Fallito il gestore della "Queen Mary"

Monfalcone - Il gestore dello storico transatlantico "Queen Mary" di Long Beach prevede di mettere all'asta il contratto di locazione per la nave-museo dopo aver presentato istanza di fallimento a seguito di una serie di problemi finanziari. Eagle Hospitality con sede a Singapore ha dichiarato che venderà 15 dei 18 alberghi nel suo portafoglio, tra cui la "Queen Mary"

di Matteo Martinuzzi

Monfalcone - Il gestore dello storico transatlantico "Queen Mary" di Long Beach prevede di mettere all'asta il contratto di locazione per la nave-museo dopo aver presentato istanza di fallimento a seguito di una serie di problemi finanziari. Eagle Hospitality con sede a Singapore ha dichiarato che venderà 15 dei 18 alberghi nel suo portafoglio, tra cui la "Queen Mary", per un prezzo di partenza di 470 milioni di dollari in un'asta fissata provvisoriamente per il 20 maggio. Questa iconica nave di Cunard Line si trova in California dal 1967, quando al termine del suo ultimo viaggio è stata musealizzata e trasformata in hotel galleggiante. La città californiana detiene il possesso della "Qm", ma per decenni ha affittato la nave a vari operatori e quasi tutti hanno incontrato difficoltà finanziarie nella sua gestione a causa degli alti costi di manutenzione.

Alan Tantleff della Fti Consulting, che è stato nominato curatore fallimentare, spiega che Eagle ha ricevuto un'offerta iniziale per l'intero portafoglio della società di investimento privata Monarch Alternative Capital. Tuttavia Eagle potrebbe scegliere di vendere la "Qm" o una delle sue proprietà individualmente nell'asta. Si spera infatti di cedere il contratto di locazione del transatlantico individualmente a qualcuno che ne riconosca le opportunità di sviluppo. Eagle Hospitality ha dichiarato bancarotta lo scorso 18 gennaio con oltre 500 milioni di dollari di debiti, poiché la pandemia in corso ha devastato il settore dell'ospitalità. Ma la società aveva già mostrato segni di debolezza nel 2019 prima del coronavirus.

Urban Commons, che ha firmato un contratto di locazione di 66 anni per gestire la "Qm" nel 2016, ha creato Eagle Hospitality nel 2019 per quotarsi alla Borsa di Singapore, con l'obiettivo di raccogliere diversi milioni di dollari per un enorme progetto di sviluppo chiamato “Queen Mary Island” che avrebbe ridisegnato il fronte mare di Long Beach. Purtroppo le due entità societarie sono entrate in conflitto quando Urban Commons non ha adempiuto agli obblighi finanziari e non è riuscita a pagare l'affitto per il suo portafoglio di proprietà alberghiere. I problemi sono culminati a settembre, quando i manager di Eagle Hospitality hanno risolto i contratti di locazione per gli hotel di Urban Commons, rimuovendo quest’ultima dalla gestione della "Queen Mary".

Ma la preoccupazione maggiore per le istituzioni di Long Beach, più che il passaggio della gestione di "Qm", rimangono le riparazioni e la manutenzioni per la vecchia nave. Un'ispezione tecnica dello stato di conservazione del bene commissionata dalla città californiana nel 2015 ha previsto costi fino a 289 milioni di dollari per le riparazioni necessarie nei prossimi anni per garantire la tenuta strutturale dello scafo. In base all’accordo originale con Urban Commons, la municipalità di Long Beach ha emesso 23 milioni di dollari di obbligazioni per procedere ad alcuni degli interventi più urgenti, ma purtroppo i soldi a bilancio stati spesi lasciando molte criticità ancora aperte in attesa di soluzione. L’unico grande transatlantico degli anni Trenta del Novecento preservato, rischia così una triste agonia: impostato nel 1930 nel cantiere scozzese John Brown di Clydebank, a causa degli effetti della crisi del ’29, ci vollero ben sei anni per completarlo. Si fregiò del prestigioso Nastro Azzurro e superò indenne la Seconda Guerra Mondiale dove operò come trasporto truppe in grado di ospitare 16 mila soldati. Si tratta quindi di un monumento a tutti gli effetti che va preservato a tutti i costi.

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