In evidenza
Blue Economy
Shipping
Transport
Blog

Grimaldi: «Il lavoro a bordo è duro, non tutti se la sentono di continuare»

Genova - Parla Emanuele Grimaldi, numero uno di Confitarma e leader di uno dei più grandi gruppi armatoriali al mondo.

Simone Gallotti
2 minuti di lettura

Genova - Fattore culturale e poca informazione. Emanuele Grimaldi è il numero uno di Confitarma, l’associazione degli armatori, ed è a capo di uno dei più grandi gruppi armatoriali al mondo. «Gli ufficiali italiani sono competitivi perché possiedono elevata professionalità. Con il rapporto di cambio con l’euro, poi, sono anche vantaggiosi economicamente. Ma la vita a bordo è dura e molti non se la sentono di continuare».

La differenza di costo tra un equipaggio italiano e quello extracomunitario è notevole. Partiamo svantaggiati?
«Guardi, partiamo da quello che non è vero: uno straniero a bordo delle nostre navi non guadagna 7-800 euro, ma di più. E poi gli italiani sono competitivi, parlo almeno degli ufficiali: esistono gli sgravi del registro internazionale e hanno elevata professionalità».

Però gli stranieri a bordo delle nostre navi sono tanti…
«Noi non vogliamo dare spazio agli stranieri, anzi. Ma anche volendo, non riusciremmo a coprire le esigenze della nostra flotta solo con marittimi italiani. E non siamo gli unici ad avere questo problema: Grecia e Finlandia, ad esempio, devono ricorrere ad equipaggi internazionali. Anche le altre bandiere sono in difficoltà: trovare marittimi nazionali non è così facile».

Onorato l’accusa di avere troppi marittimi stranieri a bordo pur usufruendo degli sgravi.
«Io copro linee che vanno dall’Italia alla Grecia. Devo mettere una parte dell’equipaggio italiana e una parte greca. È anche una questione di sicurezza: in caso di incidente, meglio ascoltare le istruzioni di salvataggio nella propria lingua. E lo stesso faccio anche sui traghetti per la Spagna: metà italiani e metà di lingua spagnola».

La bassa forza italiana rischia di sparire sotto il peso della concorrenza dei marinai filippini?
«Non credo. Anzi: negli anni non c’è stata nemmeno riduzione degli effettivi, il numero è rimasto stabile. Magari abbiamo perso un po’ di flotta. Noi siamo consapevoli della crisi dell’occupazione in Italia: il mio gruppo da anni privilegia l’imbarco di marittimi italiani che ad oggi, recependo le istanze delle organizzazioni sindacali confederali, sono ben più di mille rispetto a quanto previsto dalla legge. E questo è l’indirizzo espresso più volte da Confitarma».

Come è avvenuto a Torre del Greco: bacino storico per gli equipaggi dei traghetti nazionali e poi terra di armatori locali.
«In quell’area purtroppo oggi la crisi si sente di più, proprio perché alcune compagnie sono fallite e da quel bacino non si pesca più come una volta. Però oggi si guarda anche ad altre caratteristiche per la composizione degli equipaggi».

Quali?
«Una volta bastava anche un titolo di studio basso e due braccia per imbarcarsi. Oggi, a causa degli elevati requisiti formativi richiesti dalla normativa internazionale, non si può più».

Marinai e ufficiali sempre più specializzati: ma rimangono a bordo?
«Francamente non tutti. Molti allievi, ad esempio di macchina, dopo 4-5 anni di imbarco preferiscono tornare a terra: hanno famiglia ed è più facile andare a riparare caldaie. Si guadagna meno, ma si sta più vicino alla famiglia».

Molti si arrendono insomma…
«Per questo nel nostro gruppo abbiamo previsto percorsi di carriera anche a terra: navighi 10-15 anni, poi fai il dirigente nelle nostre attività logistiche. Per i giovani è una carriera molto ben remunerata, le assunzioni ci sono e si può diventare dirigente in fretta all’interno di un’azienda globale».

Un terzo ufficiale può guadagnare più di 3 mila euro a 22 anni. Secondo lei lo sanno i giovani italiani?
«No, e bisogna dirglielo: c’è posto per molti. Auspico che dalle accademie escano sempre più allievi. Confitarma sostiene sempre di più la formazione marittima».

I commenti dei lettori