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«Marittimi, mancano ufficiali qualificati» / INTERVISTA

Genova - Con 220 società rappresentate a cui fanno riferimento 12 mila navi e 290 mila marittimi, l’Imec è la maggiore associazione di compagnie marittime del mondo.

Alberto Ghiara
3 minuti di lettura

Genova - Con 220 società rappresentate a cui fanno riferimento 12 mila navi e 290 mila marittimi, l’Imec è la maggiore associazione di compagnie marittime del mondo. Dall’8 giugno di quest’anno, a guidarla nel ruolo di ceo è un sorrentino, Francesco Gargiulo, che si affianca con funzioni operative al chairman, Rajesh Tandon.

Gargiulo comincia la propria attività come marittimo sulle navi della compagnia Princess Cruises.Qui incontra la sua futura moglie, una ballerina inglese. Quando arrivano i figli decide di lasciare la vita di bordo e trasferirsi a terra, nella sede di Southampton. Dopo 9 anni la compagnia viene acquisita da Carnival. Gargiulo diventa responsabile della flotta di Carnival Uk, che riunisce i brand Cunard, P&O Cruises, P&O Australia e Ocean Village, oltre a svolgere il ruolo di agenzia per Princess Cruises in Europa. Arriva a essere responsabile del lavoro di 12.000 persone, ma quando i figli raggiungono l’età scolare decide di tornare in Italia, per farli crescere nel proprio paese. Passa a Msc Cruises, proprio a Piana di Sorrento, ma la famiglia ha nostalgia dell’Inghilterra. Di qui il ritorno oltre Manica per un incarico in K-Line. Dalle crociere è il salto nel settore del trasporto di gas naturale liquido, dove resta 4 anni. Con questo cursus professionale, nei mesi scorsi Gargiulo risponde a un’offerta di colloquio, che supera positivamente, per ricoprire la carica di ceo di Imec. L’associazione si è costituita circa 50 anni fa per rappresentare le compagnie marittime delle cosiddette “flag of convenience”, da Panama alle Bahamas alla Liberia, che erano entrate nel mirino dell’allora neonato sindacato internazionale Itf. Gargiulo preferisce usare il termine “open registry” per indicare i registri a cui si iscrivono navi di armatori di paesi esteri, quelli appunto che fanno riferimento a Imec. «Oggi - spiega - ci sono cosiddette “flag of convenience” più serie di alcune bandiere nazionali»

Di che cosa si occupa oggi Imec?

«L’associazione si concentra su due settori. La sua ragione d’essere è la negoziazione del contratto con Itf. Inoltre ha un settore per la formazione responsabile di fondi utilizzati per la gestione di training center in diversi paesi come Russia, Georgia e Filippine. Siamo sponsor della formazione di ratings (i marinai dei gradi più bassi, ndr) perché diventino ufficiali».

Com’è il vostro rapporto con Itf?

«Lavoriamo in armonia all’interno dell’Ibf, l’International bargaining forum di cui fanno parte anche le compagnie giapponesi dell’Immaj e quelle coreane della Ksa. L’ultimo contratto triennale per i marittimi è partito il primo gennaio 2015 e scadrà il 31 dicembre 2017. Abbiamo fatto in modo di ottenere condizioni molto, ma molto migliori rispetto a quelle che l’Itf fa ai singoli armatori».

Qual è il vostro budget per la formazione?

«Varia di volta in volta a seconda dei progetti, come ad esempio l’acquisto di simulatori, che sono molto costosi. L’ordine di grandezza dei nostri investimenti è di circa 10 milioni di dollari all’anno».

Quali iniziative avete avviato?

«Sosteniamo training center in Russia (Vladivostok, Novosibirsk) e Georgia (Batumi) per l’insegnamento dell’inglese e due centri nelle Filippine, in collaborazione con l’Università locale, a Cebu e a Bataan , dove ha sede la Maritime Academy of Asia and the Pacific. Nelle Filippine ci sono circa 800 allievi distribuiti su quattro anni di corso. A fine giugno è stata fatto l’ultima selezione per 118 allievi. Alla selezione hanno partecipato 9 mila candidati. I cadetti che vengono ammessi hanno studi pagati e alla fine lavoro assicurato dai nostri membri».

Avete in programma nuovi progetti da finanziare?

«Sì, stiamo studiando con l’Imo corsi a Myanmar e in Viet Nam e Indonesia. Sono paesi che oggi non hanno molti marittimi, ma che rappresentano il futuro. Inoltre il prossimo 28 agosto ci sarà un meeting per uno dei nostri fondi, in cui si voterà un finanziamento all’Its Fondazione Caboto di Gaeta. Si tratta di un finanziamento importante per l’Italia, che sia io sia Filippo Guadagna, presidente di Sirius Management e membro del recruitment and training committee che gestisce il fondo, abbiamo deciso di supportare».

Si parla spesso di carenza di marittimi a livello internazionale. Ne mancherebbero migliaia. Qual è la situazione?

«Gli studi periodici di enti come Bimco e Drewry dicono che mancano ufficiali. In realtà quello che manca è personale ben qualificato. Per questo noi ci impegniamo così tanto nella formazione. Vogliamo essere sicuri che gli armatori possano avere a disposizione personale preparato. In questo senso è importante la conoscenza della lingua inglese, a cui sono dedicati i nostri centri in Russia e Georgia. E per questo puntiamo su paesi nuovi assieme all’Imo. Oggi il 30% dei marittimi proviene dalle Filippine, a cui seguono India, Russia e Ucraina».

E la Cina?

«La Cina fa gioco a sé. Non esiste un sindacato cinese nell’Itf. In Imec è presente un’associazione di armatori privati cinesi che è interessata a cambiare questa situazione. Lo shortage di marittimi comunque in questo momento non si sente, gli allarmi sono proiettati al futuro e sono dovuti alle grandi navi in costruzione».

Com’è la situazione dei marittimi italiani sul mercato del lavoro internazionale?

«Oggi il cadetto italiano è costoso e non interessa agli operatori internazionali. Ma ci sarà un cambiamento del contratto nazionale degli allievi che sarà importante perché li renderà competitivi da un punto di vista del costo e permetterà di portare la competenza marittima italiana anche all’estero. Ci sarà bisogno di fare formazione per quanto riguarda la conoscenza dell’inglese».

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