I 90 anni del "Rex"

Genova - Il primo agosto di novanta anni fa per Genova fu una giornata memorabile: infatti in quel lontano 1931 veniva varato nel cantiere Ansaldo di Sestri Ponente il mitico transatlantico "Rex" alla presenza del Re Vittorio Emanuele III e della Regina Elena che ne fu la madrina. Quella nave, orgoglio del regime e simbolo di quell’epoca, finì sulle prime pagine di tutti i giornali del mondo nel 1933 quando conquistò il prestigioso Nastro Azzurro

di Matteo Martinuzzi

Genova - Il primo agosto di novanta anni fa per Genova fu una giornata memorabile: infatti in quel lontano 1931 veniva varato nel cantiere Ansaldo di Sestri Ponente il mitico transatlantico "Rex" alla presenza del Re Vittorio Emanuele III e della Regina Elena che ne fu la madrina. Quella nave, orgoglio del regime e simbolo di quell’epoca, finì sulle prime pagine di tutti i giornali del mondo nel 1933 quando conquistò il prestigioso Nastro Azzurro per la più veloce traversata dell’Atlantico sulla rotta verso Ovest. Questo transatlantico è stato il più grande della storia della marina mercantile italiana con 51 mila tonnellate di stazza lorda (in seguito incrementata a 53 mila tsl nel corso dei lavori del 1936). Commissionato dalla Navigazione Generale Italiana all’Ansaldo, la sua progettazione venne affidata all'ingegnere navale Achille Piazzai. Il 22 settembre 1932 il "Rex" venne consegnato alla Società Italia-Flotte Riunite, nata da poco con la fusione delle flotte della Navigazione Generale Italiana, del Lloyd Sabaudo e della Cosulich-Società Triestina di Navigazione.

Il viaggio da primato che lo rese celebre avvenne un anno più tardi, quando con una velocità media di 28,92 nodi, strappò il Nastro Azzurro al transatlantico tedesco Europa. La traversata da record iniziò il 10 agosto 1933, quando la nave salpò da Genova alla volta di New York con Francesco Tarabotto al comando. Durante quel viaggio riuscì a percorrere le 3.181 miglia che separano Gibilterra dal faro di Ambrose in quattro giorni, 13 ore e 58 minuti. Il massimo percorso effettuato in un solo giorno fu di 736 miglia, alla velocità media di 30,6 nodi. Per tutti gli anni Trenta il "Rex", insieme al consociale Conte di Savoia, navigò lungo la rotta del sole, contribuendo a diffondere il mito delle navi italiane riconosciute come i più bei esempi della manifattura italiana dove l’atmosfera e la cucina non avevano eguali.

Allo scoppio della seconda guerra mondiale, allorché le navi inglesi, francesi e tedesche cessarono i servizi commerciali, divenne il più grande transatlantico a operare in Atlantico continuando il trasporto passeggeri con una bandiera italiana dipinta sulle fiancate che simboleggiava la neutralità del nostro Paese. Nel maggio 1940 in previsione dell'entrata in guerra dell'Italia, il "Rex" fece il suo ultimo viaggio commerciale. Rientrato in Italia venne trasferito nella più sicura Trieste dove passò in disarmo i primi anni di guerra. A seguito dell'armistizio del 1943 cadde in mano dei tedeschi. L'8 settembre 1944 il "Rex" si trovava bloccato poco distante dalla costa tra Isola d'Istria e Capodistria dove fu avvistato dai ricognitori della Royal Air Force e quindi bombardato con 123 razzi.

La nave bruciò per quattro giorni prima di affondare. Dopo la guerra, il relitto finito in acque jugoslave con i nuovi confini, fu smantellato sul posto tra il 1947 e il 1958. Il Rex però è rimasto nella memoria collettiva diventando protagonista di una celebre scena del film Amarcord di Federico Fellini, nella quale una folla ne attende nottetempo il passaggio nell'Adriatico a bordo di piccole imbarcazioni. Quella scena è di pura fantasia, perché il Rex non effettuò mai servizio passeggeri transitando per il Mar Adriatico, ma vi passò unicamente in occasione del suo ultimo viaggio verso Trieste nel tentativo di essere messo al sicuro. Inoltre la Zanussi chiese e ottenne, dalla Società di Navigazione Italia, la possibilità di creare una linea di elettrodomestici con il marchio Rex, dopo la conquista del Nastro Azzurro, per evocare l'immagine di un prodotto di alto livello.

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