Civitavecchia vuole chiudere il porto ai passeggeri: "Troppi rischi"

Contro la possibilità di contagi che arrivano dal mare si è scagliato oggi Ernesto Tedesco, sindaco leghista di uno dei porti più importanti del Mediterraneo, "porta" sul mare di Roma per centinaia di migliaia di passeggeri ogni anno

La Costa Smeralda a Civitavecchia

Roma - Basta con le navi passeggeri nel porto di Civitavecchia: sì solo alle merci e chi deve rientrare dalla Spagna usi un ponte aereo. Contro la possibilità di contagi che arrivano dal mare si è scagliato oggi Ernesto Tedesco, sindaco leghista di uno dei porti più importanti del Mediterraneo, "porta" sul mare di Roma per centinaia di migliaia di passeggeri ogni anno. «La città è in emergenza sanitaria - ha detto - e chiediamo formalmente al ministro dei Trasporti Paola De Micheli e alla Regione Lazio di intervenire». Era lo scorso 30 gennaio quando Tedesco si precipitò al porto per bloccare lo sbarco di circa mille passeggeri dalla Costa Smeralda. Oggi lo 'spettrò che si aggira per i mari d'Europa e che lo spaventa si chiama Costa Victoria.

È di ieri la notizia, arrivata dalla Grecia, di una passeggera della nave risultata positiva al Covid-19 durante una sosta a Creta. La Victoria doveva sbarcare a Venezia, ma sia il governatore del Veneto Luca Zaia che il sindaco Luigi Brugnaro si sono schierati contro. Esclusa dalla stessa compagnia marittima anche Trieste, per non impattare su territori già messi a dura prova dall'emergenza. La nave, con a bordo 1400 persone perlopiù australiane e nessun italiano, ha dunque oltrepassato lo stretto di Messina e si è affacciata sul Tirreno. Il sindaco di Civitavecchia s'è messo in allarme: «Sappiamo che da una nave scende una passeggera infetta a Creta - ha detto - e si parla di Civitavecchia come destinazione. Sappiamo che da un'altra nave scende a Cipro un marittimo infetto, e anche in questo caso farebbe prua su Civitavecchia, dove dovrebbe arrivare il 27 marzo. Queste navi - taglia corto - non le vogliamo». Sì a merci di prima necessità e generi alimentari, certo, e dotando gli operatori di mascherine e guanti, ma per il resto «il porto deve essere chiuso». Le navi da crociera sono state dal primo momento - loro malgrado -  "protagoniste" in tutto il mondo dell'emergenza coronavirus, a partire dalla Diamond Princess e dal suo capitano italiano Gennaro Arma. La nave tra febbraio e marzo rimase circa un mese in quarantena in Giappone con oltre 3700 persone a bordo. Ieri - altro esempio - le autorità cilene hanno negato l'ingresso al porto di Punta Arenas a una nave con a bordo 1.800 persone perché una quarantina presentano sintomi simili a quelli del coronavirus.

In Italia i servizi di crociera delle navi italiane sono stati sospesi dallo scorso 19 marzo con un decreto a doppia firma De Micheli-Speranza: nell'atto dei ministri dei Trasporti e della Sanità si blocca anche l'arrivo nei porti italiani delle navi straniere. Le navi italiane, secondo il decreto, dopo aver adottato tutte le prevenzioni sanitarie sono tenute a sbarcare tutti i passeggeri, e non possono più imbarcarne fino, era stato disposto la scorsa settimana, al 3 aprile. È la situazione della Costa Luminosa, che da venerdì è ormeggiata al porto di Savona: la scorsa notte un membro dell'equipaggio è stato ricoverato in un ospedale della città ligure, ed è l'ottavo sceso da quella nave a finire in corsia. La sindaca Ilaria Caprioglio ha assicurato oggi che una volta completato lo sbarco protetto di tutti i passeggeri la nave sarà prima spostata in una banchina più lontana, e poi lascerà il porto. Le Crociere Costa, così ha deciso la stessa compagnia, sono sospese comunque fino al 30 di aprile.

©RIPRODUZIONE RISERVATA