Moby-Tirrenia, da domani assemblee sulle navi

Roma - Il prossimo 21 marzo una prima mobilitazione con presidio dalle 11 al Mise a Roma con assemblee preliminari con i lavoratori del gruppo, già programmate a partire da domani. L'Ugl proclama sciopero il 29 marzo, i lavoratori Tirrenia scrivono alla stampa. Timori anche in Toremar

Roma - «In assenza di una convocazione da parte dei rappresentanti del ministero dello Sviluppo economico o dei commissari di Tirrenia in amministrazione straordinaria si terrà il prossimo 21 marzo una prima mobilitazione con presidio dalle 11 al Mise a Roma con assemblee preliminari con i lavoratori del gruppo, già programmate a partire da domani». Ad annunciarlo il segretario nazionale della Filt Cgil, Natale Colombo, spiegando che «le importanti evoluzioni, apprese indirettamente attraverso gli organi di stampa, sui diversi negoziati tra il gruppo Grimaldi e i commissari, per un accordo preventivo sul piano di pagamento del debito da parte di Cin., impongono la necessità di un urgente incontro con gli enti competenti per ricevere le opportune assicurazioni sulla garanzia occupazionale. Oggi - prosegue il dirigente nazionale della Filt Cgil - abbiamo nuovamente richiesto uno specifico incontro perché abbiamo il diritto di conoscere quali sono le strategie pronte a garantire la continuità occupazionale dei circa 6.000 lavoratori del gruppo nel caso in cui non si arrivasse a realizzare l’accordo tra tutti i creditori entro il prossimo 31 marzo come stabilito dal Tribunale di Milano. I possibili scenari sull’esito del negoziato che apprendiamo indirettamente sono vari - spiega Colombo - ma nessuno di questi affronta il tema della continuità occupazionale come se i lavoratori non esistessero. L’ultima ipotesi circolata che ci preoccupa è relativa al fatto che sarebbe pronta una gara per l’acquisto del credito vantato da Tirrenia in As, con il rischio anche dello spacchettamento dei servizi e quindi dei lavoratori. C’è bisogno di sapere in forma diretta - conclude Colombo - quali sono gli scenari che abbiamo davanti e come questi tutelano i lavoratori coinvolti, evitando di ripercorrere quanto accaduto recentemente con l’affidamento delle tratte della continuità territoriale marittima dove non si è fatta valere alcuna clausola sociale e per la quale ancora aspettiamo risposte dal ministero delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili».

Anche la Fit Cisl ha fatto circolare un comunicato interno all’azienda, chiedendo un incontro al Mise e ai commissari straordinari di Tirrenia Cin, convocando l’azione di mobilitazione al ministero, sempre il 21 alle 11. Da domani il sindacato sarà presente sulle navi in sosta a Livorno per le assemblee dei lavoratori. «La crisi della Cin - Tirrenia Moby mette a rischio 4500 posti di lavoro» dice il segretario nazionale Ugl Mare, Pasquale Mennella, ribadendo invece come dal ministero delle Infrastrutture e mobilità sostenibili non sia arrivata alcuna risposta circa la richiesta del 5 marzo scorso di apertura di un tavolo di confronto «per mitigare gli effetti che potrebbe produrre il fallimento totale o parziale delle aziende del gruppo Onorato».

Per questo, spiega ancora, «la proclamazione dello sciopero dei lavoratori Cin Tirrenia-Moby per il 29 marzo risponde alle preoccupazioni e agli appelli accorati che il personale tutto sta invocando per la delicata vertenza, giunta quasi ai titoli di coda». Il sindacato rivendica infatti, dice ancora Mennella, «una maggiore attenzione alla vertenza; una previsione di clausola sociale reale ed esigibile, che possa effettivamente evitare quelle arbitrarie attuazioni a oggi riscontrate nelle recenti assegnazioni; una rivisitazione dei bandi di gara. «C'è il serio rischio, che a pagare lo scotto di scelte politiche miopi e strategie aziendali sbagliate, siano ancora una volta i lavoratori marittimi», conclude.

LA LETTERA DEI MARITTIMI TIRRENIA
Un gruppo di marittimi della Tirrenia ha inviato questa lettera agli organi di stampa:
“Il nostro cuore è attualmente rivolto al popolo ucraino al quale, esprimiamo tutta la nostra solidarietà e affetto ma, la nostra mente, è concentrata, purtroppo, al dramma legato alle sorti della nostra azienda. Ci vogliamo rivolgere alla politica, alle istituzioni e a tutta l'opinione pubblica per sottoporre alla loro attenzione lo stato di abbandono, sofferenza, ansia e frustrazione in cui soggiacciamo migliaia di lavoratori del gruppo Onorato. Le circostanze che hanno indotto alla sottoscrizione di una richiesta inviata a tutti i sindacati per organizzare una serie di assemblee a bordo delle navi sono determinate da una serie di notizie preoccupanti sul futuro dell'azienda e delle conseguenze occupazionali che esse possono determinare nel caso fossero confermate. Con grande sconcerto dobbiamo purtroppo registrare, ad oggi, che il distacco tra le lavoratrici, i lavoratori ed il sindacato è un dato di fatto e, la mancata disponibilità di ad assisterci in questo difficile momento ne è la prova ed ancora più grave sarebbe se, tale indisponibilità, fosse determinata da una scelta di campo, con questo o con quell'altro armatore, da parte dell'organizzazione dei lavoratori. In sintesi, sono ormai alcuni anni che il gruppo Onorato è alle prese con un difficile momento finanziario nei confronti del quale, l'azienda, con grande senso di responsabilità ed anche di autocritica, sta cercando di dare fattiva risposta sino al punto di richiedere ed ottenere, dal Tribunale di Milano, una procedura di concordato atta a ricercare un accordo, superiore agli obblighi di legge, con i creditori per la definizione di un percorso di rientro del debito. La grande e coraggiosa iniziativa del gruppo, tesa totalmente ad un rilancio industriale ed occupazionale, è stata accolta, nel merito e nel metodo, favorevolmente da tutti i creditori tranne che dai commissari straordinari di Tirrenia che, per conto dello Stato italiano attraverso il ministero dello Sviluppo economico hanno posto una condizione sul metodo chiedendo una fidejussione a garanzia dei 144 milioni concordati rifiutando l’ipoteca su quattro navi, offerta dall’azienda. La richiesta per una fidejussione proposta dei commissari straordinari di Tirrenia in A.S. è palesemente un atto politico, per non definire un accordo che consentirebbe all’azienda di traguardare positivamente un percorso che permetterebbe il rilancio industriale, la salvaguardia degli attuali livelli occupazionali e soprattutto la garanzia di un’infrastruttura importante per l'equilibrio concorrenziale per l’Italia e per l’Europa”.

PREOCCUPAZIONE ANCHE ALLA TOREMAR
Anche i lavoratori della Toremar (compagnia del gruppo Onorato che però a differenza di Moby e Tirrenia non è in concordato) hanno chiesto ai sindacati di convocare le assemblee, per il timore delle “grossissime ripercussioni” che deriverebbero dal fallimento delle altre due compagnie.

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