Crociere, un’altra nave destinata alla demolizione: è la Celestyal Olympia
Costruita originariamente per Royal Caribbean International come Song of America era entrata in servizio nel lontano 1982, mentre il trasferimento alla compagnia con sede in Grecia era avvenuto nel 2014
Matteo Martinuzzi
Un'immagine della nave dal profilo Fb della compagnia
Una nuova nave da crociera pare destinata alla demolizione: parliamo della Celestyal Olympia di Celestyal Cruises. Però nessuna comunicazione ufficiale è stata fatta al riguardo dalla compagnia greco-cipriota: ma se due indizi fanno una prova siamo abbastanza certi del destino di questa vecchia ed obsoleta nave. Quali sono questi indizi? In primis che la nave è stata ribattezzata Bella Fortuna e ha issato bandiera liberiana; inoltre l’8 gennaio è salpata da Lavrion in Grecia con destinazione Cesme in Turchia, vicino ai voraci cantieri di demolizione di Aliaga, tra i pochi in possesso della certificazione europea in grado di demolire le navi da crociera.
Dopo lo scoppio della pandemia, a partire dalla seconda metà del 2020, c’era stata una corsa alla demolizione delle navi da crociera più vecchie a causa del fermo delle flotte a livello internazionale. Questo fenomeno si era protratto fino al 2022, ma poi lo scorso anno non si è registrata nessuna demolizione di nave passeggeri, grazie anche alla ripresa del mercato post-covid.
Però erano rimaste diverse navi in disarmo in attesa di un eventuale compratore e per le più vecchie sarebbe stato difficile trovare un nuovo armatore: questo era proprio il caso della Celestyal Olympia. Il nuovo nome fittizio è poi tipico delle navi condannate alla fiamma ossidrica.
Costruita originariamente per Royal Caribbean International come Song of America era entrata in servizio nel lontano 1982, mentre il trasferimento alla compagnia con sede in Grecia era avvenuto nel 2014. Prima di unirsi alla flotta Celestyal, la nave aveva navigato anche per Airtours, Thomson Cruises e Louis Cruise Lines. Ha una stazza lorda di 37.534 tonnellate e può ospitare 1.402 passeggeri: per gli inizi degli anni Ottanta del secolo scorso era una delle navi più grandi in servizio, oggi invece è piccola e superata rispetto ai giganti in servizio. Il suo passato in Royal Caribbean è ricordato ancora oggi con l’ex “Viking Crown Lounge”, un salone di osservazione con vista a 360° situato sulla struttura del fumaiolo.
A differenza di altre vecchie navi, dopo la pandemia aveva ripreso le operazioni offrendo brevi crociere verso le isole greche e la Turchia. Partendo dal Pireo e Kusadasi, gli itinerari di tre e quattro notti prevedevano visite a diverse destinazioni del Mar Egeo, come Patmos, Rodi, Santorini, Mykonos e Heraklion. Però lo scorso anno Celestyal ha deciso finalmente di rinnovare la sua flotta dotandosi di navi più moderne di seconda mano. Così la più nuova Celestyal Discovery (l’ex AIDAaura del 2003) subentrerà in questo programma prossimamente. Ricordiamo che lo scorso anno è stata acquistata da Seajets anche l’ex Ryndam di Holland America Line che è stata ribattezzata Celestyal Journey. Consegnata nel 1994 dallo stabilimento Fincantieri di Monfalcone, attualmente sta effettuando a noleggio parte del giro del mondo di Phoenix Reisen.
Anche una terza nave, la Celestyal Crystal, fa parte dell’attuale flotta della compagnia. Dopo essere stata ritirata dal servizio nel settembre 2023, la nave costruita nel 1992 è rimasta in disarmo in Grecia in attesa di una decisione sul suo futuro. Probabilmente l’armatore, visto che questa nave ha poco più di trent’anni, cercherà di venderla sul mercato dell’usato per reperire ulteriori fondi per sostenere il piano di sviluppo della compagnia.
Celestyal punta ad uscire dal suo storico e ristretto ambito operativo: il mercato greco con l’Egeo e il Mediterraneo Orientale. E’ infatti stato annunciato che dal prossimo inverno la “Journey” debutterà nel Golfo Persico e la compagnia ha annunciato che le novità non finiranno qui: probabilmente si sta già pensando all’acquisizione di un’ulteriore nave che espanda ulteriormente gli orizzonti del brand.
E in questa nuova strategia di più ampio respiro internazionale non c’era più posto per la vecchia “Olympia” e la sua vendita per demolizione era l’unico modo per recuperare ancora qualche milione di dollari da una nave così superata.
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