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Tassa passeggeri, no degli operatori: “Serve un confronto con il governo”

Le associazioni di categoria chiedono al governo un confronto sul provvedimento contenuto nelle bozze del decreto fiscale, che prevede di tassare di un euro i passeggeri in imbarco su navi e aerei per finanziare le casse dello Stato, delle Città metropolitane e delle Province

di Alberto Quarati
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Traghetti nel porto di Genova

 

Genova – Le associazioni di categoria chiedono al governo un confronto sul provvedimento contenuto nelle bozze del decreto fiscale, che prevede di tassare di un euro i passeggeri in imbarco su navi e aerei per finanziare le casse dello Stato, delle Città metropolitane e delle Province, secondo il meccanismo illustrato ieri dal Secolo XIX. Il timore è che, così come impostata, la norma rischia di creare un automatismo simile a quello delle accise sulla benzina: quando servono risorse, ecco che si alza la tassa sul passeggero.

Francesco Galietti

 

«Le bozze del decreto che abbiamo visto - dice Francesco Galietti, direttore per l’Italia della Clia, l’associazione che rappresenta a livello globale tutte le più importanti compagnie crocieristiche - evidenziano diverse e profonde criticità, e crediamo sia necessario un confronto con tutte associazioni di categoria. Questo provvedimento infatti non è stato preventivamente discusso con le rappresentanze del settore, e sarebbe grave se il comparto fosse messo di fronte al fatto compiuto. Questo potrebbe creare un pericoloso precedente. Inoltre, la mancata consultazione con gli operatori potrebbe generare effetti perversi sia sul traffico passeggeri che su tutte le attività connesse».

Stefano Messina

 

«La misura, così strutturata - aggiunge Stefano Messina, presidente di Assarmatori, che tra i propri associati riunisce gran parte delle compagnie di traghetti italiane - presenta problemi rilevanti sotto vari aspetti, che abbiamo già evidenziato in settimana al vice ministro Leo e al sottosegretario Freni del ministero dell’Economia, oltre che al ministro del Turismo Santanché, a quello del Mare, Musumeci e al vice ministro ai Trasporti, Rixi. Abbiamo chiesto di rivalutare i termini del decreto, offrendo la nostra disponibilità anche per un incontro tecnico. Un’imposizione del genere si tradurrebbe in una sovrapposizione di competenze con le Autorità portuali e in un aumento del costo del trasporto, incidendo su un settore già penalizzato dalle normative ambientali, e rischierebbe di esporre a questo tributo non solo a crociere e traghetti, ma persino i traghetti di corto raggio, quelli che svolgono la funzione essenziale di collegamento con le isole minori».

Alfonso Celotto

 

«L’ulteriore incremento delle addizionali sui diritti dei passeggeri in partenza dagli aeroporti - conclude Alfonso Celotto, presidente di Aeroporti 2030, l’associazione che rappresenta i principali sistemi aeroportuali italiani - rischia di alterare le dinamiche concorrenziali e di compromettere la competitività del sistema aeroportuale italiano. È necessario evitare che la pressione fiscale sul sistema aeroportuale continui ad aumentare, in assenza di una revisione strutturale e coordinata del quadro normativo».

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