"Riduzione del cuneo fiscale e digitalizzazione: questo è il vero rilancio" / L'INTERVISTA

"Il settore è in grande sofferenza. La crisi è stata differita rispetto agli altri settori e dopo un primo trimestre accettabile, a aprile abbiamo visto un calo del 40-50 per cento delle attività, che in maggio sta ancora peggiorando. Le movimentazioni portuali scese in aprile del 25 per cento, a maggio stanno registrando una flessione del 40 per cento, sempre rispetto allo stesso mese dello scorso anno"

"La prima richiesta di Confetra in questo momento di crisi è la riduzione del cuneo fiscale”, spiega il direttore della Confederazione delle imprese dei trasporti e della logistica, Ivano Russo.

Quali sono stati gli effetti della pandemia sulle vostre imprese?
“Il settore è in grande sofferenza. La crisi è stata differita rispetto agli altri settori e dopo un primo trimestre accettabile, a aprile abbiamo visto un calo del 40-50 per cento delle attività, che in maggio sta ancora peggiorando. Le movimentazioni portuali scese in aprile del 25 per cento, a maggio stanno registrando una flessione del 40 per cento, sempre rispetto allo stesso mese dello scorso anno. A aprile i corrieri b2b hanno perso il 70 per cento, il settore della merce aerea fra 70 e 80 per cento, il gommato il 50, il ferro il 35, e a maggio è peggio. Gli effetti delle chiusure di marzo si scontano adesso”.

Come hanno reagito le vostre imprese?
“Il nostro settore ha potuto usufruire poco degli ammortizzatori sociali. Le imprese, esentate dal lockdown, sono state sempre aperte. Soltanto alcuni settori come corrieri e spedizioni hanno potuto usufruire al 15-20 per cento della cassa integrazione. Le imprese hanno in genere lavorato a costi fissi che sono rimasti fissi. Tutto l’equipment e i mezzi, dai furgoni alle gru nei porti, vanno manutenuti, stipendi, affitti, bollette dei magazzini vanno pagati. A costi fissi, abbiamo avuto una diminuzione dei volumi. Siamo orgogliosi di aver tenuto in piedi il paese durante il lockdown garantendo gli approvvigionamenti di prima necessità. Ma non abbiamo potuto usufruire della diminuzione del costo del lavoro attraverso gli ammortizzatori”.

Di che cosa avrebbe bisogno il settore?
“Abbiamo chiesto al governo per prima cosa una diminuzione del cuneo fiscale, per noi è quella la misura che abbatte davvero i costi. Ci rendiamo conto che il decreto Rilancio poteva non essere lo strumento adeguato. Il nostro ragionamento non vale soltanto per il nostro settore, ma per tutti i lavoratori che sono rimasti in servizio, circa 8 milioni. Tutti abbiamo lavorato a ritmo ridotto, il ristoro non può essere l’ammortizzatore sociale di cui non abbiamo goduto”.

Che cosa pensa a proposito del decreto Rilancio?
“Il nome è improprio. E’ un decreto sopravvivenza, di blocco dell’emorragia. Se questa era l’attesa, è uno strumento positivo. L’adozione delle misure orizzontali come a esempio la riduzione dell’Irap, togliendo la rata di giugno (il nostro settore paga 676 milioni di euro, senza la rata di giugno corrispondente al 40 per cento sono 280 milioni per le nostre imprese), significa soldi veri, a fondo perduto, non più i prestiti sul modello decreto Liquidità. Ci sono a esempio il ristoro del fatturato per le imprese fino a 5 milioni, il credito d’imposta con il rimborso del 60 per cento dei costi dei magazzini, che impattano molto nel nostro settore, l’abbattimento della bolletta elettrica. Quindi è un primo passo nella giusta direzione”.

Che cosa serve per il rilancio?
“Il rilancio è un’altra cosa: abbattere il cuneo fiscale, ripensare nel nostro settore il modello di realizzazione delle infrastrutture per dare competitività all’intero sistema di trasporto, avere una politica che incentivi gli investimenti sulle sfide nuove che la logistica ha di fronte. Penso alla digitalizzazione, alla blockchain, che fanno fatica a imporsi come pilastro degli investimenti di un tessuto industriale fatto da molte imprese piccole e sottocapitalizzate. Insomma, serve una politica industriale che per la logistica non c’è mai stata. Non si può parlare soltanto delle infrastrutture, che pure sono importanti e vanno fatte, perché il sistema è obsoleto. Bisogna da un lato accompagnare le nostre imprese a crescere e dall’altro collocare il nostro paese in un contesto internazionale in cui si stanno disegnando nuovi equilibri”.

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