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La nuova mappatura dell’Ecr

Manodopera in calo, costi in crescita: la logistica dei market studia i robot

Sempre più concentrati nei grandi centri di distribuzione (Cedi) in aree geografiche comuni, alle prese con le sfide di una (lenta) automazione e di un crescente impegno per la sostenibilità, in cui la logistica gioca un ruolo centrale

dal nostro inviato Alberto Quarati
2 minuti di lettura

Un centro di distribuzione del Conad

 

Milano – Sempre più concentrati nei grandi centri di distribuzione (Cedi) in aree geografiche comuni, alle prese con le sfide di una (lenta) automazione e di un crescente impegno per la sostenibilità, in cui la logistica gioca un ruolo centrale.

Il sistema di distribuzione delle grandi catene di vendita in Italia ogni anno si stima movimenti 4,6 miliardi di colli attraverso oltre 450 strutture, che raccolgono la merce dai produttori e la fanno arrivare sugli scaffali di supermercati, iper, discount.

Sono i numeri della nuova mappatura Effcient Consumer Response presentata ieri a Milano da Gs1 (l’organizzazione globale che gestisce il sistema dei codici a barre) e curata dalle università Liuc e Politecnico di Milano. Una fotografia che serve alle aziende produttrici e alla grande distribuzione organizzata per capire come efficientare la filiera, ottimizzando costi e sostenibilità.

Nel comparto dei prodotti secchi e in quello dei freschi, oltre il 90% dei prodotti passa ormai per i 454 Cedi diffusi in tutta Italia: solo un 10% passa per vie secondarie, essenzialmente quindi dal produttore (fabbrica o magazzino) al punto di vendita, oppure dal produttore al deposito periferico o da altri punti di transito.

Trent’anni fa la quota era del 77% per i secchi, 29% per i freschi. La superficie coperta di questi Cedi è di nove milioni di metri quadrati (in Liguria ci sono solo due strutture di questo genere: una più grande in provincia di Savona e una più piccola nell'entroterra di Genova). La filiera, spiegano gli esperti, soffre della grande malattia della logistica: la carenza di manodopera, la difficoltà a reperire autisti, l’aumento dei costi.

Una delle risposte sta nell’automazione: un processo che risulta più facile per i produttori, più complesso per i centri della grande distribuzione: per questi è difficile avere sistemi che si possano adattare a tutte le tipologie di merce che arrivano dai vari produttori.

La difficoltà aumenta ancora di più nel settore dei prodotti freschi. Per questo oggi i sistemi sono perlopiù concentrati nella gestione dei colli più pesanti, come l’acqua e il beverage in genere. I gruppi della Gdo hanno poi timore che la progettazione e realizzazione di centri ad alta automazione porti a tempi lunghi, con il rischio di trovarsi al momento dell’inaugurazione con tecnologie già superate.

Altri timori sono i costi di esercizio e la rigidità delle attività rispetto ai picchi di lavoro (tema condiviso con i terminal portuali). Tuttavia ci sono eccezioni: Coop Alleanza 3.0 ha per esempio un centro totalmente automatizzato. I gruppi che hanno investito in automazione lo hanno fatto per aumentare la produttività, ridurre gli errori di allestimento, migliorare l'uso degli spazi e anche per riservare alle macchine le attività più ripetitive e faticose.

Cresce, ma comunque con prudenza, la digitalizzazione, aumentano gli standard come lo scambio di dati elettronico tra produttore e distributore (Edi) passata dal 34% al 50%, ma resta ancora molto da fare per migliorare l’integrazione tra i sistemi informativi di fornitori e Gdo. Analogo lo scenario per la sostenibilità: è proprio alla fase del trasporto, alla logistica che si chiedono gli sforzi più importanti, come la revisione degli imballaggi per aumentare il rendimento volumetrico e massimizzare la saturazione dei mezzi di trasporto.

Alle aziende della logistica viene richiesta anche maggiore trasparenza, specie dai produttori, circa i percorsi della merce. Gli anelli della filiera insomma si avvicinano, e in tutto questo «la capacità di collaborare è determinante - dice Bruno Aceto, ceo di Gs1 Italia -. Per le aziende di questa filiera sarà sempre più importante stabilire relazioni di fiducia con cui sviluppare progetti condivisi di collaborazione, per rimuovere le inefficienze, superare le criticità e promuovere un sapere condiviso così da costruire una catena logistica più efficiente, resiliente e sostenibile».

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