Tirrenia, via libera agli aiuti di Stato Ma Onorato deve pagare 115 milioni

Genova - Alla fine di un’indagine durata nove anni, la Commissione europea ha stabilito che gli 846 milioni di euro pubblici versati alla compagnia Tirrenia tra il 2009 e il 2020 non sono aiuti di Stato. Si tratta di soldi necessari a coprire i collegamenti in continuità territoriale con la Sardegna

di Alberto Quarati

Genova - Alla fine di un’indagine durata nove anni, la Commissione europea ha stabilito che gli 846 milioni di euro pubblici versati alla compagnia Tirrenia tra il 2009 e il 2020 non sono aiuti di Stato. Si tratta di soldi necessari a coprire i collegamenti in continuità territoriale con la Sardegna, 12 rotte che in base alla convenzione pubblica la compagnia è tenuta a percorrere indipendentemente dal vantaggio economico.

Tuttavia, la decisione di Bruxelles paradossalmente complica la situazione del gruppo Onorato Armatori, che dal 2015 controlla al 100% Tirrenia attraverso la società Cin: secondo una clausola del contratto che consegnava l’ex compagnia di navigazione pubblica ai privati, il pagamento allo Stato (180 milioni di euro) per l’acquisto della società si sarebbe effettuato solo dopo un pronunciamento definitivo di Bruxelles sul tema aiuti di Stato.

Pronunciamento arrivato ieri, e che nei fatti pare rendere quindi immediatamente esigibili 155 milioni di euro, cioè la prima e la seconda rata (rispettivamente 55 e 60 milioni) che Cin avrebbe dovuto saldare con lo Stato nel 2016 e nel 2019 (la terza rata è prevista il prossimo anno). I commissari di Tirrenia in amministrazione straordinaria, titolare del credito, accolgono la decisione di Bruxelles «con soddisfazione: il processo di privatizzazione di Tirrenia, la vendita del complesso aziendale, la convenzione e le relative compensazioni non hanno costituito aiuti di Stato. Sono stati sanzionati - proseguono Beniamino Caravita di Toritto, Gerardo Longobardi e Stefano Ambrosini - alcuni singoli aspetti della fase transitoria e della vendita le cui conseguenze finanziarie resteranno a carico dell’amministrazione straordinaria. Ogni ulteriore valutazione potrà essere effettuata solo dopo la lettura dei testo integrale della decisione ».

In effetti, Bruxelles ha definito illegali la proroga di un anno dell’aiuto al salvataggio del 2004, l’uso per liquidità di alcuni fondi destinati alla ristrutturazione delle navi, alcune esenzioni fiscali: 15 milioni di aiuti incompatibili, il cui recupero è a carico dell’amministrazione straordinaria, non essendoci continuità economica tra Tirrenia-Cin e la vecchia Tirrenia.

In merito al pagamento delle rate d’acquisto di Tirrenia, i commissari hanno già in corso contro Onorato una causa in sede civile a Roma, che si basa anche sulla contestazione della clausola sugli aiuti di Stato: la decisione di ieri, nei fatti, taglia però la testa al toro. «Piena disponibilità - spiegavano ieri sera da Onorato Armatori, a ricercare con i commissari «una soluzione compatibile nell’ambito del percorso di risanamento in atto» anche sulla base «di interlocuzioni preliminari già avviate».

Per Onorato Armatori si apre così ufficialmente il fronte Tirrenia: oltre al credito dovuto allo Stato, l’avvicinarsi della scadenza proprio della convenzione di continuità territoriale (luglio di quest’anno se non sarà prorogata, e su cui si concentrano gli appetiti di molti altri armatori) e che nei fatti ad oggi giustifica l’esistenza stessa e le dimensioni della compagnia (1.500 marittimi).

Una vertenza cui si affianca quella dell’altra società controllata, la Moby, che deve rimborsare un bond da 300 milioni (scadenza 2023) e 170 milioni di debiti con le banche: a entrambi gli interlocutori, il gruppo guidato da Vincenzo Onorato ha chiesto più tempo per trattare. Il dialogo pare più avviato con le banche, mentre dai fondi di rischio che detengono il bond quotato a Lussemburgo è atteso un pronunciamento: l’accordo che congelava il pagamento della cedola è scaduto il 29 febbraio.

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