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Cervignano, l’interporto conteso / IL CASO

Trieste - Il presidente Carlantoni: «Meglio la fusione con il porto di Trieste»

Alberto Ghiara
2 minuti di lettura

Trieste - «Sull’interporto di Cervignano deciderà la regione Friuli Venezia Giulia, ma per me resta prioritario il progetto di retroporto di Trieste rispetto all’accorpamento nei consorzi regionali»: risponde così il presidente dell’Interporto, Renato Carlantoni, alle voci che si susseguono sul futuro della sua società. L’ultima, la settimana scorsa, quella del presidente della Zona industriale di Udine, Renzo Marinig, che ha parlato di attuare «opportune sinergie con l’Interporto» evocando la possibilità di una fusione, dopo quella attualmente allo studio fra la stessa Ziu e il Cipaf, il consorzio del Gemonese e dell’Alto Friuli. Al principio di quest’anno era stato il sindaco di Gorizia, Ettore Romoli, a manifestare la volontà di aggregare l’interporto di Cervignano a un’altra realtà consortile, il Consorzio industriale di Gorizia, in una rete logistica che dovrebbe comprendere anche il porto di Monfalcone.

Ma secondo Carlantoni la soluzione migliore per la struttura da lui presieduta è quella prospettata dal presidente della Regione, Debora Serracchiani, secondo cui deve diventare il retroporto di Trieste e Monfalcone. Lo scorso marzo, Carlantoni aveva incontrato proprio per questo il commissario dell’Autorità portuale di Trieste, Zeno D’Agostino, esperto di intermodalità terrestre grazie alla sua passata esperienza come presidente dell’interporto di Bologna. «Il commissario - afferma Carlantoni - sta adesso verificando le esigenze della sua comunità portuale. Se Cervignano diventerà retroporto di Trieste sarà una buona notizia, perché vorrà dire che le imprese dello scalo hanno una forte richiesta di spazi». La sinergia con l’Authority, quindi, è al primo posto, ma l’interporto rimane una struttura nel mirino di molti. La Regione Friuli Venezia Giulia sta portando avanti una riforma dei consorzi regionali.

La Zona industriale di Udine intende creare un polo logistico-produttivo che si regga finanziariamente sulle proprie gambe. In questo progetto rientra un piano di fusioni fra consorzi regionali, previsti da una legge regionale. Il presidente della Ziu, come il sindaco di gorizia, ha inserito l’interporto di Cervignano in questa rete, ma i diversi progetti di integrazione non sono compatibili fra loro. «La legge regionale - spiega Carlantoni - prevede l’accorpamento dei consorzi. La Ziu e il Consorzio industriale di Gorizia hanno progetti sull’interporto di Cervignano, che però non è un consorzio, ma una spa regionale. Le scelte sul suo futuro dipendono dalla Regione. Secondo me, resta prioritaria la funzione di retroporto di trieste. Credo che anche la Regione stia seguendo questo indirizzo. Un contro è la razionalizzazione dei consorzi e un altro lo sviluppo di un retroporto. Insomma, la terza via è la migliore».

Ovviamente non si tratta soltanto di mettere l’interporto al servizio di questa o quella realtà regionale. Per questo la struttura può funzionare come cerniere per diverse realtà. Il futuro che si prospetta è un’integrazione societaria. Fra l’altro il dibattito sulla riforma portuale sta portando verso la creazione di distretti logistici che mettano insieme porti e retroporti anche dal punto di vista della gestione. «Penso - afferma Carlantoni - che non sarebbe un dramma un ente unico con il porto di Trieste». E il recente incontro a Cervignano con il presidente della Provincia di Gorizia? «Si è parlato di fusione, ma lo considero una visita di cortesia. La priorità resta Trieste, anche se le altre opzioni non sono escluse». L’interporto di Cervignano è nato nel 1980 assieme allo scalo ferroviario, ma nella sua funzione di snodo intermodale ha subito la crisi del traffico diffuso, che Fs ha abbandonato a favore dei treni completi. Oggi l’attività prevalente è quella di magazzinaggio. Ha 24.000 mq di magazzini che presto verranno ampliati con altri 12.000 mq.

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