Crociere, Msc e Costa provano a fare pressing sul governo. Che per ora tace

Confitarma e Assarmatori si sono allineate, per un volta almeno. La prima rappresenta infatti anche gli interessi di Costa Crociere, mentre la seconda ha tra i soci fondatori Msc

di SIMONE GALLOTTI

Genova - Dallo sconcerto alla rabbia il passo è stato breve. Compagnie e associazioni degli armatori adesso provano con il pressing a ottenere la data per la ripartenza delle crociere, dopo che il decreto del governo ha allungato sino a fine mese le misure anti-contagio. L’esecutivo si è infatti dimenticato di inserire anche lo sblocco per la ripartenza delle navi. Così Confitarma e Assarmatori si sono allineate, per un volta almeno. La prima rappresenta infatti anche gli interessi di Costa Crociere, mentre la seconda ha tra i soci fondatori Msc. Un documento congiunto potrebbe così arrivare sulla scrivani dei ministri interessati per cercare di sbloccare la situazione. «In fondo sono ripartiti tutti i settori produttivi del Paese, mentre le crociere rimangono ancora ferme al palo» confida una fonte politica. Le sponde agli armatori non mancano: il settore garantisce migliaia di posti di lavoro a terra e a bordo e la Liguria è uno degli hub delle crociere. Ogni mese di stop costa alle compagnie centinaia di milioni di dollari e ogni giorno di ritardo impatta sui conti dei due colossi. I piani delle compagnie prevedevano una ripartenza intorno a Ferragosto con crociere autarchiche e un protocollo sanitario ancora più severo di quello prodotto dal comitato degli esperti a cui però serve la bollinatura del governo per entrare in vigore. È tutto pronto insomma, manca la data.

Lo scoglio principale rimarrebbe il ministero della Salute e poi le navi potrebbero mollare nuovamente gli ormeggi. La strategia delle compagnie prevede peraltro una ripartenza in sordina con quattro navi in un primo momento, divise tra i due colossi. La rotta scelta è tutta - o quasi - tricolore e a bordo potranno salire gli europei. Le navi in base ai protocolli elaborati anche dalle compagnie, non saranno piene a metà, ma potranno imbarcare più passeggeri, mentre i controlli saranno serrati dal momento della prenotazione sino allo sbarco. Se l’iniziativa delle due associazioni - che gli sherpa di Assarmatori e Confitarma stanno concordando in queste ore - andrà a buon fine, le navi potranno ripartire. C’è ancora una settimana di tempo per rispettare i piani che prevedono il via libera a Ferragosto. Dopo diventerà tutto più difficile: serve un mese per rimettere in moto i motori anche amministrativi delle compagnie. Bisogna richiamare gli equipaggi, fare i test, predisporre le quarantene, approntare le navi e vendere i viaggi. Ancora sette giorni e poi addio agosto, con il rischio che salti quello scampolo di stagione che gli armatori speravano di poter recuperare. Anche per dare un segnale di vitalità: ieri ad esempio Carnival, il gruppo più grande al mondo, ha fatto il conto di quanto ha chiesto al mercato per superare questa crisi: 10 miliardi. Abbastanza per rimanere un anno a entrate zero. —

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