Scrubber, Clia assolve gli open-loop

Genova - La battaglia a colpi di analisi e ricerche intorno alla svolta verde dell'industria marittima non accenna a arrestarsi. L’unica cosa certa sembra la difficoltà di orientarsi di fronte a numeri e scelte commerciali

di Alberto Ghiara

Genova - La battaglia a colpi di analisi e ricerche intorno alla svolta verde dell'industria marittima non accenna a arrestarsi. L’unica cosa certa sembra la difficoltà di orientarsi di fronte a numeri e scelte commerciali che sembrano contraddirsi a vicenda continuamente. Uno dei temi più discussi è sicuramente quello delle torri di lavaggio dei fumi emessi dalle navi. Molte Autorità portuali nel mondo hanno, nei mesi scorsi, vietato l’utilizzo degli scrubber open loop nelle proprie acque. Il motivo è che i residui delle emissioni filtrati e rilasciati in acqua sarebbero nocivi per l’ambiente marino.

A smentire questa posizione arriva però adesso uno studio realizzato da Ce Delft per conto di Clia, l’associazione europea delle compagnie croceristiche, che mostra come i valori inquinanti siano centinaia di volte più bassi dei limiti imposti dall’Unione europea.

Sempre in tema di scrubber colpisce l’annuncio della compagnia di navigazione danese Maersk convertirsi, almeno in parte, a questa tecnica, da cui finora aveva preso le distanze.

Il colosso del trasporto container intende investire in scrubber e aumentare la quota di consumo di carburante Hsfo dal 10 al 25% del totale della sua flotta.

Questo proprio mentre alla riunione della Clean Shipping Alliance che si è svolta a Londra emergeva la sempre maggiore difficoltà di trovare nei porti il combustibile Hsfo, quello utilizzato con gli scrubber, con conseguente rialzo previsto dei prezzi e difficoltà di approvvigionamento.

Intanto, sull’onda dell’emergenza coronavirus, l’Associazione degli armatori cinesi si è mobilitata per chiedere all’Imo la sospensione di un anno del SulphurCap 2020.

L’impatto economico del virus unito ai costi portati dai nuovi limiti alle emissioni rischierebbero di mettere in ginocchio il trasporto marittimo in Cina. Riguardo agli impianti a ciclo aperto, Ce Delft ha realizzato con Deltares lo studio “The impacts of Ecgs washwater discharges on port water and sediment” per definire l’impatto delle acque prodotte dagli scrubber su acque e sedimenti portuali.

Sono state analizzate le concentrazioni di 11 metalli e di 16 idrocarburi policiclici aromatici, confrontandole con i limiti contenuti nella Direttiva quadro sulle acque dell’Unione europea.

Il risultato è che l’aumento della concentrazione delle sostanze analizzate provocato dal rilascio in mare delle acque degli scrubber open-loop è di meno dello 0,1% rispetto ai limiti europei previsti per il 2021.

La concentrazione rilevata nei porti in cui c’è una bassa variazione di marea, come quelli del mar Baltico, è stata leggermente superiore, dello 0,6%. Il rapporto non ha preso in considerazione l’acidificazione.

Tuttavia, per quanto riguarda gli elementi misurati, il limite è ben al di sotto di quanto richiesto, visto che per violare la direttiva europea avrebbero dovuto essere pari al 100% dei limiti. Gli scrubber open loop sono stati banditi dai porti in molti paesi come ad esempio Malesia, Singapore, Belgio, Lettonia, Egitto, Bahrein e Pakistan.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Argomenti: