Vettosi: «Logistica, l’Italia impari dalla Cina»
Milano - Il Paese asiatico ha ridotto di 20 dollari a tonnellata il prezzo delle materie prime
Alberto Ghiara
Milano - L’importanza della logistica per la competitività di un prodotto è dimostrata dal caso di maggior successo commerciale degli ultimi decenni, quello della merce cinese. L’esempio è stato illustrato ieri da Fabrizio Vettosi, managing director della società Venice shipping and logistics, nel corso del forum Shipping, forwarding and logistics meet industry che si è concluso ieri a Milano. Vettosi ha spiegato come, intervenendo sui costi della logistica, le acciaierie cinesi possano comprare la materia prima risparmiando 20 dollari a tonnellata. La Cina ha portato avanti una politica di costruzione di navi per saturare il mercato di capacità di stiva abbattendo fino quasi a zero il costo del trasporto. «I cantieri cinesi - ha detto Vettosi - hanno voluto l’overcapacity tenendo i prezzi delle navi bassi. Al prezzo basso delle navi - ha proseguito - corrisponde un costo del trasporto basso, che ora viene sfruttato dai carriers cinesi quale fattore competitivo anomalo nella realizzazione di prodotti intermedi, come l’acciaio». Il governo di Pechino sta favorendo questa tendenza. Dal 2013 ha avviato una politica di incentivi alle compagnie che demoliscono navi che produrrebbero ancora profitti e che al loro posto ordinano ai cantieri cinesi di costruirne nuove, più moderne e efficienti e meno inquinanti. «La normativa scrap and built - ha notato Vettosi - finirà per favorire doppiamente le acciaierie cinesi».
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Il Forum di Milano, promosso da International Propeller Clubs, Federazione del Mare, Alsea, Assologistica e Assolombarda e organizzato da Clickutility, ha avuto come obiettivo sensibilizzare anche l’Italia sull’importanza di pianificare trasporti e logistica, sia produttiva (la fornitura di componenti alla fabbrica) sia distributiva (il passaggio del prodotto finito fino al consumatore finale). Alcuni settori, come il tessile, sono più sensibili. «La logistica - ha detto Piero Abellonio, amministratore delegato di M2Log (gruppo Miroglio), intervenuto al forum - di un fattore competitivo per l’Italia su cui la parte istituzionale non ha lavorato abbastanza». Abellonio difende invece le imprese che «hanno sempre dato importanza alla logistica» con «investimenti in automazione dei magazzini, tracciabilità delle merci, controllo degli standard dei fornitori dei servizi di trasporto». Ma il tessile è appunto un caso virtuoso, spinto anche dalla concorrenza: «In Italia abbiamo grossi competitori come HM o Zara che puntano molto sulla logistica e sul continuo rinnovo della merce in negozio».
Vettosi pensa che in Italia ci siano segnali incoraggianti («che Delrio si sia applicato su questo tema è importante»), ma che resti lavoro da fare su alcuni punti: i collegamenti infrastrutturali fra porti e retroporti («si investe su 6 terminal container sull’arco ligure, ma il loro collegamento verso piattaforme interne, come Novara o Mortara, resta limitato, rendendo la modalità ferroviaria inefficiente»); e la rinuncia delle imprese italiane a seguire la merce una volta uscita dalla fabbrica. «L’ex-works e il franco fabbrica sono considerati meno rischiosi, ma non è così, come ha dimostrato al Forum Simone Carlini. Il rischio c’è comunque e intanto si rinuncia a una parte del valore. I tedeschi al contrario hanno fatto diventare questo un business».
Insomma, il sistema-Italia rischia di trovarsi in futuro fra incudine e martello: «Oggi compriamo logistica dai tedeschi mentre potevano essere le imprese italiane a venderla. E in futuro compreremo il trasporto marittimo dai cinesi. La Cina ha capito che la concorrenza si fa sul trasporto, mentre in Europa il trasporto marittimo è oggetto di speculazione». Ieri il Forum si è concluso con due workshop su metallurgia e meccanica e sul made in Italy, dopo i due del primo giorno su agroalimentare e su chimica e farmaceutica.
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