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Genova, calano gli incidenti in banchina

Genova - Aumentano invece i rischi per i lavoratori delle compagnie portuali.

Alberto Ghiara
2 minuti di lettura

Genova - Diminuiscono gli incidenti sul lavoro nel porto di Genova, come mostrano i dati elaborati dall’ufficio porto della Asl 3. Il rapporto dell’Asl è stato presentato durante l’ultima riunione del Comitato di igiene e sicurezza portuale di Genova, lo scorso 23 novembre. Il numero complessivo di incidenti è sceso da 240 nel 2014 a 215 nel 2015 (-10,4 per cento), a fronte di minime variazioni degli addetti operativi (-0,8 per cento) e delle ore lavorate (-0,2 per cento). Ma la Asl invita a non abbassare la guardia sulla sicurezza, sottolineando che rimangono ancora differenze, per quanto riguarda il rischio sul lavoro, fra i dipendenti dei terminal e i lavoratori dei pool di manodopera (Compagnia Unica, Compagnia Pietro Chiesa, agenzia Intempo). Per questi ultimi, fra 2014 e 2015, gli indici di incidenza e di frequenza sono addirittura aumentati. E’ inoltre rimasto stabile per tutti, dopo alcuni anni in calo, l’indice di gravità.

Se si guarda all’ultimo decennio, il trend è comunque decisamente in calo. Nel 2005 gli infortuni in porto erano stati 585 e fino al 2010 sono stati ogni anno più di 450, ossia più del doppio rispetto a oggi. Il responsabile dell’Ufficio porto, Giulio Andrea Tozzi, spiega che «l’indice di incidenza (numero di infortuni ogni 100 lavoratori addetti) complessivo si è più che dimezzato, da un valore medio di circa 38 del quadriennio 1999-2002, al valore di 18 del triennio 2009-2011, per poi scendere fino al valore 10 nel triennio 2013-2015». Negli stessi periodi anche l’indice di frequenza (numero di infortuni ogni 100.000 ore lavorate) è diminuito, rispettivamente da un valore medio di circa 22 a 13 fino a 7 nell’ultimo triennio. Il rapporto dell’Asl rileva che all’interno del porto ci sono situazioni differenti da terminal a terminal (con indici di frequenza compresi fra 4 e 14) e che occorrerà un lavoro di maggior dettaglio per capire se la variabile che incide sulla sicurezza è l’organizzazione del lavoro con il maggiore o minore utilizzo di personale cosiddetto somministrato, quello che viene chiamato per coprire i picchi di lavoro, oppure se le differenze dipendono da aspetti tecnici come spazi e attrezzature o ancora dalle dimensioni aziendali o dalla tipologia di merce movimentata.

Nel 2007 è stato firmato nel porto di Genova il protocollo sulla sicurezza, in un periodo segnato da numerosi incidenti mortali in cui hanno perso la vita, in momenti diversi, Enrico Formenti, Fabrizio Cannonero e Gianmarco Desana. Il protocollo genovese, poi adottato da altri porti (nell’ordine, fra 2007 e 2008, Napoli, Savona, Ravenna, Carrara, Livorno, Piombino) e infine diventato modello nazionale, ha visto la nascita del Soi (sistema operativo integrato), che riunisce le diverse amministrazioni attive nella sicurezza. Al Soi, che ha funzioni di indirizzo, prevenzione e vigilanza, si è affiancato per la prima volta una rappresentanza dei lavoratori. Il protocollo sembra aver contribuito a migliorare l’ambiente portuale. Ma il numero di incidenti aveva già cominciato a scendere negli anni precedenti. «Nel 2008 - spiegava sette anni fa l’allora responsabile Asl, Rosaria Carcassi - ce ne sono stati 440. Tanti? Nel 2001 abbiamo avuto 800 infortuni, 538 in Compagnia Unica. Oggi abbiamo dimezzato queste cifre».

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