Crociere, Venezia testa lo sbarco in rada

Per la prima volta una nave da crociera ha scalato in rada a Venezia con i turisti portati in città da barche turistiche: è successo sabato scorso con la "Norwegian Gem" di Norwegian Cruise Line, che si è fermata a tre miglia marine dalla bocca di Porto San Nicolò

di Matteo Martinuzzi

Monfalcone - Per la prima volta una nave da crociera ha scalato in rada a Venezia con i turisti portati in città da barche turistiche: è successo sabato scorso con la "Norwegian Gem" di Norwegian Cruise Line, che si è fermata a tre miglia marine dalla bocca di Porto San Nicolò. Questa soluzione ha permesso di bypassare il divieto di transito delle navi da crociera nel Bacino San Marco imposto dal governo Draghi lo scorso anno: si tratta di un esperimento ben riuscito. Una novità assoluta per Venezia, ma nulla di nuovo per il settore. Infatti in molti scali nel mondo le navi non hanno a disposizioni banchine di dimensioni tali da ospitarle, per questo i crocieristi sbarcano con i tender o con barche turistiche messe a disposizione per l’occasione. Classico esempio è quello di Santorini dove le navi bianche ormeggiano nella caldera del vulcano sommersa dal mare.

Da qui i turisti procedono verso terra con i natanti messi a loro disposizione. Questo è ovviamente un turismo mordi e fuggi: quello che preoccupa di più i veneziani visto che storicamente lo scalo lagunare era un porto d’imbarco-sbarco. Cioè la maggior parte delle navi iniziava/finiva la crociera in Laguna con notevoli benefici per l’economia locale. Si tratta dei crocieristi che pernottavano prima o dopo la crociera, utilizzavano l’aeroporto e mezzi pubblici per raggiungere la loro destinazione, impegnavano gli operatori della stazione marittima nell’imbarco-sbarco dei bagagli e dei rifornimenti delle navi. Insomma quel volano che dava lavoro a circa 4.000 persone e che è stato cancellato tutto d’un tratto per decreto governativo (e prima dalla pandemia).

La soluzione provvisoria degli approdi diffusi a Marghera non pare sia stata un grande successo e apprezzata dagli armatori, da qui la decisione di spostare i propri home port in altri lidi (Trieste e Ravenna): "Norwegian Gem" con le sue 93 mila tonnellate di stazza lorda è basata da quest’anno a Trieste. Così dopo un lungo iter organizzativo Ncl ha gestito, in collaborazione con Venezia Terminal Passeggeri, questa fermata in alto mare che ha portato a terra circa 1.300 turisti (evidentemente la nave non viaggiava a pieno carico visto che la sua capienza massima è di 2.846 ospiti). La spola è stata fatta da natanti da 150 posti ciascuno che dalla nave raggiungevano Riva Sette Martiri (a due passi da Palazzo Ducale) e viceversa. La sosta si è protratta dalle 8.00 di mattina alle 22.00 di sera, poi la nave ha proseguito per Trieste. Le operazioni sono state effettuate sotto l’occhio vigile della Capitaneria di porto che ovviamente aveva seguito l’iter autorizzativo individuando anche il punto più congeniale per dare fondo alle ancore.

Il trasbordo dei passeggeri sui lancioni turistici è stato favorito da un mare particolarmente calmo. Quindi una programmazione del genere verrebbe sicuramente influenzata dalle condizioni meteo, cosa che avviene spesso a Mykonos dove le navi per il vento non di rado saltano lo scalo. Non ci sono stati commenti ufficiali dalle istituzioni, ma è ovvio che questo genere di turismo piace poco. Però dopo anni di polemiche contro le navi e la sua fiorente industria che gravitava attorno alla marittima, le compagnie si sono viste costrette a cercare altre alternative. D’altronde l’appeal internazionale di Venezia è invariato e in attesa di soluzioni realistiche ed in tempi non biblici per salvaguardare il suo home port, lo scalo in rada potrebbe essere un compromesso per non perdere decine di migliaia di turisti. Meglio di niente in attesa di una nuova stazione marittima o una via sicura (il famoso adeguamento del Canale Vittorio Emanuele) per raggiungere quella vecchia.

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