione del pedaggio: è stato riconosciuto il fatto che in alcuni casi le compagnie di trasporto non possono fruire di quasi metà della rete sui cui operano abitualmente. Certo, a mio giudizio questo governo, e chi ha governato in precedenza, dovrebbe valutare l’opportunità di ristori, alla luce di una situazione molto difficile, e che lo sarà ancora di più il prossimo anno».

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