Il conflitto Israele-Hamas e gli effetti sul settore crociere | Analisi
Msc ha noleggiato la nave da crociera Crown Iris dalla compagnia israeliana Mano Maritime per riportare gli 800 passeggeri israeliani della “Musica” ad Haifa
di Matteo MARTINUZZI
Passeggeri evacuati del porto di Haifa arrivano a Limassol
(reuters)L’inaspettato conflitto in Medio Oriente ha avuto pesanti conseguenze anche sull’industria crocieristica. Con l’autunno la gran parte delle compagnie aveva in programma scali in Israele per approfittare del clima ancora temperato e della possibilità di far vedere agli ospiti i luoghi sacri. Tutte le unità di crisi dei vari brand sono state costrette a cancellare in tutta fretta le toccate in Israele e i problemi maggiori li hanno avuti Msc Crociere e Royal Caribbean International che effettuavano anche il servizio di home porting per il mercato israeliano che ha un peso di tutto rispetto.
Il ciclo di crociere della Rhapsody of the Seas di Royal Caribbean è stato interrotto ed invece che lasciare la nave in disarmo in acque più tranquille la compagnia americana ha deciso di rispondere alla richiesta di soccorso dell’ambasciata americana in Israele. Infatti molti cittadini statunitensi sono rimasti bloccati a causa delle difficoltà di poter partire tramite aereo visto che gli aeroporti sono aperti a singhiozzo a causa del lancio di missili dalla Striscia di Gaza. In questi giorni per un cittadino straniero è veramente difficile lasciare con i voli Israele. Per questi motivi la “Rhapsody” è stata utilizzata per evacuare a Cipro più cittadini americani possibili, in modo che questi potessero poi volare da lì più agevolmente verso casa.
«Il Royal Caribbean Group sostiene attivamente il Dipartimento di Stato americano nella partenza assistita dei cittadini americani», si legge in una dichiarazione di Royal Caribbean. L'ambasciata aveva informato i residenti statunitensi che il viaggio si basava sullo spazio disponibile sulla nave, le cui crociere da Haifa erano state cancellate a causa della situazione geopolitica. Secondo una dichiarazione dell'ambasciata, l'imbarco è iniziato alle 8:00 di lunedì scorso ed è stato disponibile in base all'ordine di arrivo. Si prevedeva che il passaggio al porto di Limassol durasse circa 10-12 ore. Cibo e Wi-Fi erano disponibili mentre il personale consolare statunitense era disponibile sia sulla nave che al porto di Limassol a Cipro per assistere e fornire informazioni sul proseguimento del viaggio verso gli Stati Uniti.
Viaggio inverso invece hanno dovuto fare i passeggeri israeliani a bordo di Msc Musica, che in questo caso erano impossibilitati a rientrare a casa visto che lo scalo ad Haifa era stato cancellato. Musica aveva come home port secondario Haifa (quello principale è Atene) e serviva il mercato israeliano con crociere nel Mediterraneo Orientale. Il 5 ottobre la “Musica” aveva lasciato Haifa con 800 israeliani a bordo per la sua crociera diretta a Limassol e a Mykonos, seguendo la sua normale rotazione. Quando il 7 ottobre i terroristi di Hamas hanno sfondato le difese al confine israeliano e hanno attaccato gli insediamenti civili, la nave Msc era in partenza da Rodi e ha fatto scalo a Mykonos come previsto. Ma date le circostanze, Msc Crociere ha deciso che non sarebbe tornata in Israele. Al contrario, l’itinerario della “Musica” è stato modificato e i passeggeri israeliani sono stati trasferiti su un’altra nave a Limassol.
Msc ha quindi noleggiato la nave da crociera Crown Iris dalla compagnia israeliana Mano Maritime per riportare gli 800 passeggeri israeliani della “Musica” ad Haifa. Il 10 ottobre, entrambe le navi hanno attraccato a Limassol e hanno effettuato il trasferimento di questi ospiti che sono rientrati ad Haifa il giorno seguente. Ricordiamo che la compagnia di Aponte ha coperto tutti i costi relativi a questa operazione di rimpatrio salvaguardando al contempo nave, passeggeri ed equipaggio della “Musica” e permettendo un sicuro rientro a casa degli israeliani.
Al momento tutte le compagnie hanno sospeso generalmente gli scali in Israele fino alla fine del mese, ma difficilmente visto la situazione critica in Medio Oriente li ripristineranno a breve. La situazione del conflitto non sembra di facile risoluzione e l’attività turistica al momento non è compatibile con un Paese in stato di guerra.
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