“Overtourism, le tasse non sono la soluzione. L’Italia deve investire di più in infrastrutture”
Manfredi Lefebvre D'Ovidio è, da lunedì scorso, al vertice del World Travel and Tourism Council
dal nostro inviato Francesco Ferrari
Piefrancesco Vago (Msc), Gloria Guevara (Wttc), Giorgia Meloni e il neo presidente del Wttc, Manfredi Lefebvre
Roma – Convincere i turisti a visitare le località meno note del Paese anziché concentrarsi sui circuiti tradizionali e sovraffollati. Ma anche “consentire a chi sceglie l’Italia come destinazione di utilizzare infrastrutture all’altezza dei competitor più agguerriti”. Manfredi Lefebvre D'Ovidio è, da lunedì scorso, al vertice del World Travel and Tourism Council.
A Roma, durante il Global Summit del Wttc, si è discusso ampiamente di overtourism. Qual è il messaggio più forte emerso da questo dibattito?
«Sicuramente il messaggio è che abbiamo imboccato l'inizio di un percorso concreto per uscire da questa situazione. È emersa con forza la necessità di una collaborazione fra pubblico e privato: questa è la ragione stessa dell'esistenza del Wttc, portare avanti le istanze delle aziende che non possono, da sole, farsi carico dell'impegno richiesto. Ci sono tuttavia molteplici soluzioni. Come ha giustamente ricordato il ministro Santanchè, il turismo in Italia si concentra oggi sul solo 4% del territorio nazionale. C'è, quindi, una vasta quantità di città, zone di bellezza naturale e altre aree che non sono ancora oggetto di un'attività turistica intensa. Finché le persone andranno tutte in vacanza ad agosto, si verificheranno inevitabilmente concentrazioni in quel mese. E se pubblicizzeremo solo Venezia e Firenze, tutti i turisti si recheranno lì. E questo vale non solo per l'Italia. In tutto il mondo esiste l'opportunità di attrarre visitatori per una stagione più lunga».
Una delle soluzioni più popolari, oggi, sembra quella di tassare il turismo.
«Ma il semplice tassare è un modo per prelevare risorse da un'industria senza, di fatto, riequilibrarla. Certamente, esistono altri strumenti che possono indirizzare i flussi verso una diversa stagionalità o destinazione, non soltanto la fiscalità, ma comunque una fiscalità differenziata può essere utile».
Nei vostri panel si è parlato anche di intelligenza artificiale applicata al turismo. Come sarà possibile far convivere questa rivoluzione tecnologica con un settore che è considerato molto conservativo e dove il fattore umano conta ancora moltissimo?
«Per anni abbiamo creduto che con la crescita dei booking online le agenzie di viaggio sarebbero scomparse, eppure sono rimaste e sono persino cresciute in termini di fatturato complessivo. Il turismo è un mercato in crescita che viene facilitato da strumenti di diversa natura: più le proposte da veicolare sono semplici, più è possibile affidarsi a strumenti automatizzati. Ma parliamo solo dell'intermediazione. Per quanto riguarda la gestione del servizio in sé – che è un'attività tipicamente leisure – molte figure, come le guide turistiche, esisteranno ancora. Forse nei ristoranti avremo i robot, ma per il momento, e per lungo tempo, ci saremo noi, ci saranno le persone. E proprio le persone sono alla base del successo del turismo».
Si fa sempre più fatica a trovare personale in tanti ambiti del turismo: pensiamo agli alberghi, ai ristoranti, e anche alle navi da crociera, un mondo che lei conosce molto bene. Come si può intervenire per migliorare la cultura del lavoro e la sicurezza di un’occupazione stabile e gratificante?
«Il problema di trovare manodopera si riscontra nelle zone ad alto benessere come l'Europa. Paesi come la Francia, ad esempio, gestiscono l'ingresso di oltre 80.000 persone all'anno per il settore turistico tramite permessi stagionali. Questa è una forma di collaborazione internazionale positiva. Se un lavoratore ha la scelta tra non lavorare e lavorare in un impiego poco soddisfacente, tende a scegliere di non lavorare. Ma il mondo è pieno di persone che vogliono lavorare. Basta cercarle».
C'è una richiesta crescente da parte della vostra clientela per un turismo sempre più sostenibile. Come si sta attrezzando il settore e quali sono le difficoltà maggiori che incontrate?
«Tanto per iniziare, il settore segue le regole dettate dalla politica. Di norma, se si offre lo stesso prezzo, i consumatori sceglieranno il prodotto sostenibile. Se invece il prezzo è diverso, questo non accade. Tuttavia, gli investimenti che il settore sta facendo sono davvero impressionanti. Penso ai biofuel nel trasporto marittimo o alle ricerche sull'idrogeno. Il settore crocieristico, grazie alla sua grande capacità di spesa, ha spazio per molte innovazioni tecnologiche che costano moltissimo, ma che, nate nella cantieristica, vengono poi utilizzate in molte altre aree dell'ospitalità. È un grande volano di innovazione per tutto il turismo».
Giorgia Meloni, lunedì, ha è parlato dell'Italia come di una destinazione che sta recuperando posizioni. Dove possiamo migliorare?
«Prima di tutto, non si doveva arrivare al 2025 con le infrastrutture nelle condizioni attuali. Serve agire subito: non lasciare passare altro tempo. In generale, servono infrastrutture di qualità: aeroporti, autostrade, porti, terminal di transito. Pensiamo ai varchi: si deve passare al riconoscimento facciale per ridurre le file. Inoltre, l'ordine pubblico è fondamentale, e le attività commerciali devono essere agevolate anziché scoraggiate. Dobbiamo rendere più piacevole e più facile trascorrere un periodo in Italia. Ma se per raggiungere Milano dal sud della Francia oggi impiego un’ora e mezza in più rispetto a qualche anno fa, beh, c’è qualcosa che non funziona. Lo Stato può fare molto per agevolare e spingere il turismo anziché penalizzarlo». —
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