Ivano Russo: "Porti, il 70% digitale in due anni, l’intero piano vale 250 milioni" / INTERVISTA

Da inizio mese, Ivano Russo è il nuovo amministratore unico di Ram, la società in house del ministero delle Infrastrutture controllata dal Mef nata nel 2004 per erogare i vari bonus economici al settore del trasporto

di Alberto Quarati

Roma - Da inizio mese, Ivano Russo è il nuovo amministratore unico di Ram, la società in house del ministero delle Infrastrutture controllata dal Mef nata nel 2004 per erogare i vari bonus economici al settore del trasporto, che ha poi allargato le proprie funzioni fino a diventare a fine 2021 il soggetto che dovrà attuare la tanto rincorsa e mai realizzata digitalizzazione del sistema portuale italiano.

Preoccupato per la situazione politica e di governo?
"Guardi, la Ram è una tra le tante società controllate dallo Stato. L’indirizzo politico è determinante, ma mi permetta di ricordare che se c’è una crisi di governo non è che Invitala non eroga più incentivi alle imprese o Enel non fa più arrivare la luce in casa. Lo stesso vale per Ram: continuiamo il nostro lavoro".

Cosa significa digitalizzare i porti italiani?
"Dal punto di vista operativo, una cosa che sembrerebbe fin banale. Esempio: se ritiro dei contanti da una banca che non è la mia, il bancomat dell’istituto di credito a cui mi sono rivolto invia una domanda alla banca dove ho il conto corrente, per sapere in sostanza se ho dei soldi e quindi se mi può erogare il contante, dovendolo anticipare al posto della mia banca. Tutto questo avviene in pochi secondi, e soprattutto succede da almeno 20 anni. Questo perché i sistemi informatici gestionali delle banche, pur diversi tra loro, comunicano. Non c’è un grande fratello digitale che dall’alto gestisce tutto, ma semplicemente due o più sistemi che si parlano. Ecco, questo, in quello che viene definito l’ecosistema informatico che incide sulla logistica italiana, non c’è. Manca l’interoperabilità tra tutti i nodi e la comunicazione tra tutti i sistemi".

Ma perché ci deve interessare se, per dire, il sistema del porto di Genova comunica con quello di Livorno?
"Prima di tutto per una questione di velocità e sburocratizzazione: se oggi, poniamo il caso, un operatore deve caricare un manifesto doganale in arrivo o partenza della nave, spesso deve fornire gli stessi dati più volte ai sistemi operativi del porto (il Pcs), della Dogana (oggi Aida, domani il Sudoco), della Capitaneria. L’obiettivo è che lo spedizioniere o l’agente marittimo possa inserire i dati una sola volta, e che questi siano scambiati automaticamente tra i vari sistemi pubblici informatici interessati al dato. Non tutti a tutti i dati, ma solo a quelli che servono di volta in volta, le “cosiddette informazioni minime universali”. Insomma, non è che alla banca che mi eroga il denaro col bancomat al posto della mia interessa dove abito o quanto guadagno - dati che la mia banca invece conosce - ma solo se sono solvibile oppure no rispetto al prelievo che voglio fare. È il principio europeo Once (dall’inglese “una volta ”, ndr): l’operatore accede al sistema della Pubblica amministrazione e deve caricare i dati una volta sola. Questo, il primo pilastro. Poi c’è l’altro: l’accesso a dati. Che per esempio aiuterà il decisore pubblico a conoscere l’insieme dei flussi di traffico e pianificare meglio investimenti in opere pubbliche, misurare le reali emissioni di CO2, valutare la saturazione della capacità infrastrutturale piuttosto che la potenziale usura di una rete o di un’arteria. Ricorderà che, crollato il Morandi, nessuno sapeva dire con precisione quanti mezzi passavano lì sopra ogni giorno, di che tipo, quale fosse la loro origine o destinazione ecc...".

E come ci arriverete?
"Due cose: definire gli standard condivisi di interoperabilità fra tutte le amministrazioni che fanno parte dell’ecosistema digitale logistico, individuando quali informazioni possano o debbano essere condivise tra i vari sistemi. E poi effettuare una ricognizione dei Pcs dei singoli porti per capire quali servizi già offrano, se possono essere riutilizzati in altri scali senza Pcs, se serva implementarli, e certamente renderli interoperabili tra loro e con gli altri sistemi delle altre amministrazioni. Nessun modello o gestore unico. Ma una regìa nazionale che aiuti l’intero sistema a dialogare e cooperare più di quanto non avvenga oggi. Entro il secondo trimestre del 2024 dovremo avere completato il 70% di questo disegno. Questo è l’obiettivo Ue del Pnrr che ci riguarda".

Con che dotazione?
"Con 250 milioni di euro: 30 per l’interoperabilità dell’ecosistema nazionale, 45 per armonizzare i sistemi di porti e interporti; 175 per l’upgrade tecnologico lato aziende: sostenere gli investimenti digitali delle imprese logistiche è una assoluta priorità".

Ereditate il lavoro di Uirnet, che dopo 12 anni ha fallito.
"Uirnet doveva creare un interfaccia per tutto il sistema logistico nazionale. Un’operazione del genere sarebbe forse stata fattibile almeno in teoria agli albori di Internet. Dopo 20-25 anni, quando tutti i soggetti, istituzioni, organizzazioni si erano già strutturati con propri sistemi digitali di gestione, tutti diversi tra loro, il compito non poteva che risultare impraticabile. E l’idea che questi dati potessero produrre business tornando sul mercato, ha creato resistenze e diffidenza. Far dialogare i sistemi esistenti è molto più facile: dobbiamo replicare bene quello che c’è in tutta Europa, e già da molti anni". —

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