L'ombra di Omicron sulle crociere

Monfalcone - Anche l’industria crocieristica in questi giorni sta soffrendo pesantemente dell’aumento dei casi di coronavirus a causa del diffondersi della variante Omicron. L’area geografica dove si concentra il maggior numero di navi da crociera  è quella dove l’emergenza si fa più severa

di Matteo Martinuzzi

Monfalcone - Anche l’industria crocieristica in questi giorni sta soffrendo pesantemente dell’aumento dei casi di coronavirus a causa del diffondersi della variante Omicron. L’area geografica dove si concentra il maggior numero di navi da crociera in questo periodo dell’anno è quella dove l’emergenza si fa più severa, parliamo dei Caraibi. Infatti le autorità sanitarie americane (Cdc) stanno monitorando oltre 60 navi da crociera in seguito alle infezioni registrate a bordo tra passeggeri ed equipaggio. La situazione era facilmente gestibile quando il tasso di contagio era inferiore all’1% della popolazione di bordo: ora si sta superando sempre più spesso questo livello e gli ostacoli per le compagnie si moltiplicano. In primis alcune destinazioni tra Caraibi e Messico non accettano più navi con contagi oltre la soglia dell’1%, questo fa si che le compagnie debbano riorganizzare in tutta fretta gli itinerari trovando scali disponibili ad accettare l’ormeggio.

Tutto questo ovviamente causa disservizi tra i passeggeri che si vedono stravolgere i piani delle vacanze che non sanno più quale itinerario sarà seguito dalla propria nave. Ma sull’esperienza di crociera pesa anche il fatto che con sempre più membri dell’equipaggio positivi, la qualità del servizio dedicato agli ospiti tende a decadere. Cosa stanno facendo le compagnie per arginare questa emergenza? In questi giorni di ferie le unità di crisi dei vari marchi sono alle prese con un superlavoro per gestire questa situazione. Si sta cercando di sbarcare ove possibile i membri dell’equipaggio positivi asintomatici per ricoverarli nel covid-hotel convenzionati con le compagnie. In questo modo si riesce a ridurre il tasso di positività della popolazione di bordo in modo da restare sotto la soglia dell’1% che significa molti problemi in meno.

Però poi c’è anche la necessità di rimpiazzare questi membri positivi con altri per garantire la continuità degli standard di servizio a bordo: una sfida decisamente non facile. Ma le compagnie stanno tenendo duro perché questo è il periodo dell’anno in cui si possono fare i maggiori affari, le navi infatti sono abbastanza piene rispettando i limiti di capienza imposti dall’emergenza sanitaria. Poi dopo le feste si temono già una valanga di cancellazioni che potrebbero portare a nuovi disarmi temporanei di alcune unità. La situazione sulle navi nostrane? Nel Mediterraneo ora ci sono operative soltanto tre navi, una di Costa (“Luminosa”) e due di Msc (“Grandiosa” e “Fantasia”). La situazione è molto più gestibile nel Mare Nostrum seguendo i scrupolosi protocolli sanitari che hanno permesso al settore di ripartire in piena sicurezza.

Ovviamente i casi a bordo si registrano anche su queste navi, infatti ormai è routine vedere le ambulanze sottobordo alle due navi Msc che attendono i contagiati da sbarcare a Genova. Costa invece sulla sua nave ha limitato le feste per evitare ulteriori assembramenti. Resta il fatto che nonostante queste difficoltà la nave resta il luogo più sicuro dove stare in questo momento visto che a terra sfioriamo i 100 mila casi giornalieri in Italia. Nel Medio-Oriente dove sono presenti altre tre navi tra Costa ed Msc la situazione è altrettanto gestibile con solo problemi negli itinerari visto che alcuni Paesi toccati sono nella lista nera della Farnesina. Altre navi Costa ed Msc sono presenti in Sudamerica e Nordamerica, ma quasi senza connazionali a bordo tra i passeggeri visto le restrizioni ai viaggi internazionali. Sono state quindi marginalmente coinvolte in questa emergenza, è recente notizia infatti che le autorità delle Bahamas non hanno autorizzato la "Msc Seashore" a scalare ad Ocean Cay.

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