Bucci: «Genova vuole un’opera-simbolo» / INTERVISTA
Genova - «Comunque si deciderà, e bisognerà decidere in fretta, il nuovo ponte dovrà essere un simbolo. Dopo la tragedia, dovrà essere un emblema della rinascita di Genova».
MARCO MENDUNI
Genova - «Comunque si deciderà, e bisognerà decidere in fretta, il nuovo ponte dovrà essere un simbolo. Dopo la tragedia, dovrà essere un emblema della rinascita di Genova». La giornata del sindaco Marco Bucci è una successione ininterrotta di incontri, summit, riunioni. L’ultima ancora a tarda sera, con le delegazioni degli sfollati dopo il crollo del Ponte Morandi.
Che cosa hanno chiesto, subito, i genovesi?
«Una casa per gli sfollati, la mobilità urbana, tempi brevi per la ricostruzione. Stiamo rispettando tutte le tabelle di marcia».
Da poche ore è arrivata la novità rappresentata dall’intervento dell’architetto Renzo Piano e della decisione di regalare alla città il progetto di un nuovo ponte. «Ovviamente, da sindaco, sono molto soddisfatto. Nelle prossime settimane il progetto dell’architetto sarà comunicato alla città di Genova, perché i genovesi devono sapere di cosa parliamo, di come sarà il futuro ponte. Io, come cittadino e come sindaco, ho chiesto un’infrastruttura di altissima qualità e nel più breve tempo possibile».
Sulla ricostruzione del ponte continuano le polemiche su chi dovrà ricostruirlo.
«Ai genovesi e a a me come sindaco interessa che il ponte sia di altissima qualità, sia uno dei più belli del mondo e sia fatto in tempi brevi. Tutte le altre questioni, assolutamente legittime, si regoleranno dopo».
L’ipotesi Fincantieri è comunque, per Genova, positiva. Lei ha appena incontrato i suoi rappresentanti.
«Sì, sto incontrando tutti. Ci sono moltissime idee sul tavolo. Possiamo anche mettere tutti insieme in un’Ati. Il governo ci dirà qual è la soluzione preferita, poi esiste ancora un concessionario che dovrà spiegarci la sua posizione, noi vogliamo qualità e tempi stretti».
Lei ha avuto da manager una lunga esperienza negli Usa. Come avrebbero affrontato negli Stati Uniti una situazione del genere?
«Come stiamo facendo con Comune e Regione. Stiamo usando gli stessi sistemi. Loro, gli americani, a due settimane dall’evento avrebbero già avuto un commissario per la ricostruzione e già pronto il piano per demolire e ricostruire. Ci arriveremo anche noi. Lo dico con un po’ di orgoglio, se ci lasciano lavorare questa può diventare una ricostruzione-emblema di un rinascimento di tutta Italia».
Nella gestione dell’emergenza, che cosa l’ha soddisfatta di più?
«La velocità nell’assegnazione delle case agli sfollati. A oggi 49 famiglie hanno potuto riprendere la loro vita in alloggi assegnati e 57 hanno accettato il contributo di protezione civile per il pagamento di un affitto alternativo. Siamo nettamente in anticipo sulla tabella di marcia che ci eravamo prefissi, che già aveva tempi molto stretti».
Sono persone che hanno perso tutto, anche i loro ricordi, le cose più care.
«Vogliamo permettere il rientro degli sfollati nelle loro case per consentirgli di riprendersi le loro cose. Appena i tecnici ci daranno il via libera, lo faremo».
La viabilità della città continua a rimanere molto tormentata.
«Abbiamo iniziato la nuova strada dell’Ilva che sarà pronta il 15 settembre; aumentato bus, corse della metro e treni, reso i percorsi autostradali gratuiti, modificato l’uscita degli svincoli autostradali del ponente. La situazione sta migliorando in fretta ».
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