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“Eugenio C.”, 50 anni fa nasceva la nave passeggeri

Trieste - L’unità, consegnata nel 1966 dai Cantieri Riuniti dell’Adriatico alla Costa Armatori, è stata demolita nel 2005 in India dopo anni di incuria.

Matteo Martinuzzi
2 minuti di lettura
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Trieste - Cinquant’anni fa, il 22 agosto 1966, i Cantieri Riuniti dell’Adriatico consegnavano ufficialmente alla Costa Armatori l’”Eugenio C.”, la nave passeggeri più famosa che la flotta dal fumaiolo giallo abbia mai avuto in servizio. Impostata il 4 gennaio 1964 nel cantiere di Monfalcone, il suo scafo scivolò in mare dopo la spettacolare operazione di varo il 21 novembre successivo. Ci vollero poi ben 21 mesi per portare a termine la realizzazione delle sovrastrutture e l’allestimento dell’apparato motore e degli interni. Il suo concepimento è opera di Nicolò Costanzi, celebre carenista dei Crda, colui che ha firmato alcune delle navi italiane più belle di sempre. L’”Eugenio C.” è stata la sua ultima grande opera ed assieme alla quasi contemporanea “Oceanic”, realizzata sempre a Monfalcone, rappresenta il massimo sviluppo della carena “Costanzi” dove il “collo di cigno” a prua e la “sede d’onda” a poppa ottimizzavano il rendimento dell’opera viva coniugando al contempo la bellezza delle linee degli scafi. Il “concept design” dell’allestimento alberghiero invece era opera del celebre architetto Nino Zoncada, la cui firma resta indelebile nella storia della flotta Costa.

Originariamente aveva una stazza lorda di 30.567 tonnellate per una lunghezza “fuori tutto” di 217,4 metri e una larghezza di 29,03. L’apparato motore era composto da tre caldaie con due gruppi turboriduttori “Crda-De Laval” i quali erogavano alle due eliche fino a 60.500 cavalli di potenza. Era dotata inoltre di una coppia di stabilizzatori retrattili Denny-Brown e di aria condizionata in ogni locale. Poteva ospitare a bordo 178 passeggeri in prima classe, 356 in seconda e 1102 in turistica; l’equipaggio era invece composto da 424 persone. Bisogna ricordare che l’”Eugenio C.” era stata concepita come transatlantico per la linea Italia-Sud America, ma il tramonto dell’era delle grandi navi transatlantiche, aveva giustamente suggerito l’ideazione di una nave facilmente convertibile al servizio crocieristico. Salpò da Genova alla volta di Buenos Aires il 31 agosto 1966 e sulla tratta Lisbona-Rio de Janerio conquistò il record assoluto della traversata verso il continente sudamericano all’incredibile velocità media di 27,5 nodi. Nel gennaio del 1967 effettuò la sua prima crociera, una circumnavigazione dell’Africa ed in seguito alternò sempre i viaggi di linea a quelli di svago, con sempre maggior preminenza di quest’ultimi; ormai l’aereo aveva definitivamente sconfitto la nave per il trasporto transatlantico. Restano memorabili i giri del mondo di questa nave che portò la bandiera italiana in luoghi inimmaginabili fino a raggiungere la Cina, oggi la nuova frontiera delle crociere.

Nel 1986 la svolta quando l’armatore mutò la sua ragione sociale diventando Costa Crociere S.p.A.; nel 1987 la nave subì un significativo refitting per adeguarla ulteriormente al servizio crocieristico con l’introduzione della classe unica e l’ampliamento del soggiorno di poppa con l’eliminazione della terza piscina. In quell’occasione il nome fu modificato in Eugenio Costa e la stazza lorda venne incrementata a 32.753 tonnellate. Infine nel 1989 venne depotenziato l’apparato motore per adeguarlo ad una velocità di servizio di 22 nodi; ormai il viale del tramonto era stato imboccato e con l’arrivo delle navi da crociera di nuova generazione la sorte dell’Eugenio era segnata. Fu venduta al cantiere Bremer Vulkan nel dicembre del 1995 a parziale pagamento della nuova Costa Victoria, con gestione da parte di Costa fino al disarmo finale dell’ottobre successivo. In seguito cambiò nome ed armatore un paio di volte, prima Edimburgh Castle e poi Big Red Boat II. La crisi finanziaria della Premier Cruise Line causò il suo sequestro a Freeport nelle Bahamas e il suo successivo semi-abbandono. Fermare una nave con propulsione a turbina vuol dire condannarla a morte e così fu. Nel 2005, dopo anni di incuria, partì per il suo ultimo viaggio verso il cantiere di demolizione, riuscendo a raggiungere però Alang con i propri mezzi, con un ultimo ruggito degno di una grande signora del mare.

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