"Protocollo sanitario unico nel Mediterraneo per fare ripartire davvero le crociere"

Valeria Mangiarotti, avvocato, è da poco vice-presidente di MedCruise, l’associazione che riunisce i porti crocieristici del Mediterraneo, sotto il nuovo mandato di Aris Batsoulis

Msc Meraviglia a Genova

di Alberto Quarati

Genova - Valeria Mangiarotti, avvocato, è da poco vice-presidente di MedCruise, l’associazione che riunisce i porti crocieristici del Mediterraneo, sotto il nuovo mandato di Aris Batsoulis. Non del tutto una new entry, quella di Mangiarotti, che già in passato aveva ricoperto questa carica, ma il ritorno al ruolo della responsabile Marketing dell’Autorità di sistema portuale della Sardegna è stato salutato da Massimo Deiana, presidente dell’Adsp, come un premio «sia nel campo delle politiche ambientali del settore marittimo e portuale che nelle relazioni commerciali con i principali gruppi armatoriali».

Ma intanto il vostro settore è fermo, cosa possono fare i porti in un momento di questo genere?
«Una timida ripartenza, con uno sforzo enorme, va segnalata qui in Italia, con Msc e Costa che da fine estate hanno ripreso i viaggi, dopo uno lavoro durissimo legato alla formulazione dei protocolli sanitari. Noi in questo momento di fermo ci stiamo concentrando sulle tematiche ambientali, cercando di capire come potrà essere meno impattante possibile l’industria delle crociere nei prossimi anni».

Le compagnie in Italia stanno provando a dimostrare che la crociera è una vacanza sicura, a prova di virus. Esperienza replicabile a livello mediterraneo?
«La risposta è sì, e c’è una commissione all’interno dell’associazione che si sta occupando proprio di questo: l’idea dovrebbe essere quella di provare a arrivare a un protocollo unico per i Paesi che si affacciano sul Mar Mediterraneo, indipendentemente dallo Stato in cui approda la nave. Il Mediterraneo è politicamente diviso, ma noi siamo una delle poche associazioni a cavallo di tre Continenti, e se vogliamo anche di quattro mari - oltre al Mediterraneo, anche il Mar Nero, il Mar Rosso e l’Oceano Atlantico».

Crociere meno impattanti: quindi si parla di elettrificazione delle banchine.
«Da quel punto di vista devo dire che MedCruise ha sempre sollevato qualche perplessità. Il dibattito sui questa tecnologia, di cui si è cominciato a parlare una quindicina di anni fa, riguarda soprattutto la possibilità di realizzare nei porti infrastrutture che siano in grado di supportare consumi fino a 10 megawatt, che è il fabbisogno di energia delle navi da crociera più grandi ormeggiate una giornata in porto. Diverso, va precisato, è ovviamente parlare dei consumi per traghetti o navi merci, che hanno un fabbisogno di energia inferiore».

Quindi su cosa vale la pena puntare?
«Penso che sia soprattutto il gas naturale liquefatto a fornire le risposte migliori. Nel Mediterraneo si sta già creando una rete di infrastrutture, nella quale l’ultima entrata è La Spezia. Ma i progetti in corso sono numerosi e in grado di rispondere alla necessità di abbattere le emissioni delle navi».

Però il metano non risolve il problema delle emissioni di azoto.
«Ma taglia quelle di zolfo. Però attenzione, questa non è la tecnologia definitiva, ma certamente oggi è quella più facilmente realizzabile per rendere l’industria ancora più sostenibile. La nostra commissione Ambiente sta studiando e supportando anche altre tecnologie che possono diventare future soluzioni: penso alle batterie al litio che accumulano energia durante il viaggio e consentono di spegnere i motori in porto, e agli studi sullo sfruttamento dell’idrogeno». —

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