Gavio: «Ora posso rientrare in Ucina»
Carrara - L’imprenditore piemontese: «Grande intesa con Galassi e la famiglia Vitelli. C’è un’aria nuova, possiamo risollevare l’associazione». Mano tesa ai “piccoli”.
Dal nostro inviato Matteo Dell’Antico
Carrara - Tutti non parlavano d’altro. Tanto che al Seatec di Carrara, l’argomento della giornata, ieri, era indiscutibilmente uno solo: il comunicato congiunto di Azimut/Benetti, Ferretti e Baglietto per il rilancio di Ucina. E poi ancora, il ritorno di Beniamino Gavio in Confindustria nautica. Un rientro che l’imprenditore piemontese, al telefono con il Secolo XIX/The MediTelegraph, spiega essere molto vicino e basato su un «nuovo programma condiviso con la famiglia Vitelli e l’avvocato Galassi».
Gavio, che è successo? Il messaggio è chiaro, avete deciso di prendere in mano la situazione. Giusto?
«Abbiamo iniziato un ragionamento. C’è un programma, condiviso dal sottoscritto, da Ferretti e Azimut/Benetti. Tutto qui. Diciamo che abbiamo scelto di metterci in gioco, ragionare tutti assieme e vedere se è possibile risollevare Ucina e la nautica italiana».
Quindi rientrerà a breve in associazione?
«Ci sono tutti i presupposti per farlo. C’è un disegno, nuovo, che prevede molti cambiamenti. Tutte idee che condivido e delle quali abbiamo parlato con l’avvocato Galassi e la famiglia Vitelli. Ci troviamo d’accordo su cosa fare, tra noi c’è serenità».
Però non sarà facile. L’associazione è dilaniata da profondi conflitti interni. E dopo le clamorose dimissioni di Massimo Perotti sembra allo sbando.
«Ripartiamo dai cocci sparsi per terra. Quello che è successo di recente lo sanno tutti, non è il caso di ricordarlo per l’ennesima volta. E poi se un presidente abbandona la carica dopo soli otto mesi, beh, questo la dice lunga. C’è bisogno di un cambiamento netto con il passato. Di un’aria nuova. Dobbiamo voltare pagina».
In concreto, cosa farete?
«Prima di tutto siamo usciti allo scoperto con un comunicato firmato dai tutti e tre i marchi. E sa perchè? Per il semplice fatto che vogliamo fare le cose alla luce del sole per evitare di essere accusati di tramare alle spalle di qualcuno. C’è totale trasparenza, chiariamolo subito».
Come vi state muovendo?
«Adesso la situazione è in mano al presidente pro tempore Lamberto Tacoli. Ci siamo parlati, c’è l’obiettivo di modificare lo statuto, ricompattare l’associazione e far ripartire le cose. Ucina ha bisogno di freschezza».
Crede che dopo tutti i problemi che ha avuto, la Confindustria nautica possa risollevarsi?
«Dovremo ripartire dalle basi. E poi saranno determinanti le prossime settimane di lavoro. Però sono fiducioso: per quanto mi riguarda rappresento due piccoli marchi del settore, ma ho la fortuna di avere accanto a me due big della nautica come Ferretti e Azimut/Benetti».
La nuova Ucina, secondo i vostri piani, dovrà essere anche l’associazione dei piccoli marchi?
«Assolutamente sì. La nostra idea è quella di ricompattare l’intero settore in modo tale che le aziende della nautica possano identificarsi in un’associazione forte, unita e solida».
Verrebbe da dire tutto quello che la Confindustria nautica non è stata nell’ultimo periodo...
«Ormai siamo arrivati al capolinea. Su questo, francamente, non ci sono dubbi. Ma da parte mia ho sempre cercato di unire e non dividere. Di fare il bene di un settore, quello della nautica, al quale sono profondamente legato. Credo che l’associazione debba iniziare una nuova era partendo anche da queste convinzioni».
Nel comunicato avete anche augurato buon lavoro ai saggi nominati per scegliere il nuovo presidente di Ucina. Chi sarà?
«Sicuramente una persona capace, in grado di far fronte a quelle che sono le esigenze di decine di aziende. Ma ci dovrà anche essere un segretario generale all’altezza, un ruolo senza alcun dubbio di assoluta importanza».
Non le chiedo di fare nomi, so che non risponderebbe. Oppure sbaglio?
«Dice bene. Per ora riflettiamo sui contenuti».
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