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«Muovere le truppe più in fretta»: l’Europa sta già finanziando tre opere da guerra nei porti liguri

La Diga forse diventerà da combattimento, con portaerei e truppe Nato che potranno così utilizzarla anche in caso di crisi. L’incertezza nasce dal dibattito politico scoppiato prima fuori dall’aula parlamentare e poi nelle commissioni

di Simone Gallotti
1 minuto di lettura

Un treno merci alla Spezia

 

Genova - La Diga forse diventerà da combattimento, con portaerei e truppe Nato che potranno così utilizzarla anche in caso di crisi. L’incertezza nasce dal dibattito politico scoppiato prima fuori dall’aula parlamentare e poi nelle commissioni mentre infuriava la battaglia (oratoria) tra i deputati per il Dl Infrastrutture.

Ma che il governo si stia muovendo per una ragione economica legata al piano di riarmo europeo, è evidente. E confermato al Secolo XIX dal viceministro Edoardo Rixi. Eppure il piano di destinare fondi a opere che possano servire sia per scopi civili che militari, va avanti da tempo.

Ed è già presente in Liguria, come si evince da documenti pubblici della Commissione Europea. Il contesto è il bando del 2023 che ha selezionato i progetti adatti per la “Military Mobility”, sostanzialmente le infrastrutture europee che possono migliorare lo spostamento di truppe Nato entro i confini dell’Unione. In totale ci sono quasi 1,7 miliardi, mentre la dotazione della call era di quasi 800 milioni e circa 45 sono finiti in Italia. Le tre opere scelte sono tutte in Liguria o comunque collegate al sistema portuale e trasportistico della regione.

Quella più pesante dal punto di vista economico è il parco Fuori Muro del porto del capoluogo. La raccomandazione del finanziamento, secondo i documenti, è superiore ai 29 milioni di euro. La possibilità di potenziare quel parco ferroviario ha uno scopo evidente dal punto di vista strettamente portuale, ma portare la lunghezza dei binari a 750 metri permetterebbe anche di facilitare le manovre delle tradotte militari sin dentro il porto di Genova. Il coordinatore di questo progetto “dual use” è Rete Ferroviaria Italiana. Seconda infrastruttura: il viadotto di Binasco. L’ammissione al finanziamento è motivata proprio per la strategicità che ricopre nel collegamento con il principale scalo d’Italia: Genova. E lo scopo dell’opera è «eliminare i colli di bottiglia» generati in quella zona, grazie al nuovo viadotto.

La terza infrastruttura dual use è alla Spezia. Poco meno di 10 milioni per le connessioni della stazione La Spezia Marittima. Anche in questo caso i soldi sono motivato con la necessità di portare a 740 metri i binari.

Il resto dei progetti è focalizzato sull’Europa centrale e soprattutto sul Baltico. Inutile ribadire per quale motivo, vista la vicinanza al fronte Ucraino e alla frontiera ad Est dell’Unione Europea. Insomma l’Europa sta pensando da tempo al riarmo delle infrastrutture e non è una novità che alcune opere strategiche, soprattutto quelle portuali, vengano considerate anche da Bruxelles come centrali in caso di guerra.

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