La storia di Italo “Novecento”. Professione: crocierista di lungo corso
“Dal 2022 sto a terra più o meno cinque settimane l’anno. In pratica ho più di 1.000 giorni di crociera alle spalle. E quando torno sento che non è più la mia esistenza. La casa è vuota, non ho legami affettivi, i figli si sono fatti giustamente la loro vita all’estero”
Alberto Quarati
Il bergamasco Italo "Novecento" Dubbini
Quando si è presentato all'anagrafe di Bergamo, in fondo non ci credeva tanto nemmeno lui. «Il 90% delle richieste di cambio nome non va a mai a buon fine» dice oggi Italo "Novecento" Dubbini, professione crocierista di lungo corso, da tre anni in giro per il mondo senza mettere quasi mai piede a terra.
«E invece alla fine con l'avvocato siamo riusciti a convincerli, ed ecco qua il mio nuovo nome»: Novecento, appunto, come il pianista sull'Oceano del monologo di Alessandro Baricco, diventato un bestseller col film di Giuseppe Tornatore. La storia di un uomo nato su una nave, dalla quale non vuole e non riesce a scendere per un’intera vita. Che ha visto il mare solo da ponti e oblò, e mai da una finestra o da un molo.
E in fondo il viaggio, molto più della destinazione, è il motivo per cui si finisce a guardare le stelle dal tettuccio di un camper, si frusta la moto lungo un passo alpino, si esplorano pianure, benzinai e motel. O appunto si sceglie di affrontare il mare, in compagnia di una vela e qualche scatoletta, oppure tra le luci, le feste ma anche i silenzi interrotti solo dal vento di una nave da crociera. «Prima ancora di vedere il film, io già mi sentivo un po’ Novecento, ma senza saperlo – spiega Dubbini -. La nave per me è sempre stato un mondo circoscritto, definito, sicuro. Che inizia con la prua, e finisce con la poppa».
E il nome Novecento non se lo è nemmeno scelto lui. «Una decina di anni fa mi sono trovato a un punto un po’ così della mia vita. Avevo appena divorziato, figli grandi. Non avevo voglia di starmene tutto solo. Titolare di un’azienda chimica a servizio dell’industria tessile, ho predisposto tutto e mi sono concesso quello che sognavo da molto tempo, un giro intorno al mondo su una nave da crociera. Ho sempre amato questo tipo di viaggio, fin da quando da bambino mi ci portavano i miei. Anche da grande, qualche vacanza sulla nave ero riuscito a farla in crociera, avevo anche organizzato delle mini-crociere per l’azienda». Ma in famiglia, l’appassionato di crociere era lui, e non sempre si riesce a conciliare tutto. Ora era arrivato il suo momento. Mesi e mesi in mezzo al mare, destinazioni esotiche, ogni giorno un cielo diverso: «Sono partito, tutto bene. Poi a Valparaiso ecco che mi viene un infarto. Una botta pazzesca, a 55 anni. Mi sbarcano, mi ricoverano. In ospedale il personale della Costa mi assiste per tutto il tempo, si prendono cura di me. Poco prima di essere dimesso, il cardiologo mi dice che avrei fatto molto meglio a tornarmene a casa. Però ecco, in quel momento ho capito che se avessi mollato, se avessi rinunciato anche a questo piccolo sogno, non ce l’avrei proprio più fatta». Forse c’è un po’ del carattere dell’imprenditore, quella necessità di centrare obiettivi, anche a costo di dare o ricevere qualche spallata, «…fatto sta che alla fine sono tornato sulla nave, che nel frattempo aveva raggiunto Oakland».
E salito bordo, ecco che l’equipaggio lo accoglie con una grande torta al cioccolato, con scritto sopra «Bentornato Novecento: all’epoca non sapevo nemmeno chi fosse Novecento. Poi ho visto il film e beh, ho capito cosa volevano dire. Ed è vero, io sulla nave mi sento proprio così». E chissà quante volte chi naviga per professione si è un po’ sentito Novecento, nei momenti belli, quando c’è la voglia di ripartire, o in quelli bui quando casa invece sembra tanto lontana. Per Dubbini passa ancora qualche anno, una nuova relazione che nasce e tramonta, cui segue la scelta, dopo il Covid, di lasciare gli incarichi più operativi nella sua azienda. Però è di nuovo solo. Allora perché non fare un’altra crociera? Novecento si imbarca ed è lì che capisce che quella è proprio la sua dimensione. Le mete, sì, tutte belle per carità. Ma la nave, il popolo della crociera tra amicizie e piccole rivalità, gli equipaggi e la vita di bordo: è questo ciò che lo ha rapito. Così, dal 2022, «sto a terra più o meno cinque settimane l’anno. In pratica ho più di 1.000 giorni di crociera alle spalle. E quando torno a terra, sento che non è più la mia esistenza. La casa è vuota, non ho legami affettivi, i figli si sono fatti giustamente la loro vita all’estero. Ho ancora qualche amico a Bergamo e naturalmente la mia mamma. Così l’equipaggio e la compagnia sono diventati davvero una famiglia. Per questo ho deciso di aggiungere al mio nome Novecento. In fondo, con quella volta a Oakland, è un po’ come se questo mondo avesse davvero deciso di adottarmi, e di non volermi lasciare più. E burocraticamente non ci vuole nemmeno tanto! Carta da bollo da 16 euro…».
Adesso Dubbini a bordo è quasi un’autorità. «Ho una mia pagina su YouTube, recentemente ho anche aperto un profilo Instagram, ma devo dire che non sono un tipo molto social. Però adesso qualche passeggero quando mi vede, mi riconosce». I suoi amici gli hanno creato un club, “Only for Novecento”, sulla falsariga degli annunci “only for crew” che ogni tanto si sentono sulle navi, ad esempio per le esercitazioni di sicurezza. C’è persino un jingle dedicato a lui. L’anno scorso si è organizzato per poter viaggiare tutto l’anno su ognuna delle navi della Costa. «Perché questa compagnia? Beh, è quella che prendevamo con i miei genitori, e del resto negli anni Settanta non è che ce ne fossero molte altre. Sono rimasto affezionato». Adottato dagli equipaggi, cliente prezioso, come fa a rimanere connesso con il mondo? «Ormai sulla nave la connessione a Internet è perfetta, grazie, possiamo dirlo, al sistema Starlink di Elon Musk. Tanto che quando sono in Europa preferisco usare la connessione sulla nave rispetto a quella a terra». Forse una piccola scusa per rimanere ancora un po’ in quel mondo che inizia con la prua, finisce con la poppa, attraversa il mare e culla i sognatori. —
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