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Logistica, dialogo impossibile sul contratto / GALLERY

Genova - Dietro la due giorni di protesta nazionale dei sindacati c’è un settore sempre più frammentato. Conftrasporto: «Dalle organizzazioni numeri fantasiosi». Giachino (Saimare): «Governo assente».

Alberto Quarati
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Genova - Circa 100 lavoratori ieri presidiavano il varco di Ponte Etiopia a Genova, punto centrale dei 14 presidi organizzati in porto dai sindacati dei trasporti Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti nel contesto dello sciopero di 48 ore del settore logistica dopo la rottura (il 10 ottobre, dopo circa 50 riunioni) del tavolo sul rinnovo del contratto scaduto da 22 mesi. La Cgil documenta 10 presidi ai varchi portuali di Spezia, Savona, Cagliari e presso gli interporti di Parma, Rivalta Scrivia, Bari, Novara, Vercelli, Pontenure e della Tnt a Piacenza; oltre a presidi a Roma davanti alla Prefettura e a Bologna davanti alla sede della Lega delle Cooperative. Pochi disagi al traffico ma qualche nave dirottata a Genova, traffico invece sull’Aurelia a Savona, rallentamenti alla Spezia. Giulia Guida, segretaria nazionale Filt Cgil, parla di «adesioni fino al 100%», la Conftrasporto di Paolo Uggè contesta («dichiarazioni fantasiose») e invita a consultare il sito di Autostrade per verificare l’assenza di grandi anomalie.

Ma non è con la conta della piazza che si entra nel merito di uno sciopero indicativo della frammentazione del settore logistico, dove intorno al contratto unico discutono 24 associazioni di categoria. Benché nei fatti la vertenza riguardi l’autotrasporto, i sindacati hanno indetto sciopero in tutto il comparto, proprio per sottolineare che il contratto è unico e tale deve rimanere, in contrasto con la controparte datoriale coinvolta (Confindustria Anita, Confcommercio Conftrasporto, Confartigianato Trasporti) che invece propende per la separazione dell’autotrasporto dal resto del contratto di filiera, come ieri spiegava al Secolo XIX il presidente di Anita, Thomas Baumgartner. Ecco perché ad esempio Confetra (che riunisce tutte le associazioni del settore logistico), o Fedit (associazione dei corrieri), o ancora gli spedizionieri (con circolare interna diramata da Spediporto Genova) si sono invece dette in sostanza pronte a chiudere la partita, anche soprassedendo alla revisione di alcuni istituti proposta invece da Anita e Conftrasporto, quattordicesima in primis, mantenendo saldi invariati ma ridistribuendola sotto forma di premio di risultato, per tagliare l’alto costo del lavoro che penalizza le imprese italiane.

Tuttavia lo stesso fronte datoriale registra ad esempio la defezione del consigliere di Anita, Marcello Pigliacelli, contrario al metodo seguito da Baumgartner; o del big genovese Spinelli, il cui presidente della controllata Saimare, Mino Giachino, lamenta navi dirottate da Genova a Marsiglia e sottolinea l’assenza del governo sul tema: «Lo sciopero, che ha danneggiato prima di tutto Genova, si sarebbe potuto evitare se solo il ministro avesse convocato un tavolo tra le parti». Se non del governo, la manifestazione ha sollevato «attenzione mediatica, da diversi giorni - dice Maurizio Diamante, coordinatore nazionale Fit Cisl logistica - buon risultato se si considera la frammentazione del settore». In effetti, a scioperare sono soprattutto autotrasportatori dipendenti di grandi aziende: medie, piccole, piccolissime imprese non si fermano, così come è difficile per i confederali bloccare tutto il mondo legato agli interporti, dentro cui storicamente hanno avuto terreno fertile i sindacati di base, e fuori dai quali operano cooperative in appalto sempre più pressate dai big del corrierato, a loro volta sotto stress dal dilagare senza regole del commercio elettronico. Ma questo, è un altro fronte ancora.

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