Recovery Fund, il contributo della logistica / FOCUS

Roma - Nell’ambito dei suoi compiti istituzionali il Cnel darà il proprio contributo alla finalizzazione delle risorse del Recovery Fund/ Next generation Eu. Il Cnel, in aprile, coinvolse molti esperti e studiosi per monitorare, attraverso stress test, l’impatto sui settori economici fondamentali per il Paese delle prime decisioni assunte dal governo e dal presidente del Consiglio

di Nereo Marcucci*

Roma - Nell’ambito dei suoi compiti istituzionali il Cnel darà il proprio contributo alla finalizzazione delle risorse del Recovery Fund/ Next generation Eu. Il Cnel, in aprile, coinvolse molti esperti e studiosi per monitorare, attraverso stress test, l’impatto sui settori economici fondamentali per il Paese delle prime decisioni assunte dal governo e dal presidente del Consiglio. Nei prossimi giorni il presidente del Cnel intende sottoporre allo stesso gruppo di lavoro il documento di suggerimenti per la Logistica predisposte da Confetra, del quale si parlerà anche nel corso di Agorà2020. Lo stesso metodo varrà per tutte le altre componenti rappresentate dal e nel Cnel.

Il quadro di riferimento è rappresentato dalle Linee guida del Comitato interministeriale per gli Affari europei, le proposte di Confetra hanno lo scopo di introdurre elementi puntuali nel disegno generale. Secondo la Confederazione generale Italiana dei Trasporti e della Logistica l’esperienza vissuta in questi mesi ha certificato il ruolo di “servizio universale” del trasporto delle merci che, in via di principio, secondo modalità da definire ed in certe circostanze, dovrebbe essere sostenuto economicamente dallo Stato prendendo a riferimento i Servizi economici generali (Sieg), che previsti dall’art. 14 del Tfue, garantiscono in qualsiasi caso un servizio minimo universale. L’efficienza della logistica ha un valore in se e la sua implementazione può svolgere una funzione attrattiva di merci e di produzioni. Confetra condivide gli obiettivi del Piano Italia Veloce, ritiene che sia possibile l’avvio immediato degli investimenti in infrastrutture materiali e immateriali, apprezza la coerenza metodologica nel definire fabbisogni e priorità allo scopo di accelerare tutto quanto possibile.

Ritiene che le deroghe alla disciplina ordinaria debbano essere un ponte per la revisione organica del sistema normativo degli appalti. Ripresa e resilienza possono essere aiutate da processi di potenziamento degli attori economici del settore sotto il profilo finanziario, organizzativo, manageriale e talvolta fisico quando si parla di concessioni portuali. Debbono essere favoriti l’aggregazione, le reti d’impresa finalizzate alla fusione, l’integrazione di aree e magazzini per mantenere le minori attività portuali, logistiche e trasportistiche e la loro occupazione come patrimonio per la sostenibilità economica e sociale del Paese.

A questo scopo Confetra propone di ridurre l’imposizione fiscale finalizzata alla realizzazione di fusioni nel mondo dell’autotrasporto e delle aziende di spedizione, di rafforzare queste ultime in modo indiretto attraverso l’incentivazione dell’uso del Franco destino da parte delle imprese esportatrici, di completare e semplificare la normativa sulle Zls, di esportare le Zes a Nord nelle aree di crisi industriale complessa irrisolta , di incentivare con credito d’imposta gli investimenti in sicurezza informatica e nella diversificazione di magazzini e capannoni in complessi di produzione in 3D. Confetra ha infine confermato i contenuti delle audizioni, molto partecipate, sulle semplificazioni sottolineando ancora una volta l’introduzione, vera, dello sportello unico doganale e dei controlli e l’armonizzazione delle Autorità di regolazione. E’ indispensabile avere l’ambizione di un obiettivo che le risorse del Recovery Fund possono rendere realistico.

Il carattere planetario assunto dalla pandemia potrebbe accelerare processi che erano già in corso di “regionalizzazione della globalizzazione” e quindi di ridimensionamento delle troppo lunghe e fragili catene della produzione e del valore. A certe condizioni questo fatto può rappresentare alcune opportunità per la riallocazione in Italia di settori di produzione manifatturiera. L’obiettivo è reagire ad uno scenario possibile di “minori traffici, minori margini, minore occupazione”, si ripropone l’unitarietà progettuale di manifattura e logistica nell’interesse del Paese. Il ruolo dei governi, nazionale e regionali, è importante ma è importante la determinazione dei singoli territori dove è possibile individuare filiere produttive da integrare o attrarre.

I 58 porti nazionali possono offrire condizioni di maggiore economicità offrendo “rendite di posizione” alle imprese. Le Autorità di sistema portuale dovrebbero essere ristorate dei mancati introiti causati da precise politiche di attrazione che Confetra si limita a indicare rispettando ruoli e competenze. Aiuterebbe questo processo virtuoso un finanziamento pluriennale dello Stato finalizzato al recupero e alla bonifica di aree portuali e peri-portuali dismesse, abbandonate, sottoutilizzate da destinare ad attività manifatturiere, semi-manifatturiere e logistiche individuate anche attraverso la collaborazione con gli otto Competence Center esistenti nel Paese.

Il piano della Siderurgia sostenibile intende privilegiare gli elettroforni: i porti – con un investimento finalizzato pluriennale - potrebbero dare un loro contributo demolendo navi e relitti ed ingombri di varia natura fornendo così un seppur marginale contributo al rottame necessario per la carica degli elettroforni. Sicuramente sarebbe un piccolo esempio di economia circolare.

*Consigliere Cnel e Past President Confetra

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